Gaza : aggiornamenti 24-23-22-21 agosto 2014




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dalla redazione
Gerusalemme, 24 agosto 2014, Nena News – Giorno numero 48. L’offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza prosegue a minore intensità delle settimane tragiche di luglio, ma continua a uccidere, senza sosta: nella notte sono morti due palestinesi nel bombardamento della torre Fayrouz di Gaza City (si tratta di Badr Hashim Abu Mnih e Yahya Abu al-Omareen, entrambi sui 20 anni), decine i feriti. Il numero delle vittime è salito a 2.105, 10.550 i feriti.
Colpito anche il più grande centro commerciale della città di Rafah, a sud, completamente distrutto. Raid contro la casa della famiglia al-Ghulayni, a ovest, contro il quartiere al-Barka a Deir al-Balah e contro il campo profughi Al Maghazi, dove una casa è stata completamente distrutta, e contro un centro sportivo a Beit Lahiya. A Rafah distrutti gli uffici del Ministero degli Interni, un edificio di sette piani, il palazzo Zourab: nell’attacco sono stati danneggiati anche i negozi e le case vicini.
Uno degli edifici di Rafah distrutto ieri
Alle bombe israeliane dalla Striscia rispondono le fazioni palestinesi che non hanno mai smesso di lanciare missili verso il territorio israeliano, un centinaio quelli caduti ieri. Stamattina all’alba razzi sono però arrivati anche da nord, da Siria e Libano. I cinque lanciati dal territorio siriano, sono caduti nell’Alture del Golan occupato, quello sparato dal Libano in alta Galilea: nessun ferito, nessun danneggiamento. Immediati gli elicotteri militari israeliani si sono alzati in volo al confine, ma per ora nessuno ha rivendicato il lancio di razzi.
Sul piano diplomatico, il presidente dell’Anp Abbas balla da solo e continua a parlare di un ritorno a negoziati che non esiste. Ieri Abbas ha incontrato al Cairo il presidente egiziano Al-Sisi per premere verso la tregua: “Quello che ci interessa ora è porre fine al bagno di sangue. Appena il cessate il fuoco entrerà in vigore, le due parti potranno sedersi e discutere”. Non è chiaro discutere di cosa: israeliani e palestinesi hanno discusso per nove giorni senza accordarsi nemmeno sul più insignificante dei punti e non lo faranno ora.
Inutili le visite di Abbas prima a Doha e ora al Cairo. Il presidente dell’Anp non nasconde il fastidio per l’atteggiamento di Hamas: voci interne parlano di un Abbas particolarmente arrabbiato per il continuo lancio di razzi verso Israele, che secondo Ramallah sarebbe solo controproducente. Per ora Hamas risponde come al solito: “Ogni proposta che ci verrà fatta – ha detto il portavoce Abu Zuhri – sarà discussa”.
Da parte sua il premier israeliano Netanyahu – che in patria aveva ricevuto non poche critiche per essersi seduto al tavolo del negoziato con Hamas – non molla, e non lo farà soprattutto dopo la morte del bambino di 4 anni, venerdì scorso. In apertura del meeting del gabinetto di sicurezza, questa  mattina, il premier ha promesso che Margine Protettivo proseguirà fino a quando non sarà riportata la calma: “Chiedo ai residenti di Gaza di lasciare i luoghi nei quali Hamas conduce le proprie attività terroristiche – ha detto Netanyahu – Ogni posto così per noi è un target. Abbiamo visto nei giorni recenti che non c’è e non ci sarà nessuna immunità per chi spara contro i cittadini di Israele”. “Molti paesi nella regione e in Occidente – ha aggiunto – stanno cominciando a capire che questo è un fronte unico perché Hamas è l’Isil e l’Isil è Hamas. Si comportano nello stesso modo, sono nati dallo stesso albero avvelenato”.
Una dichiarazione di guerra contro tutta la Striscia, vista l’impossibilità per i residenti a cui Netanyahu si appella di trovare rifugio in alcun luogo: a Gaza non esistono posti sicuri, lo aveva ripetuto anche l’Onu. Non sono sicuri gli ospedali, non sono sicure le scuole, non sono sicuri i rifugi delle Nazioni Unite.
Cisgiordania e Gerusalemme
E mentre in Cisgiordania i bambini si preparano a tornare a scuola, sapendo che i loro fratelli gazawi di scuole non ne hanno più, distrutte o occupate dagli sfollati, proseguono le notti di scontri. Ieri sera un giovane palestinese del campo profughi di Shuafat a Gerusalemme Est è stato centrato da due proiettili sparati dalla polizia israeliana: Yahya Alqam, 20 anni, è stato colpito all’addome due volte, vicino alla colonia di Pisgat Zeev. Secondo testimoni, la polizia ha aperto il fuoco contro le case palestinesi in risposta a degli spari partiti dal campo. Ora Alqam è in terapia intensiva all’ospedale Hadassah.
Notte di arresti in Cisgiordania dove cinque palestinesi sono stati presi dalle forze militari israeliane a Nablus e Betlemme. A Nablus, durante un raid al campo profughi di Balata sono stati catturati Mahmoud Shteii e Rami Murshid; una terza persona è stata arrestata ad un checkpoint volante fuori Nablus; a Betlemme arrestato Wajih Abd al-Fattah Awawad e a Beit Fajar preso Musab Muhammad Jarad Thawabtah. Nena News
 Gerusalemme Est, 5 arresti in Cisgiordania.

 
23 agosto
 
 
1
23 ago 2014
by Redazione
Undici raid israeliani nella notte: uccisi i 5 membri di una stessa famiglia. Colpite due moschee e un centro educativo. I leader di Fatah e Hamas chiedono la data di fine dell’occupazione.

Bombe su Gaza City ieri, 22 agosto 2014 (Foto: AFP/Roberto Schmidt)

AGGIORNAMENTI:
ore 18.50 – COLPITA LA TORRE ZAFER A GAZA CITY: 15 FERITI
Un raid israeliano ha colpito la torre Zafer, 14 piani, a Gaza City. La torre è stata completamente distrutta, almeno 15 i feriti. Secondo fonti locali, Hamas oggi avrebbe giustiziato altri 4 presunti collaboratori a Jabaliya.
ore 16.15 – VOLANTINI DELL’ESERCITO ISRAELIANO SU GAZA
Volantini di avvertimento sono stati lanciati oggi dagli aerei da guerra israeliani sulla Striscia di Gaza in cui si avvertono i residenti che “saranno colpite tutte le infrastrutture di Hamas e di altre organizzazioni, che la leadership di Hamas continuerà ad essere ricercata mentre si nasconde sottoterra e ignora i bisogni dei civili di Gaza. L’esercito attaccherà ogni struttura civile e militare da cui partano atti terroristici verso lo Stato di Israele, ogni casa dalla quale abbiano origine azioni militari. Vi avvertiamo di evacuare ogni area dalla quale parta fuoco diretto a Israele. Residenti di Gaza, la campagna continua. Siete avvertiti”.
ore 13.30 – L’EGITTO INVITA ISRAELE E HAMAS A NUOVI NEGOZIATI
Secondo il presidente dell’ANP, Abbas, oggi al Cairo, l’Egitto inviterà a breve Israele e Hamas per la ripresa del dialogo per un accordo di cessate il fuoco duraturo.
ore 12.20 – IERI MANIFESTAZIONI IN CISGIORDANIA IN SOLIDARIETA’ CON GAZA: DUE FERITI
Centinaia di persone hanno partecipato ieri a manifestazioni in solidarietà con Gaza in diverse città e villaggi della Cisgiordania. Marce si sono tenute a Betlemme, Nabi Saleh, Al Ma’sara, Kufr Qaddum, Beit Iksa (Gerusalemme) e Bi’lin. Almeno due i feriti, di cui uno colpito a Betlemme da un proiettile sparato dai soldati israeliani.
ore 11.40 – ABBAS AL CAIRO CON AL-SISI
Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, incontrerà oggi al Cairo il presidente egiziano al-Sisi per discutere del cessate il fuoco.
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dalla redazione
Gerusalemme, 23 agosto 2014, Nena News – Entra nel suo 47esimo giorno l’operazione Margine Protettivo contro la Striscia di Gaza. Stamattina, un altro massacro: bombe israeliane hanno colpito una casa nel centro di Gaza, nel quartiere di al-Zawayda, uccidendo 5 membri di una stessa famiglia. Altre cinque vittime che portano a 2.098 il numero totale dei morti dall’8 luglio, oltre 10.500 i feriti, di cui – secondo dati Onu – il 70% sono civili.
Il raid di stamattina ha sterminato la famiglia Dahrouj. Per ora i soccorritori hanno identificato solo una donna, Hayad Abed Rabbo Dahrouj, di 47 anni. Tra le vittime ci sarebbero il nipote della donna di 28 anni sua moglie di 26 e i loro due bambini di 4 e 3 anni. Altri bombardamenti hanno colpito la sede del comune di al-Qarara e un vicino centro educativo, la mosche Al-Aidon di Shajaye e quella nel villaggio di Abasan a sud. Colpita nel quartiere Zeitoun di Gaza City anche la casa della famiglia Aqil, ma fortunatamente non si sono registrate vittime. Raid israeliani anche contro due basi militari delle Brigate Al Qassam a Rafah e Khan Younis, nel sud della Striscia, e una terza a nord, a Beit Lahiya. In totale, durante la notte sono stati compiuti 11 raid aerei, secondo quanto dichiarato dall’esercito israeliano, violentissimi, forse  in risposta alla morte del bambino israeliano di 4 anni, Daniel Tragerman, morto ieri dopo il lancio di un razzo da Gaza verso il kibbutz dove viveva con la famiglia.
Nonostante la situazione sul terreno sia tragica e quella sul tavolo del negoziato in stallo, la delegazione di negoziatori palestinesi continua a premere per un cessate il fuoco, insistendo per la fine dell’embargo e il riconoscimento della libertà di movimento di persone e beni dentro e fuori la Striscia. Israele non risponde nemmeno più a tali richieste, puntando il dito sulla demilitarizzazione di tutte le fazioni di Gaza prima di sedersi al tavolo a trattare una tregua.
Ieri a muoversi sono stati i due leader di Hamas e Fatah. Khaled Meshaal e Mahmoud Abbas, dal Qatar dove si sono incontrati, hanno fatto appello congiunto alle Nazioni Unite perché prepari una sorta di scadenzario dell’occupazione israeliana dei Territori, ovvero un programma temporale da seguire per porre fine all’occupazione militare. Per ora i governi occidentali si stanno limitando a premere per una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che preveda un cessate il fuoco duraturo e la fine dell’assedio: una bozza presentata dalla Giordania è in lavorazione, sul tavolo dei 15 membri permanenti, ma non piace a tutti, Stati Uniti in primis. Nena News


1
22 ago 2014
by Redazione
Aumenta il numero di sfollati e di morti, sempre di più i bambini feriti, orfani e con necessità di supporto psicologico. L’Onu pensa ad una risoluzione ma le posizioni restano inconciliabili.

(Foto: Mohammed Talatene, Anadolu Agency/Getty Images)

AGGIORNAMENTI:
ore 18.00 – SCONTRI IN CISGIORDANIA TRA SOSTENITORI DI HAMAS E FORZE DI SICUREZZA DELL’ANP
Oggi ad Hebron si sono registrati scontri tra le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese e centinaia di sostenitori di Hamas. La polizia palestinese ha usato i gas lacrimogeni per disperdere la folla e impedire che si avvicinasse al checkpoint israeliano nel centro della città.
Sul piano politico il premier di Gaza e leader di Hamas Haniyeh ha detto oggi che i palestinesi non accetteranno niente se non la fine dell’embargo della Striscia e ha accusato Israele di usare i negoziati per coprire i propri crimini. Il funzionario del movimento islamista, Mushir al-Masri, ha aggiunto che un ritorno al dialogo con gli israeliani è condizionato all’accettazione da parte di Israele delle richieste palestinesi.
ore 17.45 – BAMBINO ISRAELIANO MUORE PER UN RAZZO. MISSILI SULL’AEROPORTO DI TEL AVIV
Un bambino israeliano di 4 anni è rimasto ucciso a Sha’ar Hanegev, al confine con la Striscia di Gaza, dopo che un missile ha colpito la macchina su cui viaggiava. Il bimbo è morto poco dopo per le ferite riportate.
Intanto Hamas fa sapere di aver lanciato missili M75 verso l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.
ore 11.45 – UNDICI ESECUZIONI A GAZA
Funzionari di Hamas hanno confermato l’uccisione oggi di undici collaboratori israeliani nella Striscia di Gaza, condanne a morte decise da una sentenza del tribunale.
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dalla redazione
Gerusalemme, 22 agosto 2014, Nena News – Quattro morti questa mattina all’alba hanno aperto il 46esimo giorno dell’offensiva Margine Protettivo: colpito dalle bombe israeliane il campo profughi di Al Nuseirat e il centro di Gaza. Tra le quattro vittime, anche il 14enne Mahmoud Talaat Shreiteh. Ieri erano state 38 le vittime, per un bilancio totale che è salito a 2.087, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute.
Non cessa la crisi umanitaria, infiammata dai nuovi raid dopo una settimana di cessate il fuoco: i feriti hanno superato le 10.500 unità, gli ospedali sono affollati e costretti a lavorare con scarsità di materiali e medicinali: secondo l’Onu sono 3mila i bambini feriti, di cui mille con disabilità gravi, 1.500 orfani e 373mila con immediata necessità di supporto psicologico.
Strapieni anche i rifugi Onu che ospitano 435mila sfollati – poco meno di un terzo della popolazione gazawi – a cui se ne aggiungono tanti altri che hanno trovato riparo a casa di amici o parenti o che stanno dormendo tra le macerie delle proprie case. La vita nelle scuole dell’UNRWA è invivibile: in ogni classe dormono decine e decine di persone, i bagni non sono sufficienti così come il cibo e l’acqua e quei rifugi stanno diventando un pericoloso focolaio di malattie.
E mentre la popolazione palestinese paga l’ennesimo prezzo dei giochi di potere, proseguono i tentativi di trovare un accordo, nonostante il palese fallimento di negoziati lunghi quasi 10 giorni. Ieri la delegazione palestinese aveva presentato tramite il negoziatore egiziano una nuova proposta di tregua a Israele, senza ricevere risposta. Le richieste restano le stesse: fine del blocco di Gaza, riapertura di porto e aeroporto, liberazione dei prigionieri, tra gli altri. Israele non cede di un passo e insiste sulla completa demilitarizzazione della Striscia di Gaza.
Per ora a proseguire è il dialogo tra Ramallah e Gaza, tra il presidente dell’Anp Abbas e il leader politico di Hamas, Meshaal. I due si sono incontrati ieri a Doha, in Qatar, per due volte, in quella che è stata descritta da alcune fonti presenti al meeting una conversazione “difficile”, da altre “positiva”. Diversa la versione dei servizi segreti israeliani: secondo lo Shin Bet, durante l’incontro Abbas ha accusato Meshaal di essere un bugiardo e di aver tentato di ordire un complotto contro l’Anp in Cisgiordania. Da parte palestinese non è giunto alcun commento in merito alle presunte rivelazioni israeliani.
Si muove intanto anche la comunità internazionale: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania stanno discutendo della possibilità di andare in Consiglio di Sicurezza per produrre una risoluzione che chieda il cessate il fuoco. Un’iniziativa che sarebbe apprezzata da entrambe le delegazioni, dicono al Palazzo di Vetro, che avrebbero separatamente chiesto al Consiglio di prendere misure immediate per rompere lo stallo.
Le parole che piovono sull’offensiva sono tante, le promesse e gli impegni ancora di più. Nessuno però intende compiere il passo in più, ovvero prendere in considerazione le reali condizioni di vita del popolo di Gaza. Quello che le fazioni palestinesi chiedono – come ha spiegato bene Gideon Levy in diversi editoriali – non è nulla di assurdo o ingiusto: chiedono la fine dell’embargo e maggiore libertà. Nena News





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