53 militari israeliani rifiutano di combattere per Sharon e per le colonie
di ZVI SCHULDINER I nostri ragazzi
Da il manifesto 26 Gennaio 2002
53 militari israeliani rifiutano di combattere per Sharon e per le colonie
3 sabato 2 maggio 2009
editoriale HaaretzLa speranza e i campi minati
Invece
di proporre un piano o presentare i passi che potrebbero portare
Israele ed i Palestinesi di nuovo sul percorso del dialogo, il primo
ministro Ariel Sharon si è concentrato nel suo discorso di giovedì su
vuote parole circa l'immagine di sè israeliana e la "speranza" che batte
nei cuori dei cittadini. In conformità con un richiamo superficiale
alla necessità di "saldezza", e dopo avere parlato a molti nel pubblico
israeliano, Sharon ha annunciato al suo pubblico che non si discosterà
dalla politica fallimentare da lui seguita finora, che ha lasciato pochi
con un qualsiasi ottimismo. Sharon non ha esibito la saldezza, ma la
ostinazione d'un leader debole che difetta di capacità di analisiSe c'è
una qualsiasi speranza che batte nei cuori degli israeliani, il primo
ministro si è posizionato come una barriera fra loro e quella speranza.
Anziché un progetto per costruire rapporti di vicinato basati
sull'equità, ha promesso alla nazione paura, e ad i vicini disperati,
recinzioni, mine, cani e ostacoli. La sua risposta alla nuova iniziativa
saudita, il cui punto focale è la normalizzazione delle relazioni fra
gli stati arabi e Israele in cambio d'un ritiro dai territori occupati
(con aggiustamenti dei confini), è un programma di sicurezza fondata sul
filo spinato il cui scopo è perpetuare l'attuale pantano. Sharon non ha
accennato all'occupazione e non ha fatto neppure un generico
riferimento al futuro che promette ai residenti della regioneIdee quali
la messa in opera di "zone cuscinetto di sicurezza" hanno trovato molti
sostenitori fra i politici e pure nell'estabilishment della difesa. Ciò è
nient'altro d'una soluzione tattica ad una disputa che è
fondamentalmente politica ed ideologica. Chiunque fortifichi i confini
senza concludere l'occupazione sta evitando la ricerca d'una soluzione
pratica al problema della sicurezza. Il programma di zone cuscinetto
protegge gli insediamenti ed assicura il confronto continuo e le
punizioni collettive: limitazioni di movimento, blocchi stradali,
l'abbattimento di case, lo sradicamento dei frutteti e dei campiSharon
sta promettendo agli israeliani un sedativo costoso, invece di proporre
delle iniziative efficaci. L' efficacia del programma è discutibile, ma
il suo costo è conosciuto ed è alto. È dubbio che salvi vite, ma è
chiaro che richiederà risorse enormi all'economia e alla società.
Chiaramente, non porterà alla fine del conflitto nè darà avvio ad un
processo di ricostruzione, di sviluppo e prosperità così essenziali per
gli israeliani ed i PalestinesiSharon sta portando avanti un programma
che è un completo paradosso. Fortifica Israele dietro un confine
immaginario, ma oltre esso, mantiene gli insediamenti ed i coloni sul
posto. Non sta proponendo una fine all'occupazione, ma una sua
fortificazione. Non uno sforzo per concludere il conflitto, ma un modo
per perpetuarlo. Certo, nessuno promette che il processo di pace fra
Israele ed i Palestinesi produrrà frutti immediati ed è possibile che lo
stato di Israele richiederà non soltanto precisi e riconosciuti
confini, ma anche uno che sia ben fortificato. Ma a quel punto tali
confini separeranno lo stato di Israele e lo stato del Palestinesi;
separerà gli israeliani ed i Palestinesi
E'
una sventura che i rappresentanti del partito laburista nel governo
stiano sostenendo un programma il cui contributo alla perpetuazione
dell'occupazione e degli stabilimenti è ben più grande del suo
contributo alla sicurezza e alla pace. È triste che i ministri laburisti
stiano a guardare in posizione defilata mentre il primo ministro
promuove illusioni di sicurezza all'interno dell'opinione pubblica -
mentre respinge ogni idea in cui ci sia persino un solo suggerimento
d'una genuina soluzione pacifica.
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