A Gaza, la piccola comunità nella pace del presepe

21122014-DSC04645GAZA – Domenica 21 dicembre 2014, il Patriarca ha visitato la parrocchia di Gaza per rivolgere direttamente alla piccola comunità cattolica gli auguri di Natale. Una visita impreziosita quest’anno dal canto e dal presepe vivente: due testimonianze di vita e di speranza per le famiglie che assaporano la pace del Natale, sei mesi dopo una guerra estenuante.
Proprio fuori dal valico di frontiera, sotto la pioggia, un comitato di benvenuto ha accolto il Patriarca mons. Fouad Twal e tutta la sua delegazione. La Messa è cominciata subito nella chiesa parrocchiale, che si andava riempendo, man mano che appariva il sole.
Dopo la Messa e dopo l’inaugurazione di una scuola di musica finanziata dalla Caritas e pensata in collaborazione con p. Jorge (vedi l’articolo su questo evento), mons. Twal ha avuto il tempo di salutare i numerosi parrocchiani giunti con i loro bambini. Accolto come un padre venuto a confortare i suoi figli, il Patriarca si è lasciato trascinare ed interrogare dai più giovani ai più anziani, riconoscenti per l’importante sostegno spirituale e materiale del Patriarcato latino. Un giovane vestito da Babbo Natale si è affrettato a prendere il suo posto in un angolo del cortile della Parrocchia, per accogliere i bambini desiderosi di una foto, mentre gli scout servivano il caffè, e le suore tornavano al loro servizio dai bambini disabili e abbandonati.
Il presepe vivente
In un altro angolo, dalla parte del teatro, l’atmosfera si fa tesa: i bambini della parrocchia insieme ai genitori hanno preparato, per il Patriarca, un presepe vivente. Sono state necessarie settimane di lavoro paziente e coraggioso da parte dei genitori e dei figli per costruire lo spettacolo. Ora ogni dettaglio è pronto per la presentazione. Inizia la musica. I genitori guardano con affetto i loro bambini che ricordano il mistero della Natività seguendo la voce di un narratore. Anche i costumi sono stati pensati con cura e bene realizzati: i piccoli abiti da beduini, le ali degli angeli, le corone dei Magi. Nulla è stato trascurato…, nemmeno il piccolo bambino, scelto fra la comunità, che sgambettava come Gesù 2000 anni fa.
Il primo spettatore, mons. Twal rivive il momento: «Sentivo che tutto era piccolo: il pubblico, alcuni scout, i pochi giovani. Ma era come il Natale: semplice, piccolo, povero e molto felice».
Finito lo spettacolo, il momento delle foto ricordo. I genitori vogliono immortalare quel momento con i loro figli. Tutti sono sorridenti perché vivono un momento di gioia e di pace in comunità. Questi momenti sono rari, e tutti ne approfittano, ivi compreso il Patriarca che viene abbracciato da una piccola bambina vestita da angelo: «Questa festa è un supplemento di gioia per l’anima – ha aggiunto - tra le proteste della violenza e la sofferenza».
Questa sofferenza, a sei mesi dalla guerra, è ancora presente. La distruzione diffusa, la scarsità di energia e l’umidità rendono la vita degli abitanti di Gaza assai difficile. Allora, la parrocchia è un rifugio, come la stalla di Betlemme che è stata in grado di far nascere un bambino. È da quella stalla che il mondo ha ricevuto la gioia della speranza. È dalla parrocchia di Gaza in festa che questa speranza può rinascere.
Pierre Loup de Raucourt
Foto di Pierre Loup de Raucourt e Andres Bergamini


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