Il tikkun olam nella concezione mistica
di
Tullio Levi
Gershom Sholem nel suo fondamentale testo Le grandi correnti
della mistica ebraica fa risalire a Luria, il Maestro della
Kabbalah che visse a Zfat nel XVI secolo, la
sistematizzazione di una serie di concetti, tra cui quello del
Tikkun; il Tikkun è un concetto collegato
intimamente con la dottrina della Shevirat ha-Kelim, la
“rottura dei vasi” e con quella delle Sefirot: dottrine
già presenti, sia pure in forme diverse, nei testi del
misticismo più antichi. Il Tikkun - che Sholem chiama
“dottrina della guarigione o della riparazione” ha appunto lo
scopo di riparare alla “macchia” provocata da quella “rottura”
primordiale.
Prima
di addentrarsi in questa concezione, che Sholem stesso definisce
“ardita”, è opportuno soffermarsi brevemente sul tema delle
Sefirot, la cui origine viene fatta risalire ad un testo
provenzale del XII secolo: il Sefer ha-Bahir. In quel
libro l’idea delle Sefirot è collegata con le ventidue
lettere dell’alfabeto ebraico considerate quali elementi
primordiali, combinando le quali, Dio ha creato il mondo (e la
Torà che ne è stato lo strumento): in altri termini le
Sefirot sono l’essenza del verbo divino, la parola
creatrice, il “Vayomer Elohim” ripetuto per sei volte nei
sei giorni della creazione. Da quella concezione, con successive
evoluzioni, la più importante delle quali è contenuta nello
Zohar - il “Libro dello Splendore”, che viene fatto risalire
ai circoli del misticismo castigliano del XIII secolo - si
arriva alla definizione luriana delle Sefirot quali
emanazioni o manifestazioni divine.
Le 10
Sefirot luriane, partendo dal livello più alto (il più
vicino a Dio) e scendendo a quello più basso (il più vicino
all’uomo) sono:
1)
Keter Elyon, la suprema corona della divinità
2)
Chokhmà, la saggezza (all’origine della creazione)
3)
Binà, l’intelligenza (con cui è stata realizzata la
creazione)
4)
Chesed, l’amore (che pervade il creato)
5)
Gevurà o Din, la potenza che si manifesta come forza
giudicante
6)
Rachamim o Tiferet, la misericordia che media tra le
Sefirot precedenti
7)
Netzach, la stabile durata, l’eternità di Dio
8)
Hod, la maestà di Dio
9)
Yesod, il fondamento di tutte le forze che promanano da Dio
10)
Malkhut, il regno di Dio, indicato nello Zohar
come Keneseth Israel (Comunità di Israele) o come
Shekhinà (presenza divina nel mondo).
Fatta
questa premessa, si può affrontare il concetto di Tikkun:
all’origine esisteva solamente un’essenza divina chiamata en
sof cioè “infinito”. Ma l’“infinito” è incompatibile con ciò
che è per sua natura limitato, quale il “creato” che sta per
essere realizzato. Fu pertanto necessario che l’en sof si
ritirasse per lasciare libero uno spazio “finito” nel quale si
potesse appunto sviluppare la creazione. Questa operazione di
“ritiro” dell’essenza divina - dell’en sof - si
chiama tzim tzum. Una volta che l’en sof
ebbe compiuto lo tzim tzum cioè il ritiro, la luce divina
poté cominciare a fluire in questo spazio primordiale che si era
formato. In tale spazio primordiale la luce divina dette origine
ad un “uomo primordiale” chiamato adam kadmon (da non
confondere con il “primo uomo” che verrà creato successivamente
e che verrà chiamato adam ha-rishon). L’adam kadmon
fu una prima configurazione della luce divina che
fluiva dall’en sof nello spazio primordiale creatosi con
lo tzim tzum. Si trattò di un raggio di luce con una ben
precisa direzione e che rappresentò la prima e più alta forma
con cui la Divinità cominciò a manifestarsi (con un
antropomorfismo che si sposa con il concetto di uomo creato a
immagine di Dio). L’adam kadmon infatti aveva occhi,
bocca, orecchie e naso dai quali proruppero le luci delle dieci
Sefirot. Ma poiché ormai quelle luci avevano lasciato il
contesto infinito per entrare in quello definito, fu necessario
che esse fossero contenute in recipienti, “vasi”, kelim,
che avevano il compito di contenerle e di preservarle. I
recipienti contenenti le tre Sefirot più alte erano
adeguati a tale scopo. Quelli delle sette Sefirot
inferiori invece non erano sufficientemente robusti per
contenerle ed andarono in frantumi: fu questa la Shevirat
ha-Kelim, la rottura dei vasi cui si è fatto precedentemente
cenno. Questa rottura ebbe delle profonde implicazioni e
condizionò l’essenza stessa della creazione e dell’uomo che ne
fu posto al centro. I “cocci” le qelipot frutto di tale
rottura rappresentano, nella concezione luriana, le impurità, le
forze del male presenti nel mondo e l’archetipo di tutte le
rotture, le lacerazioni successive; ma su quei cocci sono
rimaste tracce della luce divina con cui originariamente furono
in contatto. L’uomo, in una visione cosmica del suo essere e del
suo ruolo, ha il compito di separare e di recuperare quelle
scintille di luce divina e tale aspirazione può essere
conseguita con il retto comportamento, con l’adempimento dei
propri doveri, in altre parole con l’osservanza scrupolosa delle
norme della Torà. Secondo questa concezione mistica il
Tikkun rappresenta dunque l’aspirazione dell’uomo al
recupero della luce divina in tutta la sua integrità col
conseguente ristabilimento dell’ordine originario: il Tikkum
Olam, cioè quel percorso la cui meta è la redenzione finale.
L’uomo e soltanto l’uomo ha dunque la facoltà e la
responsabilità di creare le condizioni per l’avvento dell’era
messianica.
http://www.hakeillah.com/2_14_09.htm l tikkun olam nella concezione mistica
Commenti
Posta un commento