Gaza Aggiornamento 5-6 agosto 2014
Egitto team
di negoziatori palestinesi e israeliani: i primi chiedono la fine dell’assedio,
i secondi la smilitarizzazione della Striscia in cambio della
ricostruzione.
Una famiglia
di sfollati torna a Beit Hanun (Foto: Finbarr O’Reilly/Reuters)
AGGIORNAMENTI:
ore 23.15 –
ISRAELE: SI’ AD ALLUNGAMENTO TREGUA. HAMAS: NO SENZA ACCETTAZIONE DELLE NOSTRE
CONDIZIONI
Israele ha
accettato l’estensione della tregua di 72 ore cominciata martedì mattina e che
dovrebbe terminare venerdì mattina. Il leader di Hamas Abu Marzouk ha detto che
il movimento islamista riprenderà a lanciare missili alle 8 di venerdì mattina
con l’intenzione di fare pressioni per l’accettazione delle condizioni
presentate dalla delegazione palestinese.
ore 20.15 –
LIEBERMAN CONTRO LE NAZIONI UNITE
Il ministro
degli Esteri Lieberman ha duramente accusato oggi le Nazioni Unite di non aver
saputo fare il proprio lavoro a Gaza: “L’Onu dovrebbe organizzare una forza
internazionale per rimuovere il governo del terrore di Hamas e non aspettare
che lo faccia Israele”. Ha poi aggiunto che, prima di accusare Israele di
“attaccare le strutture dell’Onu mentre tenta di proteggersi”, il Palazzo di
Vetro dovrebbe rendere i suoi rifugi posti più sicuri perché “non diventino
magazzini per i missili”.
ore 17.15 –
LA DELEGAZIONE ISRAELIANA E’ PARTITA ORA
La
delegazione di negoziatori israeliana è partita da poco per Il Cairo,
contrariamente a quanto riportato in precedenza. Secondo i media, la
delegazione era arrivata già ieri, ma fonti governative hanno corretto la
notizia. Il team è guidato da Amos Gilad, funzionario del Ministero della
Difesa. Prima di tutto, in Egitto si discuterà dell’estensione della tregua –
che dovrebbe durare fino a venerdì mattina – di altre 48-72 ore.
ore 16.20 –
LA TREGUA SARA’ ESTESA
Secondo
Channel 2, la tregua di 72 ore sarà estesa: le parti avrebbero trovato un
accordo sull’estensione del cessate il fuoco. A breve l’annuncio ufficiale.
ore 14.45 –
ISRAELE MANDA A CASA 30MILA RISERVISTI. LEADER ARABI IN VISITA A GAZA IN VISTA
DELLA RICOSTRUZIONE
Una
delegazione di ministri degli Esteri dei Paesi arabi, tra cui Egitto e
Giordania, faranno presto visita a Gaza, ha detto il capo della Lega Araba
Nabilal-Arabi, per mostrare sostegno alla popolazione. Analizzeranno anche la
situazione e i bisogni legati alla ricostruzione, ha aggiunto. Un affare da
milioni di dollari che in pochi vorranno farsi scappare.
Intanto
l’esercito israeliano rimanda a casa 30mila degli 80mila riservisti dispiegati
per l’operazione. Lungo il confine con Gaza, restano circa 50mila truppe.
ore 14.00 –
134 FABBRICHE DISTRUTTE, ECONOMIA DI GAZA AL COLLASSO
La già
debolissima economia della Striscia, soffocata da un embargo lungo 7 anni, ha
subito ulteriori drammatiche perdite: secondo l’unione industriale palestinese,
sono almeno 134 le fabbriche distrutte durante l’operazione israeliana Margine
Protettivo, per una perdita totale di almeno 70 milioni di dollari, dovuto allo
stop della produzione per un mese e alla demolizione delle strutture. Oltre
30mila persone hanno perso il lavoro: “La macchina da guerra israeliana ha
deliberatamente distrutto l’infrastruttura dell’economia nazionale palestinese
prendendo di mira le fabbriche che non rappresentavano alcuna minaccia alla
sicurezza dell’occupante”, scrive in un comunicato l’unione ricordando come
anche le precedenti offensive nel 2008-2009 e nel 2012 avessero messo in
ginocchio la struttura produttiva gazawi.
ore 12.00 –
ISRAELE HA DISTRUTTO DUE TERZI DEI MISSILI DELLE FAZIONI PALESTINESI, DICE
L’ESERCITO
Secondo
l’esercito israeliano, che ieri ha ritirato le truppe dalla Striscia,
l’obiettivo della missione è stato archiviato con la distruzione dei tunnel
costruiti da Hamas. Fonti militari parlano di 900 miliziani uccisi e due terzi
dei 10mila razzi in mano alle fazioni palestinesi distrutto: sarebbero circa
3.300 quelli ancora in mano ai miliziani.
ore 11.50 –
UNRWA: 270MILA SFOLLATI NEI RIFUGI ONU, 520MILA IN TOTALE (IL 29% DELLA
POPOLAZIONE)
Sono 520mila
(il 29% della popolazione di Gaza) le persone sfollate a causa dell’attacco
israeliano. Di queste, 270mila hanno trovato rifugio nelle sedi Onu, ma la
situazione è drammatica. In tutta la Striscia manca l’acqua e i residenti hanno
solo 2 o 3 ore di elettricità al giorno. Le pompe delle fognature non
funzionano e il cibo marcisce: il timore del diffondersi di malattie è sempre
più elevato.
“Cercheremo
di seguire non solo i bisogni di coloro che stanno nelle nostre scuole, ma
anche degli sfollati che stanno tornando nelle loro case e si troveranno in
condizioni difficili”, ha detto Pierre Krahenbuhl, commissario generale
dell’UNRWA, agenzia Onu per i rifugiati palestinesi.
ore 11.30 –
ISRAELE NON COOPERERA’ CON LE INDAGINI DELL’ONU SUI CRIMINI DI GUERRA
Il ministero
degli Esteri israeliano ha fatto sapere che il governo di Tel Aviv non dovrebbe
cooperare con il Consiglio Onu per i Diritti Umani, che ha aperto una
commissione d’inchiesta per indagare eventuali crimini israeliani nella
Striscia di Gaza: “Il comitato creato dal Consiglio scriverà un rapporto, ma se
sarà formato sulla base di una maggioranza anti-israeliana, dovremo chiedere se
Israele dovrà cooperare. Non abbiamo cooperato con il rapporto Goldstone [dopo
Piombo Fuso] che poi è scomparso”.
ore 10.30 –
A GAZA RIAPRONO I NEGOZI, LA GENTE VA ALLA RICERCA DELLE PROPRIE CASE
Nel secondo
giorno di tregua, la popolazione di Gaza esce dai rifugi improvvisati. I negozi
stanno riaprendo, i bambini tornano in strada a giocare. Molti vanno alla
ricerca delle proprie abitazioni, per verificare i danni, in mezzo alle macerie
e ad una devastazione difficilmente immaginabile. Nella foto, scattata dal
giornalista della CNN, John Vaus, si vedono alcuni bambini in spiaggia.
ore 10.15 –
HAMAS: “ISRAELE NON HA ANCORA RISPOSTO ALLE NOSTRE RICHIESTE”
Izzat
Rishak, membro dell’ufficio politico di Hamas, ha detto che il movimento
islamista “non ha ancora ricevuto nessuna risposta ufficiale da Israele in
merito alle richieste presentate con gli egiziani”.
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dalla
redazione
Gerusalemme,
6 agosto 2014 – Secondo
giorno di tregua, dei tre previsti dall’accordo stipulato al Cairo tra la
delegazione palestinese e Israele. E mentre proseguono gli sforzi per allungare
di altri due giorni il cessate il fuoco, si contano i danni subiti dalla
Striscia in quasi un mese di offensiva militare, la più dura di sempre. Oltre
10mila case, uffici governativi, scuole, moschee, università distrutti. Una
montagna di macerie mai vista prima, interi quartieri rasi al suolo che gli
stessi residenti non riconoscono più. Oltre 1.875 morti e tanti altri
ancora sotto le rovine delle case di Gaza, quasi 10mila feriti e danni quantificabili
– dice il vice ministro dell’Economia – in almeno 6 milioni di dollari.
Ieri nel
primo giorno di calma, sono tre i palestinesi morti per le ferite riportate nei
giorni precedenti: Fayiz Ismail Abu Hammad, 34 anni, colpito a Khan Younis;
Salah Ahmad al-Ghouti, 22 anni, ferito a Rafah; e il 12enne Nidal Raed Eleiwa,
anche lui colpito a Rafah.
Ieri il team
di negoziatori israeliani (che non parlerà direttamente alla delegazione
palestinese, ma lo farà tramite la mediazione egiziana) ha ripetuto la propria
richiesta: sì alla ricostruzione della Striscia ma solo in cambio del
disarmo dei gruppi armati palestinesi. Ofer Gendelman, uno dei tre
rappresentanti israeliani in Egitto, ha detto che Israele – che ieri ha
ritirato le truppe da Gaza – è interessato ad un cessate il fuoco duraturo ma
che questo dipenderà dal rispetto di Hamas per le 72 ore di tregua. Alle
richieste israeliane si contrappongono quelle palestinesi, portate avanti dai
mediatori egiziani: ritiro delle truppe israeliane, apertura dei confini e fine
dell’embargo contro la Striscia, rilascio dei prigionieri e diritto dei
pescatori ad utilizzare 12 miglia nautiche dalla costa di Gaza.
L’Egitto,
secondo i media israeliani, starebbe facendo pressioni su Israele perché
accetti l’Autorità Palestinese come responsabile della ricostruzione di Gaza. Un
passaggio che sottintende che l’amministrazione della Striscia passi
direttamente al governo di Ramallah, e indirettamente un allontanamento di
Hamas dall’enclave, seppure il governo di unità nazionale con Fatah sia
ancora ufficialmente in piedi.
Restano in
un angolo gli Stati Uniti. Il segretario di Stato Usa Kerry, dopo aver proposto
una tregua nelle scorse settimane e essere stato imbarazzato dal governo
israeliano che ha rifiutato all’ultimo momento e dalla sua stessa
amministrazione, ha detto che non volerà al Cairo per i negoziati. Da
Washington si è limitato a dire che l’attuale cessate il fuoco deve essere
precursore di più “ampi” negoziati per una soluzione a due Stati tra Israele e
Palestina, obiettivo a cui ha lavorato nel corso dell’ultimo anno senza
alcun successo: “Dobbiamo cominciare a rendere la vita dei palestinesi migliore
– ha detto Kerry – Aprire i confini per far entrare cibo e ricostruire, per
avere più libertà. Questo deve arrivare con una maggiore responsabilità verso
Israele, ovvero abbandonare i missili”. Nena
ACCETTAZIONE DELLE NOSTRE CONDIZIONI
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