Boldrini :Gaza rischia di esplodere
Tel Aviv ĆØ una culla delle più moderne start up ma a poche decine di km di distanza c’ĆØ la povertĆ estesa di Gaza»: cosƬ Laura Boldrini, presidente della Camera, riassume ciò che più l’ha colpita durante il viaggio in Israele e nei Territori palestinesi.
Perché è venuta in Medio Oriente?
«Per ricambiare la visita a Roma di Yuli Edelstein, presidente della Knesset, e sancire l’impegno alla collaborazione. Ć una visita istituzionale e dunque servono rapporti con la societĆ civile: a Tel Aviv ho visto il Centro Peres, a Gaza ho incontrato i cooperanti. Non potevo non andare anche a Gaza e Ramallah».
Cosa ha visto nella Striscia di Gaza?
«A breve distanza dalla prima nazione per start up, ci sono a Gaza più di un milione di persone che ricevono aiuti alimentari, ĆØ un’emergenza. Gaza ĆØ chiusa, con procedure lunghe per uscire, i tunnel con l’Egitto sigillati: una situazione critica».
Come superarla?
«La strada per la pace ĆØ lo sviluppo, cioĆØ lasciare alle persone la possibilitĆ di lavorare, svolgere attivitĆ , muoversi ed avere un futuro. Quando non c’ĆØ risentimento ĆØ più facile riconoscere l’altro, cedere qualcosa. Se invece la vita ĆØ un percorso ad ostacoli tutto ĆØ più difficile e si carica di rancore. Come ho detto al Tempio italiano a Gerusalemme e a Gaza bisogna ascoltare le ragioni dell’altro, avere umiltĆ , mettersi nei panni del prossimo, gestire meglio i propri sentimenti, lavorare per lo sviluppo comune, saper fare passi indietro. Mettendoci nei panni di un immigrato africano affogato a Lampedusa, dei palestinesi isolati a Gaza o di una famiglia israeliana con un figlio ammazzato in un attentato capiremmo di più».
PerchƩ a Gaza non ha incontrato i rappresentanti di Hamas?
«PerchĆ© l’Italia fa parte dell’Ue, che si ĆØ data delle linee guida. Per arrivare ad avere un’unica politica estera ĆØ importante parlare con una sola voce».
Uno dei cooperanti che ha incontrato, Massimo Annibale Rossi, ha chiesto di dialogare con Hamas sui temi umanitari. Cosa ne pensa?
«Mi ha chiesto cosa fare per aiutare Gaza, gli ho risposto che il lavoro delle Ong deve continuare raccontando ciò che avviene. La mia parte la faccio anche venendo qui, parlando con l’informazione e dando voce alle storie sui social media. Nel mio sito ho le storie del Centro Peres e ci saranno quelle di Gaza».
ScriverĆ al ministro degli Esteri Bonino sulla visita?
«Bonino non ha bisogno dei miei consigli ma le scriverò per valutare se l’Italia può fare qualcosa di più per sostenere lo sviluppo di tanti giovani palestinesi che hanno idee ma non mezzi. L’Italia ĆØ per il dialogo. Sono venuta qui per fare la mia parte».
Poche ore prima del suo arrivo a Gaza, Ashkelon ĆØ stata bersagliata da razzi della Striscia. Che valutazione ne dĆ ?
«Il lancio di razzi da Gaza ĆØ una violenza inaccettabile. Ciò detto non aiutano neanche le dichiarazioni del ministro della Difesa israeliana che hanno sorpreso tutti, a cui ĆØ seguita la reazione di Kerry. Quando ci si avvicina a momenti importanti di un negoziato possono esserci fibrillazioni».
Cosa l’ha colpita di più in Israele?
«Ha una societĆ civile vibrante, con organizzazioni che parlano apertamente anche sulla pace. Ć una democrazia robusta con tante contraddizioni. Dai miei incontri posso dire che non siamo d’accordo su Iran e flussi migratori ma in comune abbiamo le posizioni su ambiente, hi-tech, donne in politica e questioni di genere».
“Gaza rischia di esplodere” La denuncia dell’Onu: la chiusura di tunnel con l’Egitto ha messo in ginocchio l’economia di Maurizio Molinari qui
La Stampa 17.1.14 Boldrini: “È un’emergenza L’unica strada è lo sviluppo” La presidente della Camera in visita in Israele e nella Striscia di M. Mo. qui
Maurizio Molinari
«La Striscia rischia di esplodere perchĆ© le tensioni interne sono a livello di guardia»: ad affermarlo ĆØ Robert Turner, direttore delle operazioni a Gaza dell’Unrwa, l’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi che assiste 1,1 milioni su 1,7 milioni di abitanti. L’occasione ĆØ l’incontro nella scuola femminile del Beach Camp con il presidente della Camera, Laura Boldrini. Davanti ad un tavolo con dolci e tazzine di caffĆØ, in una delle aule della scuola costruita nel 1995 con fondi italiani, il canadese Turner descrive con cura la dinamica dell’escalation in atto. «La decisione dell’Egitto di chiudere in giugno i tunnel che lo collegavano alla Striscia ha fatto venir meno 1 milione di litri di carburante e 7.500 tonnellate di materiale di costruzione al giorno» esordisce, spiegando che ciò «ha causato un’impennata della disoccupazione anche perchĆ© chi lavorava ai tunnel ha perso il lavoro». L’azzeramento del «tunnel trade» - il commercio via tunnel sotterranei - ha inoltre privato Hamas delle imposte sui beni «importati» con la conseguenza che, aggiunge Turner, «in novembre metĆ degli stipendi pubblici non sono stati pagati» e molti insegnanti sono stati licenziati. Di conseguenza «l’amministrazione locale mostra segni di indebolimento» e Hamas, che controlla Gaza dal successo militare contro Al Fatah nel 2007, ĆØ segnata da «preoccupazioni».
«Negli ultimi sei mesi la situazione si ĆØ deteriorata in modo enorme» aggiunge Filippo Grandi, commissario dell’Unrwa, ricordando che «il blocco di Gaza ĆØ illegale da un punto di vista del diritto internazionale». Fra i segnali di deterioramento del controllo di Hamas, Turner indica la crescente attivitĆ di gruppi salafiti legati ad Al Qaeda cosƬ come il lancio di cinque razzi contro la cittĆ israeliana di Ashkelon nella notte di mercoledƬ. «Un simile attacco, da cinque punti diversi contro una grande cittĆ non può essere opera dei salafiti» spiega l’alto funzionario Onu, lasciando intendere che Hamas potrebbe aver deciso di far salire la tensione con Israele per recuperare popolaritĆ e controllo. «La situazione non ĆØ mai stata cosƬ tesa dalla vigilia del novembre 2012» spiega Turner evocando l’ultimo conflitto Israele-Hamas.
Ad avvalorare questa lettura della situazione interna nella Striscia sono le testimonianze dei cooperanti italiani, che incontrando Laura Boldrini nell’asilo realizzato da «Vento di Terra» a Um Al Nasser, si soffermano sul crescente scontento popolare. «A Gaza il 41 per cento dei giovani ĆØ senza lavoro a seguito della chiusura dei tunnel da parte degli egiziani e del blocco israeliano, c’ĆØ poca acqua potabile, l’inquinamento della falda idrica causa malattie nei bambini» riassume Salvo Maraventano dell’ong Ciss mentre Francesco Di Michele, di Gdc, sottolinea come la «carenza di elettricitĆ ha impedito di attivare le pompe aspiranti in occasione delle recenti inondazioni che hanno portato a ondate di liquame alte 9 metri».
La mancanza di corrente chiama in causa la scelta dell’AutoritĆ palestinese di ridurne la fornitura per i dissensi con Hamas.
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