53 militari israeliani rifiutano di combattere per Sharon e per le colonie

di ZVI SCHULDINER I nostri ragazzi

Ieri sul principale quotidiano israeliano, Haaretz, è uscito con enorme evidenza un drammatico annuncio a pagamento: un grido di quella che è considerata la crema della società israeliana. Non sono più gli obiettori di coscienza di Yesh Gvul e altri gruppi pacifisti. Adesso sono gli ufficiali e i soldati dell'occupazione ad affermare con assoluta chiarezza di essere stanchi del ruolo repressivo cui sono stati chiamatiRiaffermano il loro credo politico, sono stati educati negli ideali del sionismo, hanno servito a più riprese nell'esercito. Ma non ne possono più. Sono più di cinquanta e la loro coscienza è devastata. Oggi anche loro si rendono conto del ruolo criminale cui l'occupazione li ha costretti. E hanno deciso di aderire a una minoranza ogni giorno più consapevole che gli obiettivi perseguiti dal governo Sharon sono la guerra e l'occupazione sempre più brutale. Sono carristi e paracadutisti, marinai e artiglieri, ma tutti sanno benissimo qual è il prezzo di sangue dell'occupazioneNon è necessario aggiungere molto a quanti proclamano che non saranno più soldati al servizio dell'occupazione e fanno capire, con una metafora che rimanda alla guerra dell'82 in Libano ("la guerra per la pace in Galilea"), che non serviranno più nella guerra per la pace degli insediamenti colonici. Anche l'altro quotidiano Yediot Ahronot e la tv israeliana hanno dedicato grande spazio al caso. Questo vuol dire che si tratta di una voce molto forte che si alza dal di dentro della élite israeliana. Quelli che si chiamano "i nostri migliori ragazzi"Adesso alcuni di loro mostrano alla luce del sole le crepe di una società traumatizzata che va ad occhi chiusi dietro uno Sharon che punta, a occhi bene aperti, verso la guerraE' un appello alla società israeliana. Ma è anche un grido d'allarme per tutti coloro che tacciono. Bisogna evitare ad ogni costo che l'Europa si trinceri dietro un nuovo silenzio complice. Si deve dire un no secco ai progetti criminali di Sharon. Progetti che porteranno a una nuova tragedia. Non solo per le vittime palestinesi ma anche per tutti gli israeliani. 
Da il manifesto 26 Gennaio 2002

53 militari israeliani rifiutano di combattere per Sharon e per le colonie

Noi, ufficiali e soldati combattenti di riserva di Tzahal, che siamo stati educati nel grembo del sionismo e del sacrificio per lo stato di Israele, che abbiamo sempre servito in prima linea, che siamo stati i primi, per ogni compito, facile o difficile che fosse, a difendere lo Stato di Israele e a rafforzarloNoi, ufficiali e soldati combattenti che serviamo lo Stato di Israele durante lunghe settimane ogni anno, nonostante l'alto prezzo personale che abbiamo pagatoNoi che siamo stati in servizio di riserva in tutti i territori e che abbiamo ricevuto ordini e istruzioni che non hanno niente a che fare con la sicurezza dello Stato, e il cui unico obiettivo la dominazione sul popolo palestineseNoi che con i nostri occhi abbiamo visto il prezzo di sangue che l'occupazione impone su entrambe le parti di questa divisioneNoi che abbiamo sentito come gli ordini che ricevevamo stavano distruggendo tutti i valori di questo paeseNoi che abbiamo capito che il prezzo dell'occupazione la perdita dell'immagine umana di Tzahal e la corruzione dell'intera societ israeliana.Noi che sappiamo che i territori occupati non sono Israele, e che tutte le colonie sono destinate ad essere rimosse..Noi dichiariamo che non continueremo a combattere in questa guerra per la pace delle colonie, che non continueremo a combattere oltre la linea verde per dominare, espellere, affamare e umiliare un intero popoloNoi dichiariamo che continueremo a servire Tzahal in qualsiasi obiettivo che serva la difesa dello Stato di Israele. L'occupazione e la repressione non hanno questo obiettivo. E noi non vi parteciperemo.
3 sabato 2 maggio 2009
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editoriale HaaretzLa speranza e i campi minati

Invece di proporre un piano o presentare i passi che potrebbero portare Israele ed i Palestinesi di nuovo sul percorso del dialogo, il primo ministro Ariel Sharon si è concentrato nel suo discorso di giovedì su vuote parole circa l'immagine di sè israeliana e la "speranza" che batte nei cuori dei cittadini. In conformità con un richiamo superficiale alla necessità di "saldezza", e dopo avere parlato a molti nel pubblico israeliano, Sharon ha annunciato al suo pubblico che non si discosterà dalla politica fallimentare da lui seguita finora, che ha lasciato pochi con un qualsiasi ottimismo. Sharon non ha esibito la saldezza, ma la ostinazione d'un leader debole che difetta di capacità di analisiSe c'è una qualsiasi speranza che batte nei cuori degli israeliani, il primo ministro si è posizionato come una barriera fra loro e quella speranza. Anziché un progetto per costruire rapporti di vicinato basati sull'equità, ha promesso alla nazione paura, e ad i vicini disperati, recinzioni, mine, cani e ostacoli. La sua risposta alla nuova iniziativa saudita, il cui punto focale è la normalizzazione delle relazioni fra gli stati arabi e Israele in cambio d'un ritiro dai territori occupati (con aggiustamenti dei confini), è un programma di sicurezza fondata sul filo spinato il cui scopo è perpetuare l'attuale pantano. Sharon non ha accennato all'occupazione e non ha fatto neppure un generico riferimento al futuro che promette ai residenti della regioneIdee quali la messa in opera di "zone cuscinetto di sicurezza" hanno trovato molti sostenitori fra i politici e pure nell'estabilishment della difesa. Ciò è nient'altro d'una soluzione tattica ad una disputa che è fondamentalmente politica ed ideologica. Chiunque fortifichi i confini senza concludere l'occupazione sta evitando la ricerca d'una soluzione pratica al problema della sicurezza. Il programma di zone cuscinetto protegge gli insediamenti ed assicura il confronto continuo e le punizioni collettive: limitazioni di movimento, blocchi stradali, l'abbattimento di case, lo sradicamento dei frutteti e dei campiSharon sta promettendo agli israeliani un sedativo costoso, invece di proporre delle iniziative efficaci. L' efficacia del programma è discutibile, ma il suo costo è conosciuto ed è alto. È dubbio che salvi vite, ma è chiaro che richiederà risorse enormi all'economia e alla società. Chiaramente, non porterà alla fine del conflitto nè darà avvio ad un processo di ricostruzione, di sviluppo e prosperità così essenziali per gli israeliani ed i PalestinesiSharon sta portando avanti un programma che è un completo paradosso. Fortifica Israele dietro un confine immaginario, ma oltre esso, mantiene gli insediamenti ed i coloni sul posto. Non sta proponendo una fine all'occupazione, ma una sua fortificazione. Non uno sforzo per concludere il conflitto, ma un modo per perpetuarlo. Certo, nessuno promette che il processo di pace fra Israele ed i Palestinesi produrrà frutti immediati ed è possibile che lo stato di Israele richiederà non soltanto precisi e riconosciuti confini, ma anche uno che sia ben fortificato. Ma a quel punto tali confini separeranno lo stato di Israele e lo stato del Palestinesi; separerà gli israeliani ed i Palestinesi
E' una sventura che i rappresentanti del partito laburista nel governo stiano sostenendo un programma il cui contributo alla perpetuazione dell'occupazione e degli stabilimenti è ben più grande del suo contributo alla sicurezza e alla pace. È triste che i ministri laburisti stiano a guardare in posizione defilata mentre il primo ministro promuove illusioni di sicurezza all'interno dell'opinione pubblica - mentre respinge ogni idea in cui ci sia persino un solo suggerimento d'una genuina soluzione pacifica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Israele Palestina:2001-2007

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