Israele, solo rinviato piano 20 mila case per coloni

I negoziatori palestinesi hanno presentato le dimissioni al presidente dell'Anp Abu Mazen che, da parte sua, conferma agli Usa che le trattative andranno comunque avanti
di Michele Giorgio
Alla fine la colonizzazione israeliana dei territori palestinesi occupati ha prodotto il risultato previsto da tutti. Il negoziato bilaterale ripartito a luglio è fermo. Israeliani e palestinesi non hanno in programma nuovi colloqui. La notizia è giunta dopo che i due negoziatori palestinesi, Saeb Erekat e Muhammad Shtayyeh, avevano offerto, per la prima volta, le dimissioni per protesta contro gli annunci di nuovi, allarmanti, progetti edilizi di Israele. «Possiamo convincerli a tornare, oppure formare una nuova delegazione», ha detto il presidente dell'Anp per rassicurare lo sponsor americano. La nomina di nuovi negoziatori non cambierà nulla, l'esito sarà lo stesso.Le critiche europee a Israele e le chiacchiere dure del segretario di Stato americano John Kerry con la controparte israeliana non modificheranno i piani per lo sviluppo delle colonie. Israele non si ferma anche se martedì sera il premier Benjamin Netanyahu ha dovuto cancellare, per ora e all'ultimo momento, il piano di costruzione di altre 20mila case nelle colonie della Cisgiordania.
Il
primo ministro israeliano ha bloccato anche l'attuazione del progetto
E1, un pericoloso corridoio di colonie tra Gerusalemme e l'insediamento
di Maale Adumim. «Occorre riconsiderare tutti i passi per la valutazione
dei progetti di costruzione», ha scritto il premier israeliano,
aggiungendo di vedere un confronto non necessario con la comunità
internazionale nel periodo in cui Israele si è impegnato a persuaderla a
trovare un migliore accordo con l'Iran». L'attenzione della comunità
internazionale, ha aggiunto con puntigliosità e tracotanza, «non deve
essere allontanata dal nostro principale obiettivo: impedire all'Iran di
raggiungere un accordo che gli permetta di proseguire con il programma
nucleare».
La
colonizzazione perciò è solo sospesa per il momento ma è tutt'altro che
terminata. La leadership palestinese dell'Anp, sull'orlo di una crisi
di credibilità, comunque si dice soddisfatta.
Il
capo negoziatore Saeb Erekat, prima di dimettersi aveva minacciato Tel
Aviv di riprendere in mano le richieste di adesione dello Stato di
Palestina a organismi internazionali per denunciare le violazioni
israeliane delle leggi internazionali per i Territori occupati
palestinesi.
A generare tensione è anche l'approvazione da parte del governo Netanyahu
di un piano per la creazione di una nuova città ebraica nel deserto del
Neghev. Sotto tiro la popolazione beduina dell'intera regione che ha
già visto restringere ogni suo diritto. Rischiano subito i 600 residenti
del villaggio beduino di Umm Al-Hiran, che sorge dove si pianifica la
costruzione del nuovo insediamento. Il progetto è parte del Piano
Prawer, che prevede l'evacuazione (anche con la forza) dal Neghev delle
comunità beduine che vi risiedono da decenni, alcune arrivate dopo il
1948, altre residenti nell'area da ben prima la creazione dello Stato di
Israele. Il Piano Prawer prevede la distruzione di 45 villaggi non
riconosciuti da Tel Aviv, l'espulsione e il trasferimento di 40-70mila
beduini e la conseguente urbanizzazione in «township».
Il
30 novembre si terrà un nuovo evento nazionale, l'International Day of
the Neghev - con manifestazioni convocata contro la confisca di terre
palestinesi anche a Ramallah, Gaza City e in alcune città estere.Una
manifestazione si è tenuta ieri anche in Israele per protestare contro
l'uccisione del soldato Eden Attias nella stazione centrale degli
autobus di Afula (Galilea, in Israele).
Decine
di persone sono sfilate minacciose scandendo slogan ostili ai
palestinesi e assicurando che «questo sangue non è stato versato
invano». Una dirigente del Likud, la viceministro dei trasporti Tzipi
Hotoveli, sostiene che l'attentato è da imputarsi al presidente dell'Anp
Abu Mazen «ed alla sua persistente campagna
di incitamento contro Israele». Altri manifestanti hanno puntato
l'indice contro lo stesso governo Netanyahu che, hanno detto, non usa il
pugno di ferro contro i palestinesi. Nena News
Israele, solo rinviato piano 20 mila case per coloni
2
Netanyahu
a Uri Ariel, ministro per le colonie di Israele: "Se vuoi continuare a
costruire nei territori, fallo pure ma in silenzio, senza smuovere le
acque e senza battere la grancassa, altrimenti ne riceveremo un danno in
campo internazionale.
3
sottosegretario alla difesa Danon del Likud: I sinistri traditori di
Peace Now, rivelando al mondo i nostri piani di costruzione in Giudea e
Samaria, intendono danneggiargi agli occhi delle altre nazioni, ma si
mettano bene in testa che continueremo ad allargare gli insediamenti
senza curarci di loro.

Commenti
Posta un commento