Danny Schechter : Israele causa agli ebrei una cattiva fama
Danny Schechter – 5 agosto 2014
Crescendo in una comunità ebraica di New York nei tardi anni ’50 c’era una prevedibile reazione collettiva a notizie sulla stampa che si esprimeva in una singola domanda:
“E’ un bene per gli ebrei?”
Molte minoranze perseguitate costituite in larga misura da immigrati mantengono una cultura interna caratterizzata dal timore di persecuzioni e da un desiderio di mantenere un basso profilo per paura di alimentare l’antisemitismo o semplicemente “problemi”.
Gli ebrei, che sono stati perseguitati lungo l’intera storia, tendono a guardare il mondo attraverso il prisma di tale persecuzione, anche quando è la loro stessa comunità che dagli altri è considerata persecutrice. I loro timori sono manipolati facilmente con appelli alla memoria collettiva.
Nella mia giovinezza, ogni volta che schizzava sui giornali popolari la foto di qualche grande criminale, ero rassicurato con la frase “almeno non è ebreo”. Anche se in seguito ho appreso di delinquenti ebrei come Meyer Lansky che in pratica gestiva la mafia. Se volete le prove, noleggiate uno di quei film del Padrino.
Più tardi ho appreso dall’YIVO, l’Istituto per la Ricerca Ebraica, che c’erano stati tanti criminali ebrei nella nostra comunità quanto in altre. Apprendere questo mi aiutò a contestualizzare quella che arrivai a considerare una perversione dei valori ebraici in seno a una narrazione sionista dominante che abbracciava o ignorava crimini dai primi tempi della conquista della Palestina fino alla guerra attuale contro la popolazione di Gaza.
Gli autori ebrei non hanno minimizzato questa storia, scrive l’Enciclopedia YIVO, che parla persino di ebrei dell’America Latina:
“Stereotipi letterari, esemplificati dal magnaccia ebreo raffinato nel romanzo breve di Sholem Aleichem “A mentsch fun Buenos-Ayres” [Un uomo di Buenos Aires; 1909], hanno creato l’immagine di una schiavitù bianca come quintessenziale occupazione ebrea. Gli studiosi restano divisi sulla misura in cui gli ebrei sono stati sproporzionatamente mal rappresentati nel settore. L’associazione degli ebrei alla prostituzione internazionale ha indotto energiche iniziative comuni in Europa e nelle Americhe contro bande di sfruttatori ebrei della prostituzione”.
Una volta che Israele era stato fondato dopo una guerra terroristica contro i britannici, il nuovo governo cominciò a sradicare tutte le vestigia delle istituzioni ebraiche, sostituendo migliaia di anni di cultura linguistica Yiddish – che considerava una cultura di debolezza – con l’ebraico e il culto del macho sabra [nativo d’Israele] e dell’eroismo militare.
Questo atteggiamento infesta l’intera società nonostante la parità formale riconosciuta alle donne. In un’intervista recente Joanne Zack-Pakes, direttrice del Centro di Assistenza Porta Aperta, il progetto ammiraglio dell’Associazione Israeliana per la Pianificazione Famigliare, parla di una cultura israeliana “che è molto sessista, ma specificamente una cultura modellata sulla sessualità maschilista e sul potere maschile”.
Nessuna meraviglia che presto i kibbutzim che si affidavano al lavoro ebreo per evitare lo sfruttamento degli arabi siano scomparsi. E’ scomparso il Movimento del Lavoro. La destra ha cominciato ad avanzare. I semi dell’odio e del disprezzo nei confronti dei palestinesi sono stati piantati e alimentati mentre le loro comunità venivano cacciate dalle loro terre da una società quasi coloniale retta dai coloni. Si è basata su terre occupate tutte nel nome di una discutibile mitologia biblica. Noam Chomsky dice che non è come il Sudafrica. E’ peggio.
Ora, spostiamoci rapidamente al presente, nell’era di Wall Street con un numero sproporzionato di banchieri e avvocati di spicco ebrei, tra cui, fino a poco tempo addietro, Bernard Madoff che ha rappresentato l’ipocrisia di essere un eminente filantropo e, al tempo stesso, un delinquente finanziario seriale, che non si asteneva dallo spennare in ugual misura opere di beneficienza, ricchi e poveri ebrei. Si è preso persino soldi da Eli Wiesel, l’autore filo-israeliano di premiati libri sull’olocausto e sostenitore dei primi d’Israele.
Cito tutto questo non per alimentare i teorizzatori razzisti e i fabbricatori di cospirazioni che hanno incolpato “gli ebrei” di qualsiasi cosa da tempo immemorabile, dalla cospirazione dei fraudolenti “protocolli di Sion” fino alle farneticazioni dei nazisti di allora e di oggi.
Il mio interesse è più interno. Che cos’ha fatto la nostra comunità per rafforzare i nostri stereotipi e ha attivamente, se non aggressivamente, coltivato una reputazione di “durezza” come antidoto alla ben nota ma fuorviante immagine di un popolo che è entrato passivamente nelle camere a gas?
In alcuni circoli gli ebrei incolpano sé stessi giurando “Mai più” e appoggiando o razionalizzando il militarismo estremo e le sistematiche violazioni dei diritti umani nel nome di Israele e della sopravvivenza degli ebrei.
La destra estremista ebrea ci incoraggia a essere ancor più duri, a dimenticarci di schierarci per la giustizia e di identificarci con i popoli oppressi. Un articolo su sito di David Horowitz, già di sinistra e passato alla destra, FrontPage, presenta un esperto di spicco statunitense della propaganda, Ronn Torrossian, che canta le lodi dei “Dieci Ebrei Più Duri Viventi”.
“La lista dei Dieci Ebrei Più Duri Viventi non riguarda soltanto la forza fisica bruta”, scrive, “ma riguarda una persona che è in intelligente, forte, resistente, vigorosa, audace e impavida.
E’ un riflesso di buoni ebrei duri che sono esempi positivi del popolo ebreo (niente delinquenti, qui); non lasciatevi ingannare da una yarmulke [in Yiddish la kippah, il tipico copricapo ebraico – n.d.t.].”
E tuttavia chi è al vertice di questa lista di durezza di modelli di ruolo, le persone che lui vuole noi emuliamo?
Al primo posto “Le Forze Israeliane di difesa: tutti gli uomini e le donne delle Forze Israeliane di Difesa, il santo esercito ebreo, sono gli ebrei più duri (e più santi) che si possano mai immaginare. Proteggono il popolo d’Israele contro una tremenda imparità, e con la sopravvivenza d’Israele quotidianamente minacciata questi ebrei sono guerrieri consumati, che lottano non solo per un paese ma per un ideale importante.”
Numero otto alla verifica del peso non c’è altri che il finanziatore numero uno dei politici statunitensi di destra, l’uomo da cui ogni Repubblicano attinge speranzoso: Sheldon Adelson. “L’ebreo più ricco del mondo, Adelson è notoriamente resistente, caparbio e concentrato sulla vittoria. Figlio di immigrati ebrei, Adelson è cresciuto nella classe inferiore, cacciato dal City College di New York e ha costruito uno dei più vasti imperi del gioco d’azzardo del mondo”.
Cogliete l’idea. Essere duri. Diventare fantastiliardari. E governare un paese che oggi ha il quarto più vasto esercito del mondo (finanziato dagli Stati Uniti, ovviamente) che può attaccare un ghetto sovraffollato come Gaza, non diverso da quelli in cui furono costretti a vivere molti ebrei, trasformandolo in un poligono di tiro per gli armamenti più sofisticati, il tutto giustificato come necessario per la sopravvivenza del paese.
L’autore ed ex corrispondente del New York Times Chris Hedges che scriveva da Gaza, definisce la campagna israeliana di pubbliche relazioni incentrata sulla durezza ma molto viscida “la Grande Menzogna”.
“La Grande Menzogna chiarisce ai palestinesi che Israele continuerà a condurre una campagna di terrorismo statale e non ammetterà mai le proprie atrocità o intenzioni”, scrive.
“La grande differenza tra ciò che Israele dice e ciò che Israele fa comunica ai palestinesi che non c’è speranza. Israele dirà e farà ciò che vuole. La legge internazionale, come la verità, sarà sempre irrilevante. Non ci sarà mai, i palestinesi apprendono dalla Grande Menzogna, un riconoscimento della realtà da parte della dirigenza israeliana”.
Hedges aggiunge: “L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Ron Dermer, in una Grande Menzogna sua personale ha dichiarato il mese scorso a una conferenza dei Cristiani Uniti per Israele che all’esercito israeliano andrebbe assegnato ‘il Premio Nobel per la Pace … un Premio Nobel per la Pace perché combatte con inimmaginabile moderazione …’. La Grande Menzogna distrugge qualsiasi possibilità di storia e perciò ogni speranza di un dialogo tra parti antagoniste che possa essere basato sulla verità e la realtà.”
Per rabbini ebrei come Michael Lerner non è solo la verità che è stata gettata tra i rifiuti. E’ lo stesso giudaismo.
Egli scrive su Salon: “… è la brutalità di quell’aggressione che alla fine mi ha fatto scoppiare in lacrime e mi ha spezzato il cuore. Mentre affermava di essere interessato solo a distruggere i tunnel che potevano essere usati per attaccare Israele, l’esercito israeliano si è dato a quello stesso comportamento criminale che il mondo condanna in altre lotte in giro per il pianeta: l’attacco intenzionale contro civili (lo stesso crimine commesso da Hamas nel corso degli anni nel suo bombardamento di Sdeyrot e nel suo attuale attacco contro centri della popolazione civile, fortunatamente non riusciti, che attualmente gli hanno guadagnato l’etichetta di organizzazione terroristica).
Con la scusa che Hamas sta usando civili come “scudi umani” e sta depositando materiale bellico in appartamenti civili, un’affermazione che la commissione d’indagine dell’ONU sui diritti umani ha rilevato infondata quando fu usata l’ultima volta che Israele invase Gaza nel 2008-2009 e si era impegnato in livelli analoghi di uccisioni di civili, Israele è riuscito a uccidere più di 1.500 palestinesi e ne ha feriti altri più di 8.000.”
Egli continua a lungo, da persona che per anni ha sostenuto Israele, a stroncare il cui le necessità di Israele e l’ideologia sionista come definite da un duro governo di destra, dominato da un “gabinetto di sicurezza” a sua volta dominato dall’esercito “è arrivato a parlare per i bisogni degli ebrei del mondo e a definirli”.
Egli si rende conto che Israele, usando la potenza militare, il lobbismo politico e la manipolazione mediatica definisce oggi l’esposizione di ciò che deve significare essere ebrei.
I critici, specialmente ebrei come me, sono scartati ed emarginati se non attaccati violentemente in Israele e definiti “odiatori di sé stessi” perché non abbracciano questa ridefinizione del giudaismo come militarismo, dell’idealismo come autoritarismo ed un nuovo fascismo con un volto ebreo.
Il rabbino Lerner del Tikkun Magazine aggiunge: “Mi spezza il cuore vedere il giudaismo dell’amore e della compassione scartato come ‘irrealistico’ da tanti dei miei compagni ebrei e rabbini. Il messaggio centrale della Torah non era che il mondo era retto da una forza che rendeva possibile la trasformazione da ‘ciò che è’ a ‘ciò che potrebbe e dovrebbe essere’? E non era nostro compito insegnare al mondo che nulla è fisso, che persino le montagne possono balzare come giovani arieti e i mari possono ritirarsi di fronte al trionfo della giustizia di Dio nel mondo?”
“Invece di predicare questo messaggio di speranza, troppi rabbini e istituzioni rabbiniche stanno predicando un giudaismo che ripone nella potenza dell’esercito israeliano maggiore speranza che nella capacità degli esseri umani (palestinesi inclusi) di trasformare la loro percezione dell’’altro’ e superare le loro paure.”
Dunque quale che sia ciò che Israele sta “vincendo”, il popolo ebreo sta perdendo. La lezione chiave dell’olocausto era che i diritti umani di ogni popolo necessitano di protezione. E’ una lezione che non ha spazio per il ronzio dei robot dell’esercito della propaganda di un Israele simile a Sparta.
Il resto del mondo ci giudica. Gli ebrei devono giudicarci bene.
Fatemi concludere con le parole di Ahmad Kathrada che ha trascorso 26 anni in carcere in Sudafrica accanto a Nelson Mandela ed era considerato il suo compagno più stretto. Ha visitato recentemente la Palestina e ha detto di averla trovata sin troppo familiare. Ha scritto recentemente:
“Quella che mi preoccupa è l’assoluta impunità con cui Israele agisce. Mi ricorda i molti anni in cui all’apartheid è stato permesso di fiorire in Sudafrica con scarse azioni costruttive da parte delle maggiori potenze quali Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito, inclusi alcuni dei principali stati arabi come Arabia Saudita ed Egitto.”
“Nello scrivere questo i miei pensieri ritornano all’agosto-settembre del 1951, quando ho visitato il campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Mi ritrovo a chiedermi: ‘L’Israele dell’apartheid ha dimenticato i milioni di ebrei, comunisti e zingari sistematicamente sterminati dai nazisti tanto rapidamente da commettere oggi gli stessi crimini?’”
La sua osservazione può essere applicata a Israele, e a tutti i paesi come il nostro che si accalcano ad avallare ciò che Israele dice e poi ignorano quello che fa?
Tra gli altri crimini di più diretti contro i palestinesi, la legge internazionale e la storia, Israele causa agli ebrei una cattiva fama.
L’analista d’attualità Danny Schechter scrive su newsdissector.net ed è redattore di mediachannel.org. Commenti a dissector@mediachannel.org
—Israele causa agli ebrei una cattiva fama
Danny Schechter :Israele è un male per gli ebrei (parte seconda)
http://creativesystemsthinking.wordpress.com/.../zionism.../


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