Siria. Alla veglia di S. Ambrogio: le invocazioni per la pace di tutte le fedi



All’appello di Papa Francesco: «L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace e di sentire parole di speranza e di pace» hanno aderito miglioni di persone.
Sabato sera, alla veglia presso la Basilica di Sant’Ambrogio, ad invocare la pace per la Siria c’erano anche musulmani, ebrei e cristini arabi che hanno condiviso queste invocazioni:

Prof.ssa Myrna Chàyo, docente di lingua araba, nata ad Aleppo, di religione ebraica:

Creatore del mondo,
aiuta tutti noi, figli di Adamo, a riconoscerci come fratelli umani.
Aiutaci a  capire la complessità dell’esistenza umana senza cedere alla tentazione di accusare gli altri di aver creato questa complessità.
Aiutaci a collaborare al tuo progetto per l’umanità con la ricerca della consapevolezza, l’aspirazione e l’impegno a diventare esseri  migliori non in balia di aggressività, egoismi, paure.
Rammentaci che i digiuni valgono solo se preceduti, accompagnati e seguiti da presa di coscienza e richiesta di perdono non a te, ma direttamente  ai fratelli a cui abbiamo fatto del male, come viene indicato per il digiuno di Kippur che avrà luogo la settimana prossima.
Aiutaci ad onorare il tuo nome con azioni e parole che portano conforto e sorriso sia all’interno delle nostre famiglie, sia nell’ambito della grande famiglia umana.
Shalom e Salam, le parole che in ebraico e in arabo significano Pace, contengono il senso di interezza, completezza. Aiutaci a procedere verso l’armonia della Pace,come esseri umani consapevoli, come fratelli umani solidali.

Aldabuos, operaio, siriano, cristiano
“Dio misericordioso Padre eterno, ti preghiamo nel nome del tuo amatissimo
Figlio Gesù, proteggi il popolo siriano, abbi pietà dei più deboli,
perdona coloro i quali usano il tuo nome  per uccidere. Volgi il tuo volto
all’umanità, che in te cerca la speranza”.


Abdallah Kabakebbji, medico, siriano, musulmano sunnita
L’invocazione (ad-du’à in arabo) fa parte delle forme di adorazione più importanti per il credente musulmano. E’ un’azione intima e individuale.
Non siamo qui a discutere della questione siriana, ma siamo qui a pregare per la Pace per tutti in Siria. Oggi siamo qui per alzare le nostre mani al Cielo, per accogliere la Misericordia di Dio, invocandola per tutti i popoli, in particolare per il popolo siriano, che venga protetto e salvato.
La “Pace nel mondo” è il desiderio di qualsiasi bambino innocente; sorridiamo quando lo ascoltiamo, leggiamo in queste parole una grande ingenuità, un adulto come noi direbbe ai propri figli che queste cose non si chiedono, le cose sono più “complicate”… Ma per chi crede non può e non deve essere così.
Conosciamo tutti la gravità della situazione in Siria, la dimensione della tragedia. Dimensioni che potrebbero solo farci sentire impotenti, tanto che persino sperare ci potrebbe sembrare un’azione ingenua. Ma siamo anche consapevoli che tutto quello che succede è Volontà di Dio.
La preghiera più profonda sta proprio qui. Il momento in cui l’invocazione è più pura è proprio quando tutte le strade terrene di fronte a noi sembrano sbarrate, le porte chiuse, i pozzi asciutti.
E’ in quel momento, che il cuore del credente si rivolge al Signore, con la massima convinzione che solo Lui è la nostra vera salvezza, è il nostro vero patrono, non ha bisogno di aiuti, non ha bisogno di pause, non ha bisogno di nulla, siamo noi che abbiamo bisogno di Lui. Ecco dunque l’invocazione che pronuncio oggi: un elogio a Dio l’Altissimo, tratto dal Suo Libro, alla sura 2, versetto 255: “Dio! Non c’è altro dio che Lui, il Vivente, l’Assoluto. Non Lo prendon mai sopore, né sonno. A Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e sulla terra. Chi può intercedere presso di Lui senza il Suo permesso? Egli conosce quello che è davanti a loro e quello che è dietro di loro e, della Sua scienza, essi apprendono solo ciò che Egli vuole. Il Suo Trono è più vasto dei cieli e della terra, e custodirli non Gli costa sforzo alcuno. Egli è l’Altissimo, l’Immenso”. Questo versetto, detto versetto del Trono, viene letto dai musulmani nelle invocazioni quotidiane per la protezione e l’affidamento all’Altissimo, di cui accettiamo il Volere, invocando la sua Misericordia per mettere tutto ciò in pratica.


Jaafar El Outa, studente del Politecnico, libanese, musulmano sciita

Ho passato la mia giovinezza a credere che la parola pace significasse armonia sociale, basata su presupposti di amore e fratellanza. Il destino, però, ha voluto che la mia terra conoscesse il significato di questa parola solo in maniera teorica e non pratica. Di fatto la gente muore innocente per motivi di natura politica, religiosa ed etnica. Così la dignità umana è andata via via perdendo il suo valore. I miei genitori mi hanno cresciuto insegnandomi ad amare il prossimo, ad aiutare i bisognosi, a non discriminare o emarginare coloro che credono a qualcosa di diverso da me, ma al contrario a rispettare le credenze altrui .Da anni però in Medio Oriente regna la violenza e si assiste ogni giorno alla sofferenza di uomini, donne e bambini che sono privati della loro serenità.
Nonostante tutto, il mio popolo non si arrende. Noi amiamo vivere e ricerchiamo sempre la felicità. Perciò spero che i popoli si uniscano e dimentichino tutte le conflittualità passate e presenti, anche se grandi, per poter costruire una società pacifica piena di gioia, di vita e tranquillità.
Abbiamo bisogno di una società ed un mondo in cui non ci sia spazio per guerre, una società in cui l’uomo abbia valore e che sia rispettato indipendentemente dalla sua origine. Questo è il futuro in cui spero, questo è il futuro che tutti gli esseri umani vorrebbero avere.

Abir Chres, studentessa della Cattolica, arabo-israeliana, di religione drusa.
E’ da molto tempo ormai che vediamo uomini, donne e bambini soffrire e pagare con la propria vita le colpe e gli errori commessi da coloro che ricoprono i ruoli più alti.
La situazione, soprattutto in Medio Oriente, è sempre più complessa e purtroppo non si sono sapute cogliere le varie opportunità per poter migliorare la grave crisi che ormai ha colpito quest’area.
Stiamo assistendo alle atrocità che stanno colpendo il popolo siriano, un popolo innocente, un popolo che muore giorno per giorno di una morte non solo fisica ma anche morale, un popolo a cui viene tolto il diritto di essere felice e di poter vivere seminando le basi per un futuro migliore.
Non abbiamo più tempo di rimanere in silenzio, non possiamo più rimanere indifferenti davanti a tali crudeltà.
Quindi, non importa a quale religione, etnia o cultura apparteniamo ; ma noi essere umani in quanto tali dobbiamo unirci e lottare per un mondo migliore, lottare per la salvezza di questi popoli e lottare per far regnare in quest’area oscura la pace che questa gente desidera e merita da ormai molto tempo.
Foto: da Incrocinews

Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Amira Hass : The fate of a Palestinian investor who called for Abbas' resignation