Rabbini per i diritti umani : Alberi di speranza

Lo scorso giovedì, l’organizzazione israeliana Rabbis for Human Rights ha promosso una celebrazione inusuale del Tu B’Shvat, piantando 100 alberi insieme agli abitanti del villaggio palestinese di Jalud, che si trova a nord-est di Nablus. Negli scorsi due anni Jalud è stato preso di mira da numerosi attacchi di “price tag” da parte dei coloni provenienti dal vicino avamposto di Esh Kodesh.

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Il rabbino Arik Ascherman del gruppo  Rabbis for Human Rights a Jalud
Solo quattro giorni prima c’era stato un tentativo di sradicare alcune piante d’ulivo appartenenti ad alcuni contadini di Jalud, probabilmente un atto di ritorsione per gli eventi del 7 gennaio accaduti nel vicino villaggio di Qusra, quando gli abitanti hanno catturato 18 coloni, che si erano intromessi nella comunità per compiere un attacco e li hanno trattenuti fino all’arrivo della polizia palestinese e delle forze di sicurezza israeliane.
Gli alberi sono stati piantati in mattinata da alcuni volontari che sono giunti da Gerusalemme e Tel Aviv, dagli abitanti del villaggio e dai componenti del gruppo Rabbis for Human Rights. I volontari si sono poi recati nel vicino villaggio di Deir Istya, dove, il giorno prima, all’alba, i coloni avevano cercato di dar fuoco alla moschea. Il piano è stato sventato dagli abitanti che hanno scoperto i coloni in tempo e sono riusciti ad evitare la totale distruzione della moschea. La porta d’ingresso al luogo di culto è andata però distrutta e alcuni scritte in ebraico come “vendetta per il sangue versato dai servi si dio” sono state lasciate sui muri.
Il sindaco di Deir Istya e il direttore degli affari religiosi del distretto hanno tenuto un discorso ai volontari e agli abitanti del villaggio. Il rabbino Arik Ascherman del gruppo Rabbis for Human Rights, un’associazione di rabbini ortodossi, riformisti, conservatori e ricostruzionisti che si oppongono all’occupazione e alla violazione dei diritti umani in Israele e in Cisgiordania, ha detto: “Oggi abbiamo piantato degli alberi di speranza, sia in senso concreto che figurativo.” Ascherman ha inoltre condannato le azioni dei coloni, definendole una “profanazione del nome di dio” in quanto compiute in suo nome. Un membro del Parlamento palestinese ha anche condannato i crimini d’odio compiuti dai coloni e ha espresso la speranza per un futuro stato palestinese libero.
I “price tag”, stando a un report del presidente dei Diritti Umani dell’UNESCO presentato all’Università Nazionale Al Najah e all’Alternative Information Center, sono la logica conseguenza dell’impresa coloniale israeliana e un’importante aspetto della politica israeliana nei Territori Occupati. Il documento Outposts and Price Tag Violence: A Blow Upon a Bruise dimostra che gli attacchi “price tag”, condotti durante la notte da alcuni coloni che si infiltrano nel cuore dei villaggi palestinesi e che includono atti razziali e religiosi contro i palestinesi, appaiono intenzionalmente provocatori e con l’obiettivo di spingere i palestinesi a una reazione. Il governo israeliano teme ulteriori “price tag” che potrebbero destabilizzare la situazione in Cisgiordania e che di conseguenza lo costringerebbero a non demolire gli avamposti.Alberi di speranza
Michel Capeluto
Alternative Information Center
Foto: Rabbis for Human Right

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