A Gaza, la piccola comunità nella pace del presepe
Proprio fuori dal valico di frontiera, sotto la pioggia, un comitato di benvenuto ha accolto il Patriarca mons. Fouad Twal e tutta la sua delegazione. La Messa è cominciata subito nella chiesa parrocchiale, che si andava riempendo, man mano che appariva il sole.
Dopo la Messa e dopo l’inaugurazione di una scuola di musica finanziata dalla Caritas e pensata in collaborazione con p. Jorge (vedi l’articolo su questo evento), mons. Twal ha avuto il tempo di salutare i numerosi parrocchiani giunti con i loro bambini. Accolto come un padre venuto a confortare i suoi figli, il Patriarca si è lasciato trascinare ed interrogare dai più giovani ai più anziani, riconoscenti per l’importante sostegno spirituale e materiale del Patriarcato latino. Un giovane vestito da Babbo Natale si è affrettato a prendere il suo posto in un angolo del cortile della Parrocchia, per accogliere i bambini desiderosi di una foto, mentre gli scout servivano il caffè, e le suore tornavano al loro servizio dai bambini disabili e abbandonati.
Il presepe vivente
In un altro angolo, dalla parte del teatro, l’atmosfera si fa tesa: i bambini della parrocchia insieme ai genitori hanno preparato, per il Patriarca, un presepe vivente. Sono state necessarie settimane di lavoro paziente e coraggioso da parte dei genitori e dei figli per costruire lo spettacolo. Ora ogni dettaglio è pronto per la presentazione. Inizia la musica. I genitori guardano con affetto i loro bambini che ricordano il mistero della Natività seguendo la voce di un narratore. Anche i costumi sono stati pensati con cura e bene realizzati: i piccoli abiti da beduini, le ali degli angeli, le corone dei Magi. Nulla è stato trascurato…, nemmeno il piccolo bambino, scelto fra la comunità, che sgambettava come Gesù 2000 anni fa.
Il primo spettatore, mons. Twal rivive il momento: «Sentivo che tutto era piccolo: il pubblico, alcuni scout, i pochi giovani. Ma era come il Natale: semplice, piccolo, povero e molto felice».
Finito lo spettacolo, il momento delle foto ricordo. I genitori vogliono immortalare quel momento con i loro figli. Tutti sono sorridenti perché vivono un momento di gioia e di pace in comunità. Questi momenti sono rari, e tutti ne approfittano, ivi compreso il Patriarca che viene abbracciato da una piccola bambina vestita da angelo: «Questa festa è un supplemento di gioia per l’anima – ha aggiunto - tra le proteste della violenza e la sofferenza».
Questa sofferenza, a sei mesi dalla guerra, è ancora presente. La distruzione diffusa, la scarsità di energia e l’umidità rendono la vita degli abitanti di Gaza assai difficile. Allora, la parrocchia è un rifugio, come la stalla di Betlemme che è stata in grado di far nascere un bambino. È da quella stalla che il mondo ha ricevuto la gioia della speranza. È dalla parrocchia di Gaza in festa che questa speranza può rinascere.
Pierre Loup de Raucourt
Foto di Pierre Loup de Raucourt e Andres Bergamini
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