Prawer Plan, una nuova colonia in Naqab
una nuova colonia in Naqab
Via
libera del governo alla costruzione di un insediamento ebraico al posto
di un villaggio palestinese. Un bambino perde la vita nella demolizione
di una casa beduina.di Emma Mancini
Gerusalemme, 12 novembre 2013, Nena News - L'annuncio della nuova manifestazione contro il Piano Prawer arriva insieme a due notizie drammatiche per le comunità beduine palestinesi del Naqab, a Sud dello Stato di Israele.
Venerdì
un bambino di dieci anni è rimasto ucciso durante la demolizione di una
casa palestinese nel villaggio non riconosciuto di Sawawin. Per evitare
l'intervento della polizia israeliana e il pagamento di una multa
salatissima al governo, una famiglia beduina ha deciso di procedere da
sola alla distruzione della propria abitazione, su cui pendeva un ordine
di demolizione. Durante la distruzione, però, alcune macerie sono
cadute dove due bambini stavano giocando: uno di loro è morto, l'altro -
gravemente ferito - è in terapia intensiva. Non è il primo caso di
autodemolizione in Naqab: sono sempre più numerose le famiglie
palestinesi costrette a distruggere il luogo dove vivono per evitare la
violenza della polizia israeliana.
Risale
a domenica, invece, l'approvazione da parte del consiglio dei ministri
israeliano di un piano per la creazione di una nuova comunità ebraica in
Naqab. Ad essere direttamente minacciati, sono i 500 residenti del
villaggio beduino di Umm Al-Hiran, che sorge esattamente dove si prevede
la costruzione della nuova colonia israeliana di Hiran. Non solo: il
governo Netanyahu ha dato il via libera anche alla creazione di un
secondo insediamento ebraico nell'area, Kasif. Ai beduini di Umm
Al-Hiran Tel Aviv ha già "offerto" delle soluzioni, accompagnate agli
ordini di sgombero: siti alternativi dove muovere la loro comunità
(senza però promettere di riconoscere poi l'eventuale nuovo villaggio),
esempio dell'aperta discriminazione etnica delle politiche israeliane.
Queste
le conseguenze drammatiche e dirette del Piano Prawer, progetto delle
autorità israeliana per "ripulire" il deserto del Naqab dalle comunità
beduine che vi risiedono da decenni, alcune arrivate dopo la Nakba del
1948, altre residenti nell'area da ben prima la creazione dello Stato di
Israele. Il Piano Prawer, già approvato in prima lettura alla Knesser
(il parlamento israeliano, ndr), prevede la distruzione di 45
villaggi beduini non riconosciuti da Tel Aviv, l'espulsione e il
trasferimento forzato di 40-70mila beduini palestinesi e la seguente
urbanizzazione forzata in nuove "township" e, infine, la confisca di
oltre 800mila dunam di terre (un dunam è pari a mille metri quadrati, ndr).
Da
mesi in tutta la Palestina storica, da Haifa a Gaza, si susseguono
manifestazioni di protesta contro il piano, manifestazioni seguite a una
dura repressione da parte delle forze militari israeliani, con decine
di feriti e di arrestati. Il 30 novembre si terrà un nuovo evento
nazionale, l'International Day of the Naqab - con manifestazioni in
Naqab a Ramallah, a Gaza City e in alcune città estere - contro quella
che l'alto commissario per i diritti umani dell'ONU, Navi Pillay, ha
definito "una politica discriminatoria di trasferimento forzato delle
comunità beduine". Un progetto che risale al 2011 e che prevede un
complesso sistema di rimborsi, quasi impossibili da ottenere, e la
cacciata dei beduini da villaggi già oggi privi di alcun servizio
pubblico: mancano acqua, elettricità, scuole, mezzi pubblici, fognature,
perché per Tel Aviv quei 45 villaggi non esistono.
Ma
a spaventare di più le comunità beduine è la minaccia di trasferimento
in township costruite dal governo israeliano, dove perderebbero il loro
tradizionale stile di vita, il contatto con la natura, una vita
quotidiana fatta di cura della terra e del bestiame. Un timore fondato:
Tel Aviv ha già costruito sette nuove città in cui ha trasferito con la
forza circa 135mila beduini.
"Il
Piano Prawer non sarà fatto passare - annunciano gli organizzatori
dell'International Day del 30 novembre - Nessuno vivrà tranquillamente e
comodamente fino a quando ci sarà anche una sola famiglia minacciata di
espulsione. Nessuno nel Paese godrà di libertà e dignità se noi
palestinesi, specialmente in Naqab, non potremo vivere dignitosamente
nella nostra terra".
A
criticare il progetto, perché potenziale minaccia al processo di pace
con l'Autorità Palestinese, è anche l'ex direttore generale del
Ministero degli Interni israeliano, Alon Liel: "Il numero di colonie è
enorme e probabilmente irreversibile e il segnale che il governo
israeliano sta inviando ai palestinesi, al Medio Oriente e al mondo,
continuando a colonizzare, è un segnale molto negativo perché se il
dialogo non si concluderà con un accordo, non si potrà più sperare in un
processo di pace". Nena News
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