A FALLUJA POLIZIA CONTRO MILIZIANI, CIVILI IN FUGA
Per la prima volta da giorni agenti di
polizia hanno ricominciato a pattugliare per le strade di Falluja, città
dalla turbolenta regione di Al Anbar dalla scorsa settimana sotto
controllo dei miliziani dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante,
legato ad al Qaida. Lo riferiscono fonti di stampa panarabe precisando
che il ritorno dei poliziotti sarebbe il risultato di una trattativa con
i capi locali delle tribù sunnite, quelle favorevoli al governo
centrale, che hanno chiesto il ritiro dei militari dalla provincia. In
cambio combattenti tribali si sarebbero impegnati, con il contributo di
agenti di polizia, a contrastare gli estremisti. Nei punti nevralgici di
Falluja, all’ingresso dei principali quartieri e davanti ai simboli del
potere presidiano gruppi di combattenti locali e poliziotti. Tuttavia
altri settori della città sarebbero ancora in mano agli uomini armati
vicini ad al Qaida. In base ad alcune fonti di stampa internazionale, in
realtà sarebbero questi ultimi ad aver autorizzato, in condizioni non
meglio precisate, il dispiegamento parziale della polizia a Falluja.
Informazioni contrastanti emblematiche di una situazione ancora incerta
sul terreno dove, secondo altre informazioni, combattimenti sarebbero
tutt’ora in corso.
A conferma di uno scenario confuso la
Mezzaluna rossa irachena ha annunciato che negli ultimi giorni più di
13.000 famiglie sono scappate da Falluja, in fuga da scontri e bombe.
Ieri fonti di sicurezza irachene hanno riferito dell’uccisione di 25
‘estremisti’ in un bombardamento aereo alle porte di Ramadi. La maggior
parte dei civili ha trovato rifugio da altri parenti, in scuole e
edifici pubblici di vicine località della provincia ad ovest di Baghdad.
Per Nickolay Mladenov, alto dirigente Onu in Iraq, la situazione
umanitaria nella regione è “molto critica” ed è destinata ad “aggravarsi
ulteriormente” come conseguenza delle operazioni militari contro i
miliziani a Falluja e nel vicino capoluogo provinciale di Ramadi. Si
stanno esaurendo gli stock di cibo, medicinali e acqua a Falluja dove
“nonostante una parvenza di normalità oggi la situazione rimane molto
tesa” ha aggiunto Mladenov.
In un intervento radiotelevisivo Nuri al
Maliki, contestato primo ministro del governo sciita, ha avvertito che
la “guerra sacra” contro al Qaida continuerà fino alla riconquista di
Falluja e Ramadi, invitando tutti quelli che hanno raggiunto i gruppi
locali estremisti a “tornare alla ragione e abbandonare la lotta”.
La provincia di Al Anbar, a maggioranza
sunnita, è divenuta negli ultimi mesi l’epicentro delle contestazioni
della comunità sunnita irachena che contesta ad Al Maliki e al suo
esecutivo – sostenuto da Iran e Stati Uniti – discriminazioni e abusi di
potere.
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