Iraq. A Mosul “situazione drammatica”


Iraq. A Mosul “situazione drammatica”

Le immagini amatoriali che riportiamo sono state riprese ieri, 10 giugno, a Mosul, nel nord dell’Iraq. La città è stata occupata dalle forze dello “Stato islamico dell'Iraq e del Levante” (ISIS), gruppo armato di opposizione al governo centrale di Baghdad e attivo anche in Siria contro il regime di Bashar al-Assad.
L’offensiva è stata pesantissima. In poche ore la seconda città irachena più grande per numero di abitanti (circa 1,5 milioni di persone) è diventata teatro di caos e disordine, con qualsiasi attività ordinaria cessata immediatamente e strade semi-vuote, occupate solo da auto incendiate, fumi e cittadini in fuga.
Esercito, polizia e tutte le forze di sicurezza nazionali sono state cacciate via, dopo giorni di duri scontri iniziati il 5 giugno scorso che hanno provocato circa 100 morti, tra civili e combattenti.
Oltre a Mosul, attentati e violenze si sono registrate durante tutto il weekend nell’area di Baghdad, dove un campus universitario è stato tenuto in ostaggio per diverse ore, e nella provincia di Al-Anbar.
Dal canto loro le forze di sicurezza della vicina regione del Kurdistan non sono state autorizzate all’intervento da Baghdad, da dove il premier Nouri al-Maliki ha dichiarato lo stato di emergenza e invitato “tutti coloro che odiano il terrorismo ad imbracciare le armi”.
Stesso invito lanciato dal governatore di Mosul, Athil al Nujaify, che ha fatto appello affinché si formino subito dei “comitati popolari” per contrastare gli occupanti. Invito che tuttavia rischia di cadere nel vuoto, dal momento che la città, nonostante sia già stato imposto il coprifuoco, si sta letteralmente svuotando.
Secondo l’IOM (International Organization for Migration) ci sarebbero oltre mezzo milione di persone in fuga dalla città.
La gente si sta muovendo da ovest - dove è iniziata l’occupazione - verso est, oppure cerca di raggiungere altre aree a sud-est della provincia di Ninewa, finora al riparo da attacchi dell’ISIS. Chi ha invece contatti in Kurdistan, a nord – per entrare occorre uno sponsor, una lettera di invito – cerca di rifugiarvisi immediatamente.
A Dohuk in queste ore sono in allestimento due campi profughi di emergenza, che si aggiungono ai già 12 presenti in tutto il paese, che accolgono circa 210 mila persone in fuga dalla Siria (220 mila in totale, il 97% in Kurdistan).
Operatori dell'associazione italiana Un Ponte per... al lavoro per assistere i rifugiati siriani, con i quali la nostra redazione è in contatto, confermano che la situazione è molto tesa anche nella regione. “La situazione è drammatica, c’è molta tensione”. 
L’ordine di sicurezza è quello di non muoversi. Il rischio è quello di affollare ulteriormente i checkpoint che permettono il passaggio da una regione o provincia all’altra.
Uscire dalla città, ad ogni modo, non è affatto facile. Sono centinaia i checkpoint installati nelle strade principali dai combattenti, e altrettanti ve ne sono fuori da Mosul, dove è stanziato l’esercito iracheno per provare a contenere l’offensiva.
In diverse aree della città mancano acqua ed elettricità, e l’unico centro ospedaliero (composto da 4 strutture) è inaccessibile, trovandosi in un’area dove sono ancora in corso i combattimenti. Alcune moschee sono già state adibite per accogliere feriti e malati.
Ma chi può scappa.
Provando a cercare rifugio in un Iraq sempre più insicuro – secondo l’UNHCR sono almeno 1 milione gli IDPs (sfollati interni), in cui l’occupazione di Mosul rappresenta un ulteriore, drammatico sviluppo.


11 Giugno 2014 di: Stefano Nanni

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ARCIVESCOVO DI MOSUL: “NON RESTA PIU’NESSUNO”

“Mai avevamo assistito a qualcosa di simile. Una grande città come Mosul in preda al caos e ai gruppi armati”, commenta così monsignor Amel Shimon Nona, arcivescovo caldeo di Mosul, sulla tragica situazione della seconda città dell’Iraq, assediata da quasi due giorni.
Gli scontri, racconta il presule, hanno avuto inizio giovedì 5 giugno, ma in principio erano circoscritti ad alcuni quartieri della parte occidentale della città. “L’esercito ha cominciato a bombardare le aree interessate, ma poi nella notte tra lunedì e martedì, improvvisamente le forze armate e la polizia hanno abbandonato Mosul, lasciandola in balia degli aggressori”.
Più della metà degli abitanti e l’intera comunità cristiana sono immediatamente fuggite verso la vicina piana delle Ninive. “Fino alle 5 di ieri mattina abbiamo accolto le famiglie in fuga e abbiamo cercato di trovare loro un alloggio nelle scuole, nelle aule del catechismo, nelle case abbandonate”, dice monsignor Nona che ora si trova a Tall Kayf, un villaggio posto a circa tre chilometri a Nord di Mosul.
“Ormai tutti i cristiani hanno abbandonato la città”, dice Mons. Nona. Nel 2003 la comunità cristiana di Mosul contava circa 35mila fedeli. Negli undici anni successivi all’inizio della guerra, il numero era tragicamente sceso a circa 3mila. “Ora non vi è probabilmente rimasto più nessuno”.
(C.O.)

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