David Grossman : Un errore la linea dura di Netanyahu, a Teheran adesso soffia un vento nuovo»
GERUSALEMME — «Benjamin Netanyahu da un lato ha fatto bene a ricordare dal podio delle Nazioni Unite che l’Iran è un Paese che da decenni minaccia di voler distruggere di Israele e che non ha mai nascosto la sua volontà di arrivare a possedere armi atomiche, ma da un altro lato ha sbagliato: è stato troppo aggressivo e bellicoso, ha bloccato ogni possibilità di dialogo con gli iraniani. E, in un certo senso, ha espresso anche sfiducia nella capacità del presidente Obama di gestire questa nuova prospettiva di relazioni con Teheran. Non credo sia stata un’idea saggia».
Lo scrittore David Grossman — famoso in tutto il mondo per opere come “Vedi alla voce amore”, “Che tu sia per me il coltello”, “Con gli occhi del nemico”, — parla con l’abituale franchezza che contraddistingue il suo pensiero. Da tempo in Israele e nel mondo non è più un privato cittadino, ma un’icona, un punto di riferimento per una generazione che crede nella pace e nel dialogo tra Israele ed il mondo arabo. Sarebbe stato difficile per un uomo come Netanyahu andare all’Onu e comportarsi come una colomba. Ci sono molte incognite sulle vere intenzioni dell’Iran.
«È importante che il premier abbia rivestito il ruolo di colui che ricorda al mondo che questa non è la trama di un film hollywoodiano, l’Iran è responsabile di un numero infinito di attacchi terroristici contro l’Occidente e contro gli ebrei in diverse parti del mondo. Ma forse avrebbe dovuto lasciare più spazio alla possibilità di dialogo, alla possibilità che a Teheran adesso spiri un vento diverso, anche se non è il frutto di un entusiasmo verso Obama o Israele, ma una conseguenza delle sanzioni internazionali che hanno isolato l’Iran».
La frase “siamo pronti ad agire da soli per difenderci dall’Iran” ha fatto correre un brivido nella schiena a mezzo mondo.
«Netanyahu con quella frase si è rivolto anche all’opinione pubblica europea e agli Stati Uniti. Il suo messaggio è stato chiaro: Israele è pronto ad agire in modo estremo, perciò è interesse di Stati Uniti e Europa di neutralizzare il pericolo iraniano. Israele non esiterà a colpire l’Iran anche se questo potrebbe mettere in grossi guai l’America e gli europei, per cui siete voi a dover costringere Teheran a comportarsi ragionevolmente. È una tattica che può essere efficace ma anche distruttiva».
Un anno fa l’attacco contro gli impianti atomici in Iran sembrava davvero vicino, l’orologio dell’Apocalisse era vicino all’Ora Zero. E Adesso?
«La possibilità che Israele attacchi l’Iran o viceversa sono eventualità terribili, non oso nemmeno immaginare alle conseguenze atroci per tutti noi, per l’Iran e anche per l’Europa. Preferisco fidarmi dell’assicurazione del presidente Obama, che ha promesso di impedire che Teheran si doti di un’arma atomica. So bene che la distanza tra nucleare civile e militare non è poi così grande, per questo i negoziatori di Stati Uniti e Europa dovranno essere determinati per evitare che questo possa essere solo un “gioco” per prendere tempo».
I giornali israeliani hanno sottolineato stavolta una certa solitudine del premier israeliano nel suo scetticismo sulla svolta iraniana. Non teme che questo porti a un isolamento di Israele?
«Netanyahu ha la tendenza a presentare Israele come la vittima perenne, la Nazione che si trova sempre sola e gioca per la sua sopravvivenza, anche quando la metà del mondo ci appoggia e abbiamo al nostro fianco un superpotenza come l’America, come se lui — che comunque guida una potenza regionale — non ne avesse ancora introiettato la forza reale. Quello che pensa Netanyahu è comune a molti israeliani: la Storia potrebbe ripetersi. È certamente una possibilità, ma prediligerla come l’unica è la migliore ricetta per la realizzazione dei nostri incubi»
Cosa è mancato in quel discorso?
«Un approccio molto più serio sul processo di pace con i palestinesi. È facile strillare e allarmarsi per ciò che succede sul fronte dell’Iran, ma pericoli esistenziali non meno gravi esistono — per Israele, per i palestinesi e per tutta la regione — per la mancanza di una seria trattativa di pace. Ci sono solo dei primissimi tentativi di esplorazione, pieni di riserve e minacce. Alla fine può anche essere che, come Obama è riuscito a trasformare la quasi disfatta del mancato attacco alla Siria in una vittoria per la rinuncia di Damasco alle armi chimiche, si riesca a legare la risposta dell’Occidente alla minaccia nucleare iraniana alla fine del conflitto israelo-palestinese. Sarebbe un vantaggio per tutti; persino gli iraniani potrebbero presentarlo come un loro successo e non come una inequivocabile resa al diktat di Netanyahu ».
Lei immagina una “pace dei coraggiosi”...
«Il modo migliore per eliminare la minaccia rappresentata dall’Iran, è la composizione del conflitto con i palestinesi. Dobbiamo arrivare a una pace che mi auguro possa durare molti anni per cominciare a guarire dalle storture provocate dalla nostra tragica storia».
di
Fabio Scuto da La Repubblica
03 ottobre 2013
Commenti
Posta un commento