Profughi palestinesi dalla Siria in Libano
LIBANO Parla Kassem Aina, dell'ong palestinese Beit Aftal al Sumoud. Il sovraffollamento, da sempre strutturale dei campi, è diventato - se possibile - ancora più drammatico.
18 settembre 2013
Kassem, cosa vuol dire ricordare Sabra e Chatila con gli echi della crisi siriana alla porta?
Ricordare Sabra e Shatila in questi giorni ha per noi una importanza notevole. Innanzitutto perché noi quel massacro non vogliamo dimenticarlo, come non vogliamo dimenticare i nostri morti, ma soprattutto vogliamo ricordare gli autori del crimine. Chi ha commesso quell'orrendo massacro sono gli israeliani e i loro collaboratori libanesi, e il nostro rammarico è quello di non essere riusciti a consegnare alla giustizia queste persone, molte delle quali hanno incarichi di primo piano sia in Israele che in Libano. Ma quest'anno l'anniversario di Sabra e Chatila si carica di un significato più ampio: la crisi siriana e i massacri commessi in quel paese. Il popolo siriano è nostro fratello e lì vivono tanti palestinesi che come noi non possono tornare in Palestina. Non è retorica, credetemi, se dico che la causa di tutto va ricercata nell'occupazione israeliana delle terre arabe. Lo ripeto, noi vogliamo giustizia, e giustizia vuol dire riaffermare per tutti i palestinesi il diritto al ritorno.
Una richiesta alla quale nessuno sembra voler dare risposta. Intanto il dramma si allarga e si espande. Proprio in queste settimane stanno arrivando dalla Siria tanti nuovi profughi, quale è la situazione nei campi palestinesi?
La vita quotidiana nei campi profughi è molto cambiata. Il sovraffollamento, da sempre strutturale dei campi, è diventato - se possibile - ancora più drammatico. Le ripercussioni sono sotto gli occhi di tutti: ad iniziare dalla mancanza di corrente elettrica, di acqua e sulla tenuta di quel fragile sistema fognario che era stato costruito solo di recente. Spesso il consumo è raddoppiato e così l'endemica carenza di questi beni sta deflagrando con effetti terribili sulle donne e i bambini. Ma insieme a questi drammi ci sono anche elementi positivi, questa nuova diaspora ha fatto reincontrare tante famiglie divise dall'esilio.
Come stanno i palestinesi che arrivano dai campi siriani?
Sono disperati. Non hanno niente e si sentono abbandonati. Ci sono palestinesi, anche critici con il governo di Assad, che però stando in Libano si accorgono di quanto diversa era la loro situazione a Damasco e la rimpiangono. Qui tutto è diverso. I palestinesi che sono arrivati dalla Siria stanno imparando a conoscere cosa vuol dire essere discriminati dagli stessi fratelli arabi. Gli vengono negati tantissimi diritti elementari a partire dalla possibilità di avere un permesso di soggiorno. Il governo libanese deve capire che i palestinesi siriani mai accetterebbero di restare qui, il loro cuore è in Palestina ma per l'oggi non vedono l'ora di ritornare in Siria.
Nei campi, con l'arrivo di tanti profughi, si sono create tensioni di origine siriana?
Hamas oggi paga il prezzo della sua alleanza con le petrolmonarchie del Golfo, la Turchia e non ultimo gli Usa. Hamas si è schierato con una parte, al contrario di quello che hanno fatto tutte le altre organizzazioni palestinesi. La maggior parte dei palestinesi della Siria non vuole schierarsi, perché ritiene che, come ha insegnato anche la storia del Libano, entrare nelle faccende interne degli stati in cui vivono non serve a nessuno.
I palestinesi dall'inizio della loro diaspora non sono stati mai considerati dei rifugiati a tutti gli effetti, tanto che per loro è stata creata una agenzia delle Nazioni Unite, l'Unrwa.
L'Unrwa non ha fatto il suo dovere verso i palestinesi della Siria. Anzi c'è stato un arretramento. Tutto si è scaricato sulle nostre spalle. Altra cosa è l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, loro qualcosa hanno fatto, ma solo per i siriani. I palestinesi ancora una volta sono stati abbandonati dalla legalità internazionale. Nena News
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=86628&typeb=0&Profughi-dalla-Siria-campi-palestinesi-scoppiano
FOTO: La protesta dei profughi palestinesi in Libano
Oggi manifestazione dei rifugiati del campo di Nahr el Bared di fronte alla sede dell'UNRWA, contro i tagli all'assistenza. Le foto della nostra inviata in Libano.
18 settembre 2013
Beirut, 17 settembre 2013, Nena News - Oggi i rifugiati palestinesi del campo di Nahr el Bared, 16 chilometri da Tripoli, sono scesi in piazza per protestare contro i tagli operati dall'Unwra, l'agenzia Onu per i profughi palestinesi. Ad essere colpiti dalla riduzione dei finanziamenti (700mila dollari in meno) sono stati per lo più i servizi di assistenza, in particolare quella sanitaria.
All'inizio del mese l'Unwra ha revocato lo stato di emergenza, dichiarato in seguito agli scontri tra le Forze armate libanesi e il gruppo islamista Fatha al islam che si era insediato nel campo. Dopo un assedio di tre mesi, che ha visto l'impiego di artiglieria pesante e caccia bombardieri, Nahr el Bared è stato quasi del tutto distrutto, mentre gli sfollati - 27.000 - vivono ancora nei container.
A peggiorare la situazione è l'arrivo continuo di profughi siriani, in fuga dalla guerra civile e che il Paese dei Cedri non pare in grado di affrontare. La prossima settimana il Libano porterà la questione al Palazzo di Vetro, a New York, nell'obiettivo di ottenere maggiore sostegno da parte delle Nazioni Unite. Sono oltre un milione i profughi siriani registrati in Libano, di cui 700mila ricevono aiuti dall'Onu. Nena News
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=86640
3 Siria: nuovi morti palestinesi, dramma nel dramma
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