La paura e l'esclusione di J Street è fuorviante e distruttiva
Sintesi personaleAll'inizio di questa settimana la Conference of Presidents’delle Maggiori Organizzazioni Ebraiche ha votato per negare l'adesione di J Street. La votazione è stata un segno di auto-sconfitta dimostrando che le persone che agiscono per paura creino la realtà stessa che temono di più.
Cerchiamo di essere chiari, J Street non è stato sconfitto, in realtà ha vinto il voto popolare, la grande rete nazionale e internazionale: organizzazioni di base hanno dichiarato pubblicamente la loro intenzione di votare per il dialogo con J Street come i movimenti conservatori e di riforma , il JCPA ,l' ADL cioè circa 3,5 milioni di ebrei.
E' sconcertante come questo dibattito sia diventato una questione di tale rancore e divisione: la più vecchia generazione esprime la sua ansia opprimente. Ciò è fuorviante e distruttivo. Escludendo J Street dal dialogo gli avversari di J Street stanno mettendo la testa sotto la sabbia per quanto riguarda la complessità che Israele deve affrontare in Medio Oriente e gli atteggiamenti di una generazione più giovane
L'esclusione di J Street dal dialogo è solo un sintomo di una tendenza crescente di voci estreme e stridenti nella comunità che ha raggelato il tanto necessario dialogo su Israele. Come capo di una organizzazione rabbinica internazionale , ho dolorosamente assistito al violento attacco a rabbini, impegnati per Israele, per aver firmato la lista di circa 600 rabbini sul sito J Street.
JCPA ha pubblicato un importante studio nel mese di ottobre del 2013: "Secondo lo studio 549 rabbini , avevano paura di condividere le loro opinioni con loro congregazioni, al contrario di quelli che sostengono la linea dura (25%). Sento regolarmente rabbini lamentarsi per le crescenti difficoltà di parlare di Israele ,infatti, troppo spesso, queste discussioni pubbliche finiscono miseramente quando gli autodefiniti "difensori di Israele" si sentono liberi di applicare criteri definiti dallo standard di fidelizzazione.
Mentre il voto di ieri è molto preoccupante per il futuro della Conferenza dei presidenti, molto bene può venire da esso. L' affermazione da parte dei dirigenti di diverse grandi organizzazioni che è accettabile il dialogo con persone con le quali si può dissentire, si spera possa arginare i modelli spaventosi del discorso nelle nostre comunità.
In quanto organo collegiale la Conferenza non è riuscita chiaramente ad esercitare il tipo di leadership finalizzato a promuovere un dialogo responsabile, a livello locale e internazionale.
La nostra tradizione ritiene che la possibilità di teshuvah sia sempre disponibile - ci auguriamo che questo possa essere un momento della resa dei conti per la Conferenza e per la comunità in generale. Spetta a ogni Ebreo, e soprattutto si i leader della comunità, dimostrare che siamo in grado di contenere la nostra ansia, ascoltare con rispetto e guadagnare il merito di servire la nostra gente.
Il rabbino Julie Schonfeld è il vice presidente esecutivo della Assemblea Rabbinica conservatore del movimento.

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