Vento di Terra lettera: il sequestro degli scivoli ai bambini della scuola beduina

Ci
sono poche parole per descrivere l'ingiustizia, le violazioni
quotidiane e la violenza che subiscono i bimbi delle comunità beduine
nella cosiddetta "Area C". Ma forse le parole non servono più. O meglio
il senso di termini etici è lentamente derivato verso il proprio opposto
etimologico. La "Guerra umanitaria" è l'ossimoro più devastante per
chi, come noi, ne ha visto le conseguenze sul campo. Ma anche laddove
"sicurezza" diviene nei fatti sinonimo di violazione dei diritti
fondamentali altrui, il termine scivola nel paradosso. Che il sequestro
degli scivoli della nostra scuola -la Scuola di Gomme- renda più sicuro
lo stato d'Israele, apparirebbe meno assurdo a fronte di una reazione da
parte della diplomazia che da decenni si occupa senza alcun successo
della questione palestinese. Anche di fronte alle violazioni più
plateali, si afferma la politica del "basso profilo". Un profilo
talmente basso, da assomigliare alla concessione dell'impunità. In barba
alla costruzione illegale nell'area di confortevoli colonie per 40 mila
settlers, alle scuole di addestramento documentate dal nostro Giuliano
Camarda per milizie antiarabe dotate di armi da guerra, gli scivoli
diventano una minaccia temibile. La domanda è se questa sia solo
paranoia di uno stato che si sente onnipotente o se segua unicamente la
prassi della persecuzione. Israele non considera l'Area C territorio
palestinese, o almeno conteso. Lo considera proprio. Vi costruisce
autostrade, infrastrutture, basi a colonie a piacimento da quarant'anni.
E gli altri, gli arabi, i nemici di sempre, senza distinzioni né pietà,
devono solo andarsene. Con il beneplacito del "basso profilo"
pensiero".
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