La crisi del progetto nazionale palestinese
Di Fayez Rasheed. Al-Quds al-Arabi (19/02/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen.
I
negoziati in Palestina sono giunti ad un punto morto. Ciò è dovuto al
fatto che ci sono attualmente due autorità in lotta tra di loro, su chi
dovrebbe rappresentare la chiave di volta capace di aprire la prigione a
cielo aperto in cui il suo popolo vive.
I fattori che però contribuiscono a questo stato
d’impasse sono molti e diversi. In primo luogo vi è il calo di supporto
che i vicini Paesi arabi stanno manifestando nei confronti della
questione palestinese. In seguito alla recente designazione delle
Brigate Al-Qassam come organizzazione terroristica da parte della corte
egiziana, ad esempio, i rapporti tra le autorità di Gaza e l’Egitto sono
piuttosto tesi. Oltre a tale aspetto, tanto l’Autorità Palestinese in
Cisgiordania quanto Hamas nella Striscia di Gaza sono entrambi colpiti
da una pesante crisi finanziaria, che devefare i conti anche con la
frustrazione diffusa tra il popolo palestinese, ormai esausto.
Trovandosi anche di fronte alla mancanza di un
accordo tra le forze nazionali e di sinistra per quanto riguarda la
promozione di un programma nazionale capace di unire tutti, e di fronte
alla necessità di rispondere alle pressioni americane sul raggiungimento
di un accordo con Israele, l’Autorità Palestinese si è distratta
dall’impegno di ottenere il riconoscimento di questo Stato, o potenziale
Stato, non ancora definito.
Ciò che è molto importante sottolineare è anche il
legame tra il progetto nazionale palestinese e la sua controparte araba,
poiché essi non possono essere concepiti separatamente. Mentre può
essere vero infatti che esiste un progetto nazionale palestinese
specifico, d’altra parte, è importante che i due progetti si supportino
l’un l’altro. Nell’affrontare le ragioni di questa crisi, è fin troppo
facile adottare la “teoria del complotto” e dare la colpa a tutti quando
anche i palestinesi stessi sono parte del problema.
La parte più importante è giocata dalla rilevanza del
passato palestinese e arabo. È legittimo quindi chiedersi: non abbiamo
forse bisogno di una riorganizzazione delle attuali fazioni palestinesi e
dei loro rapporti con le forze arabe? Non devono forse queste forze
rivedere i loro programmi e le loro risposte alle sfide della realtà?
Non hanno bisogno di programmi politici basati su un’analisi della
realtà sul terreno? Non hanno bisogno di un nuovo discorso politico?
Come se ciò non bastasse, nell’arena palestinese, si
sta ancora soffrendo per la mancanza di consenso per quanto riguarda
specifiche questioni, come quella del ripristino o la modifica dei
confini del 1967. Inoltre, ciò che manca è un adeguato punto di
riferimento per la lotta palestinese che, alla luce dello smantellamento
dell’OLP, sia in grado di portare avanti la necessità superiore di un
progetto nazionale senza cadere in facili partigianerie.
Ancora sotto gli effetti catastrofici degli accordi
di Oslo, soffriamo della ristrettezza mentale di coloro che credono in
una strategia di negoziati diplomatici come unica opzione per
ripristinare i diritti nazionali palestinesi, nonostante il fatto che i
negoziati si siano rivelati infruttuosi.
I fattori più importanti nella ricerca di una
soluzione attualmente possono essere: l’interagire in modo dinamico con
gli sviluppi quotidiani della crisi; l’analizzare la situazione
guardando al futuro, invece che agli incidenti passati; l’essere
innovativi nella ricerca di nuovi meccanismi e metodi di lotta pratica;
il conoscere il nemico e le sue variabili politiche, le sue
contraddizioni, i suoi limiti e fattori di forza, nonché il
raggiungimento di formule comuni e strategie di lotta.
Fayez Rasheed è giornalista per il quotidiano panarabo Al-Quds al-Arabi.
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