Siria : Reyhanli. Storie di bambini, disegni e colori


Piove. Schiviamo le buche colme d'acqua, sobbalzando a bordo della vettura lungo un viale di breccino. La prima scuola che visitiamo è posta fuori Reyhanli, in un quartiere isolato di periferia.
I bimbi siriani scappati dalla guerra hanno trovato rifugio in città insieme ai loro genitori o parenti, riuscendo con fatica a continuare gli studi. Sono bambini dai 6 ai 10 anni d'età...bambini che hanno visto portarsi via tutto per mano di una guerra che infuria da circa tre anni. Provengono da Homs, Aleppo, Hama, Damasco o da altri piccoli e grandi villaggi della Siria.
Ci salutano con sorrisi, strette di mano e canzoni di benvenuto. Come da programma distribuiamo penne, colori, gomme, quaderni, libri e quant'altro possa aiutarli a continuare e migliorare la propria educazione.
Le insegnanti, cortesi fino all'inverosimile, ci invitano dentro tre classi leggendo ad alta voce una nostra lettera di presentazione. Segue poi la distribuzione dei disegni, che i bambini italiani hanno realizzato per i loro coetanei meno fortunati.
Ed è cosi che due mondi relativamente lontani si sono amalgamati in un misto di colori, fantasia e gioia bambinesca. Infanzie cosi drammaticamente diverse hanno trovato un legame affettivo proprio nei loro stessi disegni...
Georges Bernanos diceva: "Quando i saggi hanno raggiunto il limite estremo della loro saggezza, conviene ascoltare i bambini". Che sia magari lo strumento giusto per abbattere  muri di silenzio?
Suona l'intervallo. Una marea colorata si alza e salutandoci frettolosamente fuoriesce dalle aule per giocare nel cortile della piccola scuola. Mi chiedo cosa hanno visto quegli occhi prima della fuga, l'arrivo in un campo profughi ed il successivo passo verso la Turchia?!
Abbiamo la fortuna di visitare anche un'altra scuola, definita da molti "la miglior scuola di Reyhanli". Un ampio cancello rosso-arancio ci dà il benvenuto dentro una struttura di notevole livello. Ciò che incontriamo è il massimo che può scaturire dalla fantasia dei bambini. L'entusiasmo dei piccoli alunni corre nei corridoi e inonda le aule.
Lasciamo la struttura con il sorriso sulle labbra, sapendo di aver consolidato utili legami collaborativi, ma soprattutto affettivi. Prima di salire in macchina, un piccolo studente di nome Abdul ci porge un ampio foglio con su scritto: we are waiting for the help of italian people...faremo si che la sua richiesta non resti soltanto impressa in un foglio, ma svegli la coscienza degli indifferenti.

(Dello stesso autore il fotoreportage "Sguardi siriani: i bambini di Atma")

17 Gennaio 2014

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