Israele, 10 anni dopo il rilascio Vanunu ancora sottoposto a restrizioni
La vicenda è nota. Nel 1986 Vanunu fornì al quotidiano britannico The Sunday Times informazioni sull’arsenale nucleare israeliano. Venne rapito a Roma, il 30 settembre dello stesso anno, da agenti dei servizi segreti israeliani e trasferito in Israele. Fu condannato a 18 anni di carcere, 11 dei quali trascorsi in isolamento.
Dal rilascio, avvenuto il 21 aprile 2004, Vanunu è sottoposto a sorveglianza di polizia. Tra i vari divieti che gli sono stati imposti, non può lasciare il paese, partecipare a chat online, entrare in ambasciate e consolati, avvicinarsi a meno di 500 metri dai confini internazionali, dai valichi di frontiera, dai porti e dagli aeroporti. Deve inoltre chiedere l’autorizzazione per comunicare con cittadini stranieri, giornalisti compresi.
Nel maggio 2010, Vanunu è stato imprigionato per tre mesi per aver parlato con cittadini stranieri. Ha trascorso il periodo di carcere in isolamento ad Ayalon, in un’unità speciale per detenuti pericolosi, con una sola ora d’aria al giorno, ufficialmente per proteggerlo da attacchi da parte di altri prigionieri.
Le autorità israeliane sostengono che le restrizioni alla libertà di Vanunu sono necessarie per impedirgli di divulgare ulteriori segreti circa il programma nucleare. Vanunu ha più volte dichiarato che tutto ciò che sapeva lo ha già reso noto e che non è in possesso di ulteriori informazioni. Le informazioni che aveva al momento dell’arresto sono di pubblico dominio e sono vecchie di 30 anni. Quale senso ha continuare a perseguitarlo per motivi di sicurezza nazionale?
In vista del loro rinnovo, previsto a maggio, Amnesty International ha sollecitato le autorità israeliane a rimuovere tutte le restrizioni nei confronti di Vanunu. di
Commenti
Posta un commento