M. O.: Israele punta al 13% della Cisgiordania in futuro accordo
(AGI) - Gerusalemme, 19 gen. - Israele alza la posta e punta ad ottenere il 13% dei territori occupati in Cisgiordania in un eventuale accordo sui due Stati con i palestinesi. Il premier Banjamin Netanyahu avrebbe infatti espresso al segretario di Stato Usa John Kerry l'intenzione di voler annettere un blocco di insediamenti in piu' dei tre oggetto della trattativa. Finora Israele aveva sempre manifestato l'intenzione di assorbire tre blocchi: Etzion nel sud, Maaleh Adumim a est di Gerusalemme e Ariel nel nord. Secondo quanto rivelato dalla radio militare invece, Netanyahu sta cercando di inserire nell'eventiale accordo un blocco di insediamenti nel cuore della Cisgiordania, quello che raggruppa Beit El, Ofra e Psagot, che si trovano a nord e a est di Ramallah.
Si tratta di un'area di insediamenti a grappolo molto vicini tra loro in cui vive la maggioranza dei coloni della Cisgiordania, circa 367.000. Se cosi' fosse, Israele ingloberebbe nel proprio Stato il 13% dei territori della Cisgiordania occupati, una percentuale che la radio ha definito "molto elevata" se si pensa che ai tempi di Ehud Barak (2001) le pretese di Israele erano tra il 6 e l'8%, mentre nel 2008, con Ehud Olmert premier, del 7%. I palestinesi puntano invece a cedere il 2% dei territori occupati in Cisgiordania. L'ufficio di Netanyahu non ha voluto commentare la notizia. (AGI) .
MO: Israele punta al 13% della Cisgiordania in futuro accordo
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Beit El, il quarto blocco che isolerà Gerusalemme
adminSito
lunedì 20 gennaio 2014 13:41
La Cisgiordania e i blocchi di insediamenti lungo i suoi confini
dalla redazione
Roma, 20 gennaio 2014, Nena News - Non
più tre, ma quattro blocchi di colonie nella Cisgiordania occupata da
annettere allo Stato di Israele: è l’ultima richiesta fatta dal premier
israeliano Benjamin Netanyahu al segretario di Stato americano John
Kerry nell’ambito dell’agonizzante negoziato con l’Autorità palestinese.
Secondo quanto rivelato ieri dalla Radio dell’esercito israeliano,
Netanyahu vorrebbe annettere alle frontiere di Tel Aviv il blocco di
Beit El (che comprende gli insediamenti di Beit El, Ofer e Psagot),
oltre ai già noti blocchi di Ariel al nord, Maale Adumim all’est e Gush
Etzion al sud dei territori occupati. Nell’insieme, il 13 per cento di quel che rimane del futuro stato palestinese.
Israele, secondo la corrispondente della radio Ilil Shahar, è pronta a dare in
cambio “il 3 o il 4 per cento di territorio israeliano” – in bassa
Galilea, nella zona del “triangolo” a maggioranza palestinese – più una
compensazione in denaro per il resto. La “generosa” offerta non è stata
ancora discussa da Kerry né dalla delegazione palestinese, che ha sempre
rifiutato uno scambio di territorio superiore al 2 per cento. Lo
scambio di terre – o meglio lo scambio di popolazioni – era stato già
proposto da Netanyahu due settimane fa, quando nella vigilia dell’arrivo
di Kerry il quotidiano Maariv aveva rivelato il piano israeliano di cessione di quasi 300 mila palestinesi cittadini di Israele all’Anp.
Così facendo, la percentuale di arabi nello stato ebraico passerebbe
dal 20 al 12 per cento. E il sogno di una nazione “per soli ebrei”
sarebbe sempre più vicina.
L’annessione di porzioni di Cisgiordania
era stato proposto anche nei precedenti negoziati: nel 2001 l’allora
premier Ehud Barak aveva ventilato un perimetro che andava dal sei
all’otto per cento dei territori occupati; nel 2008 l’ex premier Ehud
Olmert si era invece fermato al sette per cento. Il team palestinese,
nel tentativo di contenere il più possibile il furto del suo territorio,
ha fissato la soglia massima di scambio di territori al 2 per cento. In
quest’ottica, la proposta di Netanyahu appare impossibile: “Israele –
ha commentato all’AFP Shaul Arieli, esperto di mappatura dei confini
israelo-palestinesi – non ha la capacità di compensare i palestinesi a
quel livello, il nostro potenziale per la compensazione non è più di 3-4
per cento, e, naturalmente, l’idea di pagare è inaccettabile”.
Una quindicina di blocchi di insediamenti rosicchiano i confini del futuro stato palestinese da nord a sud,
inclusi per la maggior parte all’interno del muro di separazione
costruito da Tel Aviv a partire dal 2002. Il blocco di Beit El si trova
invece all’interno della Cisgiordania, a nord-est di Ramallah. Una sua
eventuale annessione, aggiunta a quella ormai inesorabile del blocco di
Maale Adumim, contribuirebbe a separare ancora di più Gerusalemme dal
resto della Cisgiordania e, con l’annessione di Gush Etzion a sud,
allontanerebbe per sempre il sogno – pur sancito dal diritto
internazionale – di fare della Città Santa la capitale dello Stato di
Palestina. Nena News.
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