GAZA. Uccisi tre leader di Hamas, oltre 2.040 vittime in un mese

(Foto: Said Khatib/AFP/Getty Images)



ore 19.30 – 82 RAZZI LANCIATI OGGI SU ISRAELE, MA SECONDO L’ESERCITO L’ARSENALE DI HAMAS E’ QUASI ESAURITO
Oggi sarebbero stati lanciati verso il territorio israeliano 82 razzi. Secondo l’esercito israeliano, però, l’arsenale di Hamas sarebbe prossimo all’esaurimento (ne resterebbe il 25%), per questo i missili lanciati in questi due giorni avrebbero raggiunto solo le città al confine con Gaza: al movimento islamista, dice l’esercito, restano solo missili di medio raggio.
Venticinque i morti palestinesi oggi, a causa dei bombardamenti israeliani sulla Striscia.
ore 15.30 – ABBAS IN QATAR INCONTRA MESHAAL. ISRAELE RICHIAMA 10MILA RISERVISTI
L’incontro tra il presidente dell’ANP Abbas e il leader dell’ufficio politico di Hamas Meshaal è stato “positivo”, dicono fonti palestinesi presenti in Qatar al meeting a cui ha partecipato anche l’emiro Tamim bin Hamad al Thani. Oggi pomeriggio i due si incontreranno di nuovo.
Il consiglio dei ministri israeliano, intanto, ha approvato la chiamata di altri 10mila riservisti.
ore 12.15 – COLPITO CIMITERO: 4 UCCISI MENTRE SEPPELLIVANO I PARENTI
Le forze israeliane hanno colpito stamattina un cimitero nel distretto di Sheikh al-Radwan district, uccidendo quattro persone: Muhammad Talal Abu Nahl, Rami Abu Nahl, Haitham Tafesh e Abed Talal Shuweikh. I loro corpi sono stati portati all’ospedale Shifa di Gaza City.
Sono stati colpiti mentre seppellivano dei familiari, uccisi la notte prima dai raid israeliani.
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La giornata di ieri, mercoledì 20 agosto
dalla redazione
Gerusalemme, 21 agosto 2014, Nena News – Ormai Margine Protettivo è tornata nel vivo, a due giorni dal fallimento del cessate il fuoco mediato dall’Egitto. Razzi verso Israele, bombe contro la stremata popolazione gazawi. Il timore ora è che il conflitto si faccia quasi latente: meno devastante del mese scorso, a bassa intensità ma continuo, impedendo alla Striscia di avviare la ricostruzione e di tornare a vivere una vita “normale”.
Lo scontro si fa sempre più diretto tra Hamas e Israele: dopo aver tentato di far saltare in aria Mohammed Deif, leader del braccio armato del movimento islamico, le Brigate al Qassam, (finendo per uccidere invece la figlioletta e la moglie), Tel Aviv la notte scorsa ha preso di mira tre comandanti di alto livello in bombardamenti a Rafah, nel quartiere di al-Sultan, uccidendoli. Si tratta di Muhammad Abu Shammala, Raed al-Attar e Muhammad Barhoum.
Abu Shammala, 40 anni, era comandante generale delle Brigate al Qassam a sud della Striscia, al-Attar (40 anni) del distretto di Rafah. Entrambi erano nella lista nera israeliana, accusati di aver pianificato il rapimento del soldato Shalit nel 2006. Si sta ancora cercando tra le macerie il corpo di Barhoum. Secondo i servizi segreti israeliani, Abu Shammala è stato coinvolto nell’infiltrazione in territorio israeliano via tunnel dello scorso 17 luglio, quando 13 miliziani sono riusciti a oltrepassare il confine. Agli omicidi mirati dei tre leader Hamas risponde con durezza, promettendo a Israele di far “pagare un prezzo alto per l’assassinio dei comandanti delle Al Qassam”: “I crimini israeliani non distruggeranno la determinazione palestinese – ha detto il portavoce Sami Abu Zuhri – Non renderanno la resistenza debole”.
Nell’attacco contro i tre leader sono stati uccisi anche cinque civili, almeno 40 i feriti: Hasan Hussein Younis, 75 anni, sua moglie Amal Ibrahim Younis, il 17enne Ahmad Nasser Killab, Nathira Killab e Aysha Atiyyeh. Due morti anche al campo profughi di Nuseirat, colpiti mentre guidavano una moto: Jumaa Matar, 27 anni, e Omar Abu Nada, 22. A Beit Lahiya uccisi un bambino di 13 anni e un uomo. Ha ormai superato quota 2.040 morti il bilancio dell’operazione Margine Protettivo, ripresa martedì sera dopo l’ennesimo fallimento al tavolo dei negoziati. A ieri sera erano almeno 22 le vittime dalla fine del cessate il fuoco, 10.200 i feriti in oltre un mese di attacco.
Negoziati a cui ancora qualcuno tenta di aggrapparsi: il segretario di Stato Usa Kerry è ancora in diretto contatto con Turchia e Qatar, paesi considerati sponsor di Hamas, per rinnovare la tregua tra Israele e movimento islamista. Israele aveva rifiutato di avere al tavolo Ankara e Doha proprio per la vicinanza ad Hamas, preferendo ovviamente l’Egitto, acerrimo nemico del movimento palestinese. Ma importa poco a chi ci si rivolge in qualità di mediatore: fino a quando Israele non accetterà nessuna delle condizioni poste dalle fazioni palestinesi, che chiedono l’ovvia fine dell’assedio di Gaza e dei suoi quasi due milioni di abitanti, un accordo non sarà mai raggiunto. Nena News

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