Nakba 2014. "La notte del gufo"

 

15 maggio è la data in cui, ogni anno, il popolo palestinese commemora la Nakba: era il 1948 quando, in seguito alla proclamazione della nascita dello Stato di Israele, migliaia di persone furono costrette ad abbandonare case, villaggi e terre destinate a non fare mai più ritorno. A 66 anni di distanza la catastrofe continua. La ricordiamo con le parole del massimo poeta palestinese, Mahmoud Darwish.



La notte del gufo

Ecco un presente che il passato non tocca.
Giunti all’ultimo albero, s’è visto
che non eravamo più capaci
di attenzione e, girati verso i camion,
abbiamo scorto l’assenza
ammassare gli oggetti prescelti,
e piantare l’eterna tenda intorno a noi.

Ecco un presente
che il passato non tocca.
Fili di seta corrono giù dai gelsi,
segni sul quaderno della notte. Solo
un chiarore di farfalle a farci lume
nella nostra ardita discesa nella fossa
delle parole strane: era mio padre
quell’uomo tribolato?
Forse adesso
nascerò da me stesso e sceglierò
lettere verticali per il mio nome.

Ecco un presente seduto nel cavo del vasellame:
scruta le tracce dei passanti
nel canneto sul fiume
e leviga d’aria i loro flauti.
Possano dalle parole trasparire
le finestre aperte. Possa
il tempo affrettarsi con noi.
Tra i suoi bagagli il nostro
domani.

Ecco un presente
senza tempo. Non si trova
nessuno qui che ricordi
come abbiamo oltrepassato
il vento, la soglia e in che momento
siamo caduti da un passato
sul pavimento fatto a pezzi
che altri raccolgono dopo di noi,
specchio alla loro immagine.

Ecco un presente
senza luogo.
Sì, forse incolume io griderò
nella notte del gufo: era mio padre
l’uomo così affannato
da far portare a me il peso della sua storia?
Dentro al mio nome mi trasformo e scelgo
così come si conviene
parole, abitudini materne
così che mi accarezzi
ogni volta che il sale mi sfiora il sangue
e mi curi ogni volta che un usignolo mi becca le labbra.

Ecco un presente
di passaggio.
Qui gli stranieri hanno appeso il loro fucile
ai rami d’un ulivo e preparata
una cena di scatolette
si sono affrettati ai camion.

Mahmoud Darwish

*La poesia è tratta da "Perché ai lasciato il cavallo alla sua solitudine?", a cura di Lucy Ladikoff, "Quaderni di poesia", Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova (2001). La foto pubblicata è tratta dall'archivio storico del Badil Resource Center for Palestinian Residency and Refugees Rights.

15 Maggio 2014
di: 
Cecilia Dalla Negra
Area Geografica: 

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