Hanno un nome le 226 ragazze sequestrate in Nigeria Non dimentichiamole

 Foto: Know their names. Share this if you think girls are entitled to an education wherever they are in the world. #BringBackOurGirls




Hanno nome e cognome.
Erano 276. 50 sono riuscite a fuggire, 226 sono ancora sequestrate e pronte per essere vendute come schiave.
Unica loro colpa il desiderio di conoscenza. Andare a scuola.
Il prezzo a cui potrebbero essere vendute al mercato degli esseri umani, 12 dollari.



 
Know their names. Share this if you think girls are entitled to an education wherever 
they are in the world. #BringBackOurGirls

#Bringbackourgirls, l’appello mondiale per le ragazze nigeriane sequestrate


L’appello di Malala Yousafzai in favore delle 223 studentesse nigeriane rapite dall’organizzazione terrorista Boko Haram sta mobilitando il mondo. La ragazza pakistana, anch’ella vittima della violenza fondamentalista – fu aggredita quasi mortalmente dai pakistani – ha lanciato sui social network una campagna che chiede la liberazione delle giovani rapite e sequestrate perché andavano a scuola. Sotto l’hashtag #Bringbackourgirls, Portate a casa le nostre ragazze, milioni di persone si stanno mobilitando in loro favore.
La campagna è partita dalla studentessa pachistana Malala Yousafzai, icona della lotta contro i talebani in Pakistan e nel mondo, che ha chiamato “sorelle” le oltre duecento ragazze rapite in Nigeria dai fondamentalisti Boko Haram. Come scritto dall’agenzia TM News, in un’intervista alla TV americana Cnn, Malala, 16 anni, ha spiegato inoltre che il gruppo estremista dietro il rapimento di massa non comprende l’islam e non ha studiato il Corano: “Stanno abusando della parola islam perché hanno dimenticato che islam significa ‘pace’”, ha affermato la studentessa che nel frattempo vive a Birmingham. “Quando ho appreso delle ragazze rapite in Nigeria mi sono rattristata molto e ho pensato che le mie sorelle sono in prigione e che dovevo parlare per loro”, ha spiegato la giovane che nel 2012 nel nord-ovest del Pakistan è stata colpita alla testa da un proiettile esploso dai talebani, solo perché voleva andare a scuola. La campagna è stata appoggiata anche dalla First Lady americana Michelle Obama.

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