La chiave che è il Regno saudita
La chiave che è il Regno saudita
Di David Swanson
7 febbraio 2015
Una chiave per rispondere a quella domanda piuttosto enorme forse sta nei segreti che il governo degli Stati Uniti mantiene riguardo all’Arabia Saudita.
Alcuni hanno sostenuto per molto tempo che quello che l’11 settembre è sembrato un crimine, in realtà era un’azione bellica che aveva bisogno della reazione che ha portato violenza a un’intera regione e fino a oggi ci sono soldati statunitensi che uccidono e che muoiono in Afghanistan e in Iraq.
Non si sarebbero invece potute usare la diplomazia e la norma giuridica? I sospetti non si potevano processare? Il terrorismo poteva essere ridotto invece che incrementato? L’argomento per queste probabilità è rafforzato dal fatto che gli Stati Uniti non hanno scelto di attaccare l’Arabia Saudita, il cui governo è probabilmente il massimo autore di decapitazioni e il massimo finanziatore della violenza.
Ma che cosa ha a che fare l’Arabia Saudita con l’11 settembre? Ebbene, qualsiasi resoconto sui dirottatori considera che la maggior parte di loro erano sauditi. E ci sono 28 pagine di un rapporto della Commissione che il presidente George W. Bush ha ordinato che fossero secretate 13 anni fa.
L’ex presidente del Comitato di intelligence del senato, Bob Graham chiama l’Arabia Saudita “cospiratore nell’11 settembre,” e insiste che le 28 pagine appoggiano quella dichiarazione e che dovrebbero essere rese pubbliche.
Philip Zelikow, presidente della Commissione per l’11 settembre, ha fatto notare la “probabilità che organizzazioni benefiche con significativo appoggio del governo saudita avessero dirottato fondi verso Al Qaida.”
Zacarias Moussaoui, ex membro di Al Qaida, ha dichiarato che preminenti membri della famiglia reale saudita sono stati importanti benefattori di Al Qaida alla fine degli anni ’90 e che egli stesso aveva discusso un piano per abbattere l’Air Force One (l’aereo presidenziale, n.d.t.) usando un missile Stinger insieme a un membro del personale all’Ambasciata degli Stati Uniti a Washington.
Tra benefattori di Al Qaida, secondo Moussaoui, c’erano il Principe e Turki al-Faisal, allora capo dell’intelligence saudita, il principe Bandar Bin Sultan che è stato per lungo tempo ambasciatore saudita negli Stati Uniti, il Principe al-Waleed bin Talal, preminente investitore miliardario, e molti dei principali ecclesiastici del paese.
Bombardare e invadere l’Iraq è stata una politica orribile. Appoggiare e armare l’Arabia Saudita è una politica orribile. Confermare il ruolo dell’Arabia Saudita nel finanziare Al Qaida non dovrebbe diventare una scusa per bombardare l’Arabia Saudita (cosa che non c’è pericolo avvenga) o per intolleranza verso gli americani di origine saudita (per questo non c’è nessuna giustificazione).
Invece, confermare che il governo saudita ha permesso e molto probabilmente ha partecipato a convogliare denaro ad Al Qaida dovrebbe far aprire gli occhi a tutti riguardo al fatto che le guerre sono facoltative, non necessarie. Potrebbe anche aiutarci a dubitare della pressione saudita sul governo degli Stati Uniti per attaccare nuovi paesi: la Siria e l’Iran. E potrebbe aumentare l’appoggio per sospendere il flusso delle armi statunitensi all’Arabia Saudita – un governo che non è certo secondo all’ISIS in quanto a brutalità.
Ho spesso sentito dire che se si potesse veramente provare che in realtà non c’era nessun dirottatore l’11 settembre, tutto il sostegno alla guerra svanirebbe. Uno dei molti ostacoli che non riesco a superare per arrivare a quella posizione è questo: perché ci si inventerebbero dei dirottatori per giustificare una guerra all’Iraq ma si
considererebbe che i dirottatori erano quasi tutti sauditi?
Tuttavia penso che ci sia una variante che funziona. Se si potesse provare che l’Arabia Saudita aveva a che fare con l’11 settembre più che l’Afghanistan (che ha avuto pochissimo a che fare con quell’avvenimento) o l’Iraq (che non ha avuto nulla a che fare con l’11 settembre), allora si potrebbe far notare l’incredibile ma reale moderazione del governo degli Stati Uniti quando sceglie la pace con l’Arabia Saudita. Allora diventerebbe ovvio un punto fondamentale: la guerra non è un qualcosa alla quale sono costretti gli Stati Uniti, ma qualcosa che scelgono.
Questa è la chiave, perché se possono scegliere di fare guerra all’Iran o alla Siria o alla Russia, possono anche scegliere la pace.
Nella foto: George W. Bush con il re saudita Abdullah.
David Swanson è scrittore, attivista, giornalista, e conduttore radiofonico. E’ direttore di WorldBeyondWar. E coordina campagne per RootsAction.org. Tra i libri di Swanson c’è War Is A Lie [La guerra è una bugia]. I suoi siti di blog sono http://davidswanson.org e http://WarIsACrime.org. Conduce Talk Nation Radio.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://zcomm.org/znet/article/the-key-that-is-the-saudi-kingdom
Originale : Warisacrime.org
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0
Di David Swanson
7 febbraio 2015
Una chiave per rispondere a quella domanda piuttosto enorme forse sta nei segreti che il governo degli Stati Uniti mantiene riguardo all’Arabia Saudita.
Alcuni hanno sostenuto per molto tempo che quello che l’11 settembre è sembrato un crimine, in realtà era un’azione bellica che aveva bisogno della reazione che ha portato violenza a un’intera regione e fino a oggi ci sono soldati statunitensi che uccidono e che muoiono in Afghanistan e in Iraq.
Non si sarebbero invece potute usare la diplomazia e la norma giuridica? I sospetti non si potevano processare? Il terrorismo poteva essere ridotto invece che incrementato? L’argomento per queste probabilità è rafforzato dal fatto che gli Stati Uniti non hanno scelto di attaccare l’Arabia Saudita, il cui governo è probabilmente il massimo autore di decapitazioni e il massimo finanziatore della violenza.
Ma che cosa ha a che fare l’Arabia Saudita con l’11 settembre? Ebbene, qualsiasi resoconto sui dirottatori considera che la maggior parte di loro erano sauditi. E ci sono 28 pagine di un rapporto della Commissione che il presidente George W. Bush ha ordinato che fossero secretate 13 anni fa.
L’ex presidente del Comitato di intelligence del senato, Bob Graham chiama l’Arabia Saudita “cospiratore nell’11 settembre,” e insiste che le 28 pagine appoggiano quella dichiarazione e che dovrebbero essere rese pubbliche.
Philip Zelikow, presidente della Commissione per l’11 settembre, ha fatto notare la “probabilità che organizzazioni benefiche con significativo appoggio del governo saudita avessero dirottato fondi verso Al Qaida.”
Zacarias Moussaoui, ex membro di Al Qaida, ha dichiarato che preminenti membri della famiglia reale saudita sono stati importanti benefattori di Al Qaida alla fine degli anni ’90 e che egli stesso aveva discusso un piano per abbattere l’Air Force One (l’aereo presidenziale, n.d.t.) usando un missile Stinger insieme a un membro del personale all’Ambasciata degli Stati Uniti a Washington.
Tra benefattori di Al Qaida, secondo Moussaoui, c’erano il Principe e Turki al-Faisal, allora capo dell’intelligence saudita, il principe Bandar Bin Sultan che è stato per lungo tempo ambasciatore saudita negli Stati Uniti, il Principe al-Waleed bin Talal, preminente investitore miliardario, e molti dei principali ecclesiastici del paese.
Bombardare e invadere l’Iraq è stata una politica orribile. Appoggiare e armare l’Arabia Saudita è una politica orribile. Confermare il ruolo dell’Arabia Saudita nel finanziare Al Qaida non dovrebbe diventare una scusa per bombardare l’Arabia Saudita (cosa che non c’è pericolo avvenga) o per intolleranza verso gli americani di origine saudita (per questo non c’è nessuna giustificazione).
Invece, confermare che il governo saudita ha permesso e molto probabilmente ha partecipato a convogliare denaro ad Al Qaida dovrebbe far aprire gli occhi a tutti riguardo al fatto che le guerre sono facoltative, non necessarie. Potrebbe anche aiutarci a dubitare della pressione saudita sul governo degli Stati Uniti per attaccare nuovi paesi: la Siria e l’Iran. E potrebbe aumentare l’appoggio per sospendere il flusso delle armi statunitensi all’Arabia Saudita – un governo che non è certo secondo all’ISIS in quanto a brutalità.
Ho spesso sentito dire che se si potesse veramente provare che in realtà non c’era nessun dirottatore l’11 settembre, tutto il sostegno alla guerra svanirebbe. Uno dei molti ostacoli che non riesco a superare per arrivare a quella posizione è questo: perché ci si inventerebbero dei dirottatori per giustificare una guerra all’Iraq ma si
considererebbe che i dirottatori erano quasi tutti sauditi?
Tuttavia penso che ci sia una variante che funziona. Se si potesse provare che l’Arabia Saudita aveva a che fare con l’11 settembre più che l’Afghanistan (che ha avuto pochissimo a che fare con quell’avvenimento) o l’Iraq (che non ha avuto nulla a che fare con l’11 settembre), allora si potrebbe far notare l’incredibile ma reale moderazione del governo degli Stati Uniti quando sceglie la pace con l’Arabia Saudita. Allora diventerebbe ovvio un punto fondamentale: la guerra non è un qualcosa alla quale sono costretti gli Stati Uniti, ma qualcosa che scelgono.
Questa è la chiave, perché se possono scegliere di fare guerra all’Iran o alla Siria o alla Russia, possono anche scegliere la pace.
Nella foto: George W. Bush con il re saudita Abdullah.
David Swanson è scrittore, attivista, giornalista, e conduttore radiofonico. E’ direttore di WorldBeyondWar. E coordina campagne per RootsAction.org. Tra i libri di Swanson c’è War Is A Lie [La guerra è una bugia]. I suoi siti di blog sono http://davidswanson.org e http://WarIsACrime.org. Conduce Talk Nation Radio.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://zcomm.org/znet/article/the-key-that-is-the-saudi-kingdom
Originale : Warisacrime.org
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0
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