Danny Schechter :Israele è un male per gli ebrei (parte seconda)
di Danny Schechter – 16 agosto 2014
Sarei diventato un ricco, nel senso del ‘Violinista sul tetto’, se ciascuno degli insulti, affronti e commenti velenosi sul mio recente articolo “Israele è un male per gli ebrei” avesse avuto un valore monetario.
Per tanti anni siamo stati soliti scherzare “Cinque ebrei, dieci opinioni”, come commento ai perenni, continui e infiniti argomenti e dibattiti che hanno reso la nostra cultura così ricca di tante tendenze religiose – riformatori, conservatori e ortodossi – e dei loro derivati in competizione sul modo migliore di servire Dio.
Politicamente abbiamo avuto più organizzazioni e posizioni di quante dita abbia un ebreo, con i conservatori in battaglia contro i liberali, i sionisti a bisticciare con gli antisionisti, e le molte fazioni della sinistra e della destra a combattersi tra loro.
Questa ricca diversità di prospettive è ciò che ha generato tanti scrittori appassionati e ha impegnato intellettuali a esaminare la carcassa della nostra storia, e le sue molte interpretazioni di che cosa è il giudaismo e di quali siano i valori e le convinzioni giuste per guidarci.
Persino nelle nostre Pesach, nella forma moderna di antiche tradizioni, abbiamo cantato le nostre differenze, con sottigliezza e ironia. C’erano sempre scelte morali. Mai una risposta sola!
“Dayenu” a tutti? [‘Dayenu’, significa approssimativamente “a noi sarebbe bastato”; è il titolo di un canto tradizionale della Pasqua ebraica – n.d.t.].
Non è triste oggi che quando ebrei critici scrivono di Israele il contenuto delle loro preoccupazioni sia scartato a priori e trovi risposta in un’ininterrotta eruzione di attacchi personali contro il loro carattere?
Quando si tratta di questo tema c’è solo una linea corretta del partito, specialmente quando c’è da raccogliere fondi: la posizione pro Netanyahu mascherata da appoggio a un paese che è continuamente minacciato.
Se pensate che gli stalinisti si siano prostrati a una linea di partito, date un’occhiata ai sionisti. Solevano esserci dispute tra molti gruppi sionisti laburisti mentre altri coloni avevano le loro proprie differenze e fanatismi.
Oggi non c’è tolleranza per chiunque dissenta. C’è poca differenza tra essere uno degli autocrati religiosi del paese e i mullah dell’Iran. Teheran ha i suoi ayatollah e Israele il suo “Gabinetto della sicurezza”! Chi se ne frega del dibattito alla Knesset?
Solo una linea è consentita, altrimenti … Immaginate perché cento membri su cento del Senato statunitense siano strisciati ad abbracciare Israele nella stessa risoluzione e capirete il modo in cui si gioca questa partita.
Il dissenso, per quanto mite o ragionevole, non è permesso. E’ sempre la loro via o quella dell’esilio! Si presume che salutiamo l’AIPAC come i romani salutavano Cesare.
Dissentano e, in men che non si dica, semiti da una vita diventano antisemiti e persone che amano la giustizia sono bollate da odiatori, colpevoli persino di invocare i nomi di persone di profondo sapere come il figlio di un rabbino, Noam Chomsky, una coscienza morale e un tesoro nazionale, ora ottantenne.
Chomsky, oy vey *, ne ha sentite da ogni parte, ma persevera! [oy vey = yiddish per ‘Dio mio!’, ‘povero me!’ – n.d.t.]
Possiamo cantare tutti “bidi-bidi-bum”?
Da laureato in una scuola ebraica, anche se non religiosa, orgoglioso della sua cultura e identità, io sono definito “ebreo che odia il suo popolo”, antisemita e, da cacciare, un ignorante, persino un nemico!
Oh, sì, anche, come un commentatore di mi ha detto, sono malvagio quanto HAMMAS (scritto così!).
Il mio articolo è apparso su diversi siti, tra cui il JewishReporter.com. Mi è stato detto che molti dei sostenitori del sito hanno chiesto che io fossi messo a tacere e che il mio articolo fosse cancellato, immagino come eresia.(E’ troppo brutto che la “Lettera Scarlatta” non sia più di moda anche se gli ebrei sanno sin troppo bene come i nostri antenati siano stati costretti a indossare stelle di David e poi numeri dei cambi di concentramento. Non importava cosa pensavi, importava chi eri).
Il dottor Avi Perry, un tecnico che appare su PalTalkshot mi ha offerto una lettera da “Caro Danny” per condividere con me i suoi sentimenti feriti:
“Ti conoscevo come un estremista di sinistra che stronca Israele ogni volta che può, ma il tuo articolo recente, intitolato “Israele causa una cattiva fama agli ebrei” ha rivelato le tue inveterate tendenze di odiatore degli ebrei …
Il tuo articolo e le tue affermazioni sono causati dagli stessi spazi di cecità che ogni antisemita e ogni odiatore degli ebrei abbraccia nella sua anima.
Definire Israele uno stato da apartheid è un insulto al termine ‘apartheid’. Il Sudafrica concedeva il diritto di voto ai suoi residenti neri? Il reale regime dell’apartheid aveva un residente nero nella sua Corte Suprema? Aveva neri (che predicavano il genocidio dei bianchi) come membri del Parlamento? I bianchi nel Sudafrica dell’apartheid lavoravano per capi neri? Medici neri lavoravano in ospedali bianchi, curando anche i bianchi? Ci sono centinaia di altri esempi di quanto prevenuto tu sia. Chiaramente non sai di cosa stai parlando.
Citi Noam Chomsky, il più supremo odiatore degli ebrei della storia. (Avevo segnalato che ha affermato che Israele non è come il Sudafrica, ma peggiore!)
Fornisci prove dei crimini di Meir Lansky ricavandole da un film, da un romanzo di fantasia!”
Eccetera eccetera.
Ops! E adesso, la chiusa: “E infine c’è una quantità d’altro che potrei dire a te e quelli che condividono le tue idee antisemite. Ma ci vorrebbe un libro intero, e non sono in venta di scriverne uno in questo momento.”
Cosa importa che io abbia scritto libri, articoli e prodotto una serie televisiva sul Sudafrica. E, cosa importa che sabato scorso centomila sudafricani abbiano marciato in solidarietà con i palestinesi di Gaza. Si penserebbe che la loro memoria dell’apartheid dia loro titolo a fare quel parallelo.
Ma cosa importa …
La mia amica, l’eminente giornalista e redattrice africana, Marie-Roger Biloa mi ha scritto da Parigi, quando le ho detto della maligna reazione, “è normale, stupefacente che così tanti ebrei, tra i migliori e più intelligenti, semplicemente non comprendano e accettino quella protesta nelle strade contro la politica d’Israele. Ho appena sentito un giornalista ebreo scagliarsi contro un ‘antisemitismo travestito da antisionismo’”.
Indubbiamente la veemenza delle idee del mio critico e il suo immediato etichettarmi da antisemita o peggio dice quanto irascibile sia divenuto il discorso su questa materia.
Oggi è verboten contestare l’unanimità dei numeri uno d’Israele che parlano non soltanto in difesa bigotta di uno stato dominato da un malvagio governo di estrema destra, ma fanno sembrare che parlano per tutti gli ebrei di ogni luogo. Tutto quel che ci vuole è un paio di centinaia di milioni in propaganda e pubblicità mediatica.
Sfortunatamente questa tendenza è divenuta convalidata un mio eroe di un tempo, Elie Wiesel, con il quale produssi un programma televisivo pilota per la televisione pubblica. (Non ebbi il cuore di dirgli che la stazione, WNET di New York, aveva rifiutato la serie perché pensavano che il suo accento avrebbe limitato la sua attrattiva. All’epoca mi puzzò di antisemitismo).
Wiesel, i cui libri l’hanno trasformato nell’Ambasciatore morale dell’Ebraismo Mondiale grazie alla sua reputazione di oratore potente e sopravvissuto dell’olocausto, oggi è il difensore numero uno di Israele senza rivelare realmente quanto di destra sia diventata la sua politica.
Secondo l’Electronic Intifada, “Wiesel è stato presidente del comitato consultivo di Elad, un gruppo di fanatici coloni religiosi israeliani attivamente coinvolto nella pulizia etnica di palestinesi dal settore orientale di Gerusalemme occupata”.Oggi Wiesel sta dirigendo una campagna per demonizzare ulteriormente i palestinesi.
Comunicato stampa: “Il rabbino Shmuley Boteach ha avviato un’entusiasmante campagna pubblicitaria che accusa Hamas di sacrifici di bambini. Insieme con il Premio Nobel per la Pace Elie Wiesel le inserzioni appariranno in pubblicazioni statunitensi di spicco, tra cui The Washington Post, The New York Times, The Wall Street Journal, The Chicago Tribune, The Los Angeles Times, The Miami Herald oltre a un’estesa campagna sui media sociali.
Il fondatore di This World, il rabbino Shmuley Boteach, ha dichiarato: ‘Nostro scopo è condurre una delle maggiori voci morali del nostro tempo e uno degli uomini più rispettati viventi, che ha recato testimonianza delle atrocità del genocidio e dell’Olocausto, a reagire alle odiose e fraudolente critiche di Israele e a sollecitare la fine delle aspirazioni genocide di Hamas’.”Questi annunci pubblicitari hanno scatenato una controversia sulla stampa con la testata solitamente conservatrice di proprietà di Murdoch, The Times, che ha rifiutato di pubblicarli e il solitamente progressista Guardian che li pubblica in Gran Bretagna. I palestinesi li definiscono un incitamento al genocidio e ne contestano l’accuratezza.L’autore israeliano Gilad Alzom attacca Wiesel, una personalità che sino a oggi è solitamente riverita come eroe dei diritti umani.Articolo
“Il titolo dell’annuncio dice: ‘Gli ebrei hanno rifiutato i sacrifici dei bambini 3.500 anni fa. Ora è il turno di Hamas”. L’affermazione di Wiesel è una menzogna sfacciata e il London Times lo sapeva.
Gli ebrei non hanno mai smesso di sacrificare i loro figli. Il Protocollo Hannibal è una direttiva dell’esercito israeliano che ordina ai soldati di prendere le ‘misure necessarie’ per impedire che i loro compagni siano catturati da forze nemiche. Le ‘misure necessarie’ comprendono rischiare la vita del soldato israeliano e di chiunque capiti nelle sue vicinanze. In modo simile l’Affare Kastner mostra che al picco della Shoah, Ben Gurion e la dirigenza sionista furono disposti a sacrificare molte vite di ebrei sull’altare dell’obiettivo sionista.
Più di 100 ebrei sopravvissuti e discendenti di ebrei sopravvissuti al genocidio nazista hanno firmato una lettera che condanna l’invasione di Gaza e “si esprimono contro l’abuso delle loro vicende per promuovere la disumanizzazione dei palestinesi promossa, tra gli altri, da Elie Wiesel”.
Scrivono: “… siamo disgustati e indignati dall’abuso della nostra storia da parte di Elie Wiesel in queste pagine per promuovere sfacciate falsità usate per giustificare l’ingiustificabile: il generale tentativo di Israele di distruggere Gaza e l’assassinio di quasi 2.000 palestinesi, tra cui molte centinaia di bambini. Nulla può giustificare il bombardamento di rifugi dell’ONU, di case, ospedali e università. Nulla può giustificare privare la gente di elettricità e acqua.
… Chiediamo un totale boicottaggio economico, culturale e accademico di Israele. ‘Mai più’ deve significare MAI PIU’ PER TUTTI!”
Anche un altro israeliano, Miko Peled, parla fuori dai denti. E’ nato a Gerusalemme; suo nonno, Avraham Katsnelson, firmò la Dichiarazione d’Indipendenza di Israele; suo padre, Mattityahu Peled, combatté nella guerra del 1948 e fu un generale nella guerra del 1967.
Disgraziatamente la sua nipote tredicenne Smadar rimase uccisa in un attacco suicida a Gerusalemme. Al suo funerale, secondo un articolo che sintetizza il libro di Peled, Ehud Barak, che era stato appena eletto alla guida dell’opposizione, spiegò che ‘al fine di conquistare voti doveva mascherare le sue reali intenzioni di ‘uomo di pace’”. In risposta Peled disse: “Perché non dire la verità? … Che questa e simili tragedie si verificano perché stiamo occupando un’altra nazione e che al fine di risparmiare vite la cosa giusta da fare è farla finita con l’occupazione e negoziare una pace giusta con i nostri partner palestinesi.”
Peled è tra molti israeliani che contestano il militarismo israeliano. Ma sono i palestinesi che sono costretti a conviverci, con molti che non ce la fanno.
Leggete questo racconto e piangete:
“Quando Ahmed Owedat è tornato a casa sua diciotto giorni dopo che i soldati israeliani se n’erano impossessati nel mezzo della notte, è stato accolto da un puzzo oppprimente.
Si è fatto strada attraverso i rottami delle sue proprietà gettate dalle finestre del piano di sopra per scoprire che i soldati partiti avevano lasciato una quantità di messaggi. Uno proveniva da un mucchio di feci sui suoi pavimenti piastrellati e nei cestini della carta straccia e da una bottiglia di plastica riempita di urina.
Se non fosse stato chiaro abbastanza le parole ‘Fanculo Hamas’ erano incise nella parete in cemento della scala. ‘Gaza va incenerita’ e ‘ Arabo buono = arabo morto’ erano incisi su un tavolino da caffè. In una camera era disegnata in azzurro la stella di Davide.”
Perché Israele è un male per gli ebrei? Riflettere su quel puzzo come se fosse casa vostra. Anni fa ho scritto un resoconto simile a proposito di come l’esercito israeliano aveva lordato un centro media comunitario a Ramallah.
E’ il puzzo e il volto dell’odio, e molto più che un grande ‘oy vey’.
L’analista e documentarista d’attualità Danny Schechter scrive su Mediachannel.org ed è redattore di Mediachannel org. Commenti a dissector@mediachannel.org.
***
Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/israel-is-bad-for-the-jews-part-2/
Originale: teleSur English
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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