Siria : Le Armi di Distruzione di una Vita.

 


 
 
 
14 settembre 2013 alle ore 18.56
Possediamo le armi di distruzione di massa, consapevoli e informati  le usiamo ormai da quasi dieci anni.
 Le utilizziamo sicuramente senza il ritegno necessario perché tanto, non ci vede nessuno.

Quelle armi si chiamano, pace, giustizia, rispetto per le popolazioni che tocchiamo con mano.

Usiamo guardare le persone negli occhi e accogliere il loro dolore e abbassare la testa davanti a qualcosa di assolutamente intoccabile: la dignità.

Facciamo scelte che non sono comprese, quasi mai, ci rimbalziamo sostegno perché non c’è bisogno delle parole, basta guardarci negli occhi, quando si sono divise fatiche, decine di centinaia di  chilometri , respirato assieme odore di morte e bombe non c’è bisogno di parlarsi, basta a volte solo guardarsi.

Non ci si chiama amici, é qualcosa di diverso, è un senso di appartenenza completo e totale a persone di cui ti affiderai tutta la vita in qualunque pezzo del mondo tu sarai, passo dopo passo. 

Dividersi un pezzo di mondo a cui sempre spiegare il perché di una scelta che è troppo intima x trovare parole.

Cercare di mettere assieme tante parole x formare una frase di senso compiuto che vuole dire solo che tra le più di mille trecento  persone esistevi anche tu.

Che sei morto da martire, negandoti il giusto riposo di tornare a casa.

Perché c’era ancora tanto e troppo da fare, ce lo siamo detti fino a sfinirci ma siamo esseri umani, sbagliati, stanchi, devastatati e talvolta qualcuno decide per noi che bisogna interrompere gli sforzi.

Perché i sensi di colpa annichiliscono e ammutoliscono.

Perché noi siamo tornati e voi no, perché questa scelta ti è costata la vita.

Non credo che sarà mai più tutto uguale, non credo che esisterà mai più la possibilità di rivedere quello che siamo stati negli ultimi anni.

Solo silenzio adesso. 
Null’altro che capire come fare per fare quello per cui dobbiamo ricominciare, il giusto modo per riattaccare i pezzi e non fare si che abbiano vinto ancora una volta loro.

“La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora”


A Nouri Al Sartawi ucciso dal suo Paese e per il Suo Paese da un rispetto per la vita umana impossibile da spiegare a parole. 



Ciao piccolo fratello, ciao  meraviglioso uomo. 


da FB

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