Siria : PATRIARCA BAGHDAD, “FERMARE LE ARMI PER IMPEDIRE UN ALTRO IRAQ”

SIRIA
PATRIARCA BAGHDAD, “FERMARE LE ARMI PER IMPEDIRE UN ALTRO IRAQ”
“Quale giustizia sarà fatta ai siriani con i raid aerei? Nessuno sa in
che buco nero si sta infilando il paese se non noi iracheni, che in quel
tunnel ci siamo entrati prima di loro e ahimè, non siamo ancora
usciti”: è la riflessione che monsignor Luis Sako, patriarca di
Babilonia dei caldei, affida alla MISNA in un momento decisivo per le
sorti dell’intervento armato su Damasco.
“Perché quelli che dicono di agire per il bene del popolo siriano non
sono intervenuti prima, con pressioni e strumenti di diplomazia?” chiede
il religioso, a cui sembra “di risentire gli stessi discorsi e gli
stessi proclami che si facevano prima dell’intervento in Iraq”. “Da
allora, aggiunge “sono passati dieci anni, e mi creda che di democrazia e
libertà ne abbiamo vista poca”.
Da Baghdad, il patriarca e capo
della comunità di cristiani caldei ha un punto di osservazione
privilegiato sul resto del Medio Oriente, “poiché tutto quanto si sta
verificano in altre parti della regione, noi lo abbiamo già vissuto,
sperimentato, sofferto” ed è per questo, dice “che chiedo a tutti di
imparare dai nostri errori e dalle nostre sofferenze, perché la via del
dialogo è l’unica e deve rimanere aperta”.
A distanza di un decennio
dalla caduta di Saddam Hussein, l’Iraq è attraversato da una fase di
rinnovata instabilità e violenze a sfondo settario che minacciano di
riportare il paese nell’incubo degli attentati e della guerra civile.
“La Siria è già molto avanti su questa strada. Ma un intervento armato
esterno non farebbe che peggiorare le cose e per di più con conseguenze
imprevedibili sul paese e sull’intera regione” afferma Sako, che ha
appena inviato un comunicato in cui invita i vescovi iracheni a prendere
parte, sabato, alla giornata di digiuno e preghiera indetta da Papa
Franceso per la pace in Siria e nel mondo.
“Se si vuole fermare il
massacro dei civili siriani – dice ancora il religioso – si proceda per
prima cosa a sospendere l’invio di armamenti e munizioni alle parti in
causa e si costringano le potenze regionali che alimentano il confronto a
impegnarsi per trovare una soluzione. Questo è un gioco che si sta
giocando sulle teste dei siriani, un gioco che nasconde interessi e
ambizioni inammissibili, e che va fermato con la politica, non con altre
bombe”.
[AdL]
SIRIA
PATRIARCA BAGHDAD, “FERMARE LE ARMI PER IMPEDIRE UN ALTRO IRAQ”
“Quale giustizia sarà fatta ai siriani con i raid aerei? Nessuno sa in che buco nero si sta infilando il paese se non noi iracheni, che in quel tunnel ci siamo entrati prima di loro e ahimè, non siamo ancora usciti”: è la riflessione che monsignor Luis Sako, patriarca di Babilonia dei caldei, affida alla MISNA in un momento decisivo per le sorti dell’intervento armato su Damasco.
“Perché quelli che dicono di agire per il bene del popolo siriano non sono intervenuti prima, con pressioni e strumenti di diplomazia?” chiede il religioso, a cui sembra “di risentire gli stessi discorsi e gli stessi proclami che si facevano prima dell’intervento in Iraq”. “Da allora, aggiunge “sono passati dieci anni, e mi creda che di democrazia e libertà ne abbiamo vista poca”.
Da Baghdad, il patriarca e capo della comunità di cristiani caldei ha un punto di osservazione privilegiato sul resto del Medio Oriente, “poiché tutto quanto si sta verificano in altre parti della regione, noi lo abbiamo già vissuto, sperimentato, sofferto” ed è per questo, dice “che chiedo a tutti di imparare dai nostri errori e dalle nostre sofferenze, perché la via del dialogo è l’unica e deve rimanere aperta”.
A distanza di un decennio dalla caduta di Saddam Hussein, l’Iraq è attraversato da una fase di rinnovata instabilità e violenze a sfondo settario che minacciano di riportare il paese nell’incubo degli attentati e della guerra civile.
“La Siria è già molto avanti su questa strada. Ma un intervento armato esterno non farebbe che peggiorare le cose e per di più con conseguenze imprevedibili sul paese e sull’intera regione” afferma Sako, che ha appena inviato un comunicato in cui invita i vescovi iracheni a prendere parte, sabato, alla giornata di digiuno e preghiera indetta da Papa Franceso per la pace in Siria e nel mondo.
“Se si vuole fermare il massacro dei civili siriani – dice ancora il religioso – si proceda per prima cosa a sospendere l’invio di armamenti e munizioni alle parti in causa e si costringano le potenze regionali che alimentano il confronto a impegnarsi per trovare una soluzione. Questo è un gioco che si sta giocando sulle teste dei siriani, un gioco che nasconde interessi e ambizioni inammissibili, e che va fermato con la politica, non con altre bombe”.
[AdL]
PATRIARCA BAGHDAD, “FERMARE LE ARMI PER IMPEDIRE UN ALTRO IRAQ”
“Quale giustizia sarà fatta ai siriani con i raid aerei? Nessuno sa in che buco nero si sta infilando il paese se non noi iracheni, che in quel tunnel ci siamo entrati prima di loro e ahimè, non siamo ancora usciti”: è la riflessione che monsignor Luis Sako, patriarca di Babilonia dei caldei, affida alla MISNA in un momento decisivo per le sorti dell’intervento armato su Damasco.
“Perché quelli che dicono di agire per il bene del popolo siriano non sono intervenuti prima, con pressioni e strumenti di diplomazia?” chiede il religioso, a cui sembra “di risentire gli stessi discorsi e gli stessi proclami che si facevano prima dell’intervento in Iraq”. “Da allora, aggiunge “sono passati dieci anni, e mi creda che di democrazia e libertà ne abbiamo vista poca”.
Da Baghdad, il patriarca e capo della comunità di cristiani caldei ha un punto di osservazione privilegiato sul resto del Medio Oriente, “poiché tutto quanto si sta verificano in altre parti della regione, noi lo abbiamo già vissuto, sperimentato, sofferto” ed è per questo, dice “che chiedo a tutti di imparare dai nostri errori e dalle nostre sofferenze, perché la via del dialogo è l’unica e deve rimanere aperta”.
A distanza di un decennio dalla caduta di Saddam Hussein, l’Iraq è attraversato da una fase di rinnovata instabilità e violenze a sfondo settario che minacciano di riportare il paese nell’incubo degli attentati e della guerra civile.
“La Siria è già molto avanti su questa strada. Ma un intervento armato esterno non farebbe che peggiorare le cose e per di più con conseguenze imprevedibili sul paese e sull’intera regione” afferma Sako, che ha appena inviato un comunicato in cui invita i vescovi iracheni a prendere parte, sabato, alla giornata di digiuno e preghiera indetta da Papa Franceso per la pace in Siria e nel mondo.
“Se si vuole fermare il massacro dei civili siriani – dice ancora il religioso – si proceda per prima cosa a sospendere l’invio di armamenti e munizioni alle parti in causa e si costringano le potenze regionali che alimentano il confronto a impegnarsi per trovare una soluzione. Questo è un gioco che si sta giocando sulle teste dei siriani, un gioco che nasconde interessi e ambizioni inammissibili, e che va fermato con la politica, non con altre bombe”.
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