Posizione ufficiale della Casa Bianca sull’uso delle armi chimiche in Siria


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Ufficio stampa della Casa Bianca – 30 agosto 2013
[N.d.T. – Considerata l’importanza del documento, (che é commentato qui: http://znetitaly.altervista.org/art/12258)  la traduzione è stata condotta a un livello quanto più possibile letterale]
La Casa Bianca
Ufficio del Segretario alla Stampa – 30 agosto 2013


Valutazione del governo [USA] dell’uso circa l’uso delle armi chimiche da parte del governo siriano il 21 agosto 2013
Il Governo degli Stati Uniti stima con elevata sicurezza che il governo siriano abbia attuato un attacco con armi chimiche nei sobborghi di Damasco il 21 agosto del 2013. Stimiamo inoltre che il regime abbia usato un agente nervino nell’attacco. Queste valutazioni di tutte le nostre fonti sono basate su informazioni umane, provenienti da comunicazioni e da rilevazioni geospaziali e da un corpo significativo di notizie di fonte pubblica. Le nostre valutazioni classificate sono state condivise con il Congresso USA e con partner internazionali chiave. Per proteggere fonti e metodi non possiamo diffondere pubblicamente tutte le informazioni disponibili, ma quella che segue è una sintesi non classificata dell’analisi della Comunità dei Servizi d’Informazione statunitensi a proposito di ciò che ha avuto luogo.
Uso di armi chimiche da parte del governo siriano il 21 agosto
Un vasto corpo di fonti indipendenti indica che il 21 agosto ha avuto luogo un attacco con armi chimiche nei sobborghi di Damasco. In aggiunta a informazioni dei servizi segreti statunitensi ci sono resoconti di personale medico siriano e internazionale; video; resoconti di testimoni; migliaia di notizie da media sociali provenienti da almeno dodici località diverse dell’area di Damasco; resoconti giornalistici e rapporti da organizzazioni non governative altamente credibili.
Una stima preliminare del governo statunitense ha stabilito che nell’attacco con armi chimiche sono state uccise 1.429 persone, tra cui almeno 426 bambini, anche se questa stima certamente sarà modificata con l’ottenimento di altre informazioni.
Stimiamo con elevata sicurezza che il governo siriano abbia condotto l’attacco con armi chimiche contro elementi dell’opposizione nei sobborghi di Damasco il 21 agosto. Stimiamo che uno scenario in cui sia stata l’opposizione a eseguire l’attacco il 21 agosto sia altamente improbabile. Il corpo di informazioni utilizzato per operare queste stime comprende informazioni relative ai preparativi del regime per l’attacco e ai suoi mezzi di attuazione, flussi multipli di informazioni sull’attacco stesso e sui suoi effetti, nostre osservazioni successive all’attacco e le differenze tra il potenziale del regime e quello dell’opposizione. La nostra stima di elevata sicurezza è la posizione più forte che la Comunità dei Servizi d’Informazione statunitense può assumere in attesa di conferma. Continueremo a cercare informazioni aggiuntive per colmare i vuoti della nostra comprensione di ciò che ha avuto luogo.
Contesto
Il governo siriano mantiene una scorta di numerosi agenti chimici, compresi gas mostarda, sarin e gas nervino [VX] e dispone di migliaia di munizioni che possono essere utilizzati per lanciare agenti chimici bellici.
Il presidente siriano Bahar al-Assad è il decisore finale del programma di armi chimiche e i membri del programma sono vagliati attentamente per garantire sicurezza e lealtà. Il Centro Studi e Ricerche Scientifiche siriano (SSRC) – che è subordinato al Ministero della Difesa siriano – gestisce il programma delle armi chimiche della Siria.
Stimiamo con elevata sicurezza che il regime siriano abbia usato molte volte nell’anno passato armi chimiche su scala limitata contro l’opposizione, anche nei sobborghi di Damasco. Questa stima è basata su molteplici flussi di informazioni comprese informazioni circa ufficiali siriani che hanno pianificato ed attuato gli attacchi con armi chimiche e analisi di laboratorio di campioni fisiologici ottenuti da diverse persone, che hanno rivelato esposizione al sarin. Stimiamo che l’opposizione non abbia usato armi chimiche.
Il regime siriano dispone dei tipi di munizioni che stimiamo siano state utilizzate per condurre l’attacco del 21 agosto e dispone della capacità di attaccare simultaneamente in più località. Non abbiamo costatato indicazioni che l’opposizione abbia condotto un attacco su larga scala, coordinato, di razzi e artiglieria del tipo che ha avuto luogo il 21 agosto.
Stimiamo che il regime siriano abbia utilizzato armi chimiche nel corso dell’ultimo anno principalmente per avere la meglio o uscire da uno stallo in aree dove ha combattuto per conquistare e detenere territori strategicamente preziosi. Al riguardo noi continuiamo a giudicare che il regime siriano consideri le armi chimiche uno dei molti strumenti del suo arsenale, tra cui missili balistici e aviazione, che usa indiscriminatamente contro l’opposizione.
Il regime siriano ha iniziato un tentativo di aver ragione delle forze di opposizione nei sobborghi di Damasco che utilizzavano l’area come base per inscenare attacchi contro obiettivi del regime nella capitale. Il regime non è riuscito a liberare dozzine di quartieri della capitale dagli elementi dell’opposizione, compresi quartieri presi di mira il 21 agosto, nonostante avesse impiegato tutti i propri sistemi di armi convenzionali. Stimiamo che la frustrazione del regime per tale incapacità di assicurarsi vaste zone di Damasco possa aver contribuito alla sua decisione di usare armi chimiche il 21 agosto.
Preparativi
Abbiamo informazioni che ci portano a stimare che il personale siriano delle armi chimiche – tra cui personale stimato essere associato al SSRC – stesse preparando munizioni chimiche prima dell’attacco. Nei tre giorni precedenti l’attacco abbiamo raccolto flussi di informazioni umane, da sistemi di comunicazione e da rilevazioni geospaziali che rivelano attività del regime che stimiamo associate ai preparativi per un attacco con armi chimiche.
Il personale delle armi chimiche siriane operava nel sobborgo di Adra a Damasco da domenica 18 agosto al primo mattino di mercoledì 21 agosto nelle vicinanze di un’area che il regime usa per miscelare armi chimiche, compreso il sarin. Il 21 agosto un elemento del regime siriano si preparava per un attacco con armi chimiche nell’area di Damasco, compresa l’utilizzazione di maschere antigas. Le nostre fonti di informazioni nell’area di Damasco non hanno rilevato indicazioni nei giorni precedenti l’attacco che affiliati dell’opposizione stessero pianificando di usare armi chimiche.  
L’attacco
Molteplici flussi di informazioni indicano che il regime ha attuato un attacco con razzi e artiglieria contro i sobborghi di Damasco nelle prime ore del 21 agosto. Rilevamenti satellitari corroborano l’idea che gli attacchi da un’area controllata dal regime abbiano colpito quartieri dove si sarebbero verificati gli attacchi con armi chimiche, tra cui Kafr Batna, Jawbar, ‘Ayn Tarma, Darayya,  e Mu’addamiyah. Ciò include il rilevamento di lanci di razzi dal territorio controllato dal regime nel prime ore del mattino, circa novanta minuti prima che la prima notizia di un attacco chimico apparisse sui media sociali. Anche l’assenza di attività di volo o di lanci di missili ci induce a concludere che il regime abbia usato razzi nell’attacco.
Notizie di media sociali locali relative a un attacco chimico nei sobborghi di Damasco sono iniziate al due e trenta del mattino, ora locale, del 21 agosto. Nel giro delle successive quattro ore ci sono state migliaia di notizie sui media sociali riguardo a questo attacco da almeno dodici località diverse dell’area di Damasco. Resoconti multipli hanno descritto razzi carichi di sostanze chimiche caduti sulle aree controllate dall’opposizione.
Tre ospedali dell’area di Damasco hanno ricevuto approssimativamente 3.600 pazienti che mostravano sintomi coerenti con esposizione a un agente nervino in meno di tre ore del mattino del 21 agosto, secondo un’organizzazione umanitaria internazionale altamente credibile. I sintomi riferiti e lo schema epidemiologico degli eventi – caratterizzato dal massiccio afflusso di pazienti in un periodo di tempo breve, dalla provenienza dei pazienti e dalla contaminazione di personale medico e di primo soccorso – sono stati coerenti con una massiccia esposizione a un agente nervino. Abbiamo anche avuto notizie da personale medico siriano e internazionale sul campo.
Abbiamo identificato cento video attribuiti all’attacco, molti dei quali mostrano un gran numero di corpi che mostrano segni fisici coerenti con, ma non esclusivi di, un’esposizione a un agente nervino. I sintomi riferiti dalle vittime hanno compreso perdita di sensi, schiuma dal naso e dalla bocca, pupille ristrette, tachicardia e difficoltà di respirazione. Molti dei video mostrano quelle che appaiono essere numerose vittime senza ferite visibili, il che è coerente con morta da armi chimiche e non coerente con morte di armi leggere, proiettili ad alto esplosivo o agenti vescicanti. Nei video pubblicamente disponibili sono mostrate almeno dodici località e un campione di tali video ha confermato che alcuni sono stati girati negli orari e nelle località generali descritte nelle riprese.
Stimiamo che l’opposizione siriana non abbia la capacità di inventare tutti i video,  i sintomi fisici verificati da personale medico e di ONG e altre informazioni associate a questo attacco chimico.
Abbiamo un corpo di informazioni, tra cui le pratiche siriane del passato, che inducono a concludere che dirigenti del regime fossero consapevoli dell’attacco del 21 agosto e lo abbiano diretto. Abbiamo intercettato comunicazioni in cui era coinvolto un alto dirigente con intima familiarità con l’offensiva che confermava che armi chimiche erano utilizzate dal regime il 21 agosto e che era preoccupato che gli ispettori dell’ONU ne ottenessero prova. Nel pomeriggio del 21 agosto abbiamo informazioni che il personale siriano delle armi chimiche ha avuto ordini di cessare le operazioni. Contemporaneamente il regime ha intensificato lo sbarramento d’artiglieria diretto contro i quartieri in cui si erano verificati gli attacchi chimici. Nelle 24 ore successive all’attacco abbiamo rilevato indicazioni di fuoco d’artiglieria e di razzi con un’intensità circa quattro volte superiore a quella dei dieci giorni precedenti. Abbiamo continuato a vedere indicazioni di bombardamenti sostenuti nei quartieri sino alla mattina del 26 agosto.
Per concludere, esiste un considerevole corpo di informazioni che implica la responsabilità del governo siriano nell’attacco con armi chimiche che ha avuto luogo il 21 agosto. Come indicato, ci sono altre informazioni che rimangono classificate per preoccupazioni in ordine alle fonti e ai metodi e che sono fornite al Congresso e ai partner internazionali.
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2013/08/30/government-assessment-syrian-government-s-use-chemical-weapons-august-21
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0


2  Siria: distorte le informazioni a sostegno di un attacco 

Gareth Porter
Gareth Porter

di Gareth Porter – 5 settembre 2013
Il Segretario di Stato John Kerry ha assicurato al pubblico che la sintesi dell’amministrazione Obama a proposito delle informazioni su cui basa la tesi a favore di un’azione militare per punire il regime di Assad per un presunto utilizzo di armi chimiche è stata preparata con un’acuta consapevolezza del fiasco della stima delle informazioni riguardanti le armi di distruzione di massa dell’Iraq nel 2002.
Ciò nonostante, la sintesi non classificata della stima dei servizi d’informazione resa pubblica il 30 agosto 2013 utilizza un linguaggio fuorviante che ricorda la formulazione ingannevole della famigerata valutazione sull’Iraq. La sintesi cita informazioni di fonte umana, da sistemi di comunicazione e geospaziali che apparentemente dimostrano che il governo siriano ha preparato, attuato e “confermato” un attacco con armi chimiche il 21 agosto. E rivendica prove visive “coerenti con” un attacco con gas nervino.
Ma un esame attento di tali affermazioni rivela una serie di descrizioni delle informazioni formulate in termini contorti e che non significano in realtà quello che a prima vista sembrano affermare.
Il documento esibisce molteplici indicazioni che l’integrità della procedura di valutazione è stata gravemente compromessa dall’uso di un linguaggio che ha distorto le informazioni in modi che giustificherebbero un attacco contro la Siria.
Manipolazione delle informazioni segrete
Tale schema è stato particolarmente chiaro nel caso delle informazioni raccolte con mezzi segreti. La sintesi afferma: “Abbiamo intercettato comunicazioni in cui era coinvolto un alto dirigente con intima familiarità con l’offensiva che confermava che armi chimiche erano utilizzate dal regime il 21 agosto e che era preoccupato che gli ispettori dell’ONU ne ottenessero prova.”
Ciò sembra indicare che i servizi segreti statunitensi abbiano intercettato tali comunicazioni. Ma l’ex ambasciatore britannico Craig Murray ha segnalato sul suo blog il 31 agosto che la postazione di ascolto di Monte Troodos a Cipro è utilizzata dai servizi britannici e statunitensi per controllare “tutto il traffico radio, satellitare e su microonde in Medio Oriente …” e che “quasi tutte le comunicazioni telefoniche terrestri in questa regione sono canalizzate via collegamenti a microonde in qualche stadio [e] intercettate a Troodos.”
Tutte le informazioni raccolte dalla postazione di ascolto di Troodos sono condivise dai servizi segreti britannico e statunitense, ha scritto Murray, ma nessuna comunicazione del tipo di quelle descritte dalla sintesi statunitense è stata condivisa dall’Organizzazione Britannica dei Servizi d’Informazione Congiunti. Murray ha affermato che un suo contatto personale presso i servizi statunitensi gli ha riferito che il motivo è stato che la presunta intercettazione è arrivata dagli israeliani. L’origine israeliana dell’informazione è stata riferita anche dalla stampa statunitense, poiché una fonte israeliana l’ha apparentemente fatta trapelare a una rivista tedesca.  
Il goffo tentativo di spacciare come intercettazione statunitense informazioni dubbie riferite dagli israeliani fa sorgere un pesante interrogativo circa l’integrità dell’intero documento. Gli israeliani hanno interesse a promuovere un attacco statunitense contro la Siria e l’autenticità della pretesa intercettazione non può essere data per certa. Murray ritiene che sia truffaldina.
Ma anche se l’intercettazione fosse autentica, la sua descrizione nella sintesi delle informazioni appare fuorviante. Un’altra descrizione della stessa intercettazione fatta arrivare a The Cable da un dirigente dell’amministrazione suggerisce che la descrizione nella sintesi sia estremamente tendenziosa. L’articolo ha descritto quelle stesse comunicazioni come uno scambio di “telefonate in preda al panico” tra un dirigente del Ministero della Difesa siriano e qualcuno in un’unità di armi chimiche, nel quale il dirigente del Ministero della Difesa stava “chiedendo risposte per [riguardo a?] un attacco con un agente nervino”. Tale descrizione suggerisce chiaramente che le domande dell’alto dirigente siriano erano state determinate dalle accuse avanzate il 21 agosto da fonti dell’opposizione di Ghouta. L’uso dell’espressione “in preda al panico”, che falsa l’interpretazione dei lettori del documento, può essere stato aggiunto successivamente da un dirigente ansioso di rendere il racconto compatibile con la politica dell’amministrazione.
Ma il problema principale riguardo alla descrizione è che essa non risponde alla domanda più ovvia e importante a proposito della conversazione: il presunto ufficiale addetto alle armi chimiche all’altro capo della linea ha detto che il regime aveva usato le armi chimiche o no? Se l’ufficiale avesse detto che tali armi erano state usate, quello sarebbe stato ovviamente il punto principale del rapporto circa l’intercettazione. Ma la valutazione della sintesi non dice questo, dunque il lettore può ragionevolmente dedurre che non è stata fatta un’ammissione circa l’uso delle armi chimiche.
Le parole attentamente scelte della sintesi – il dirigente del ministero era “preoccupato che gli ispettori dell’ONU ne ottenessero prova” – suggerisce che il dirigente voleva assicurarsi che gli ispettori dell’ONU non scoprissero prove di un attacco con gas nervino. Ma potrebbero significare anche esattamente il contrario: che il dirigente voleva che gli ispettori fossero in grado di accertare che non c’era stato uso di armi chimiche da parte delle forze siriane a Ghouta est. Quest’ultima possibilità è rafforzata dal fatto che il regime ha accordato entro 24 ore dalla prima richiesta formale, il 24 agosto, dell’inviata dell’ONU Angela Kane il permesso per l’accesso senza ostacoli a Ghouta est. A tutto venerdì 23 agosto il Dipartimento della Sicurezza dell’ONU non aveva ancora deciso di dare agli investigatori dell’ONU il permesso di recarsi nell’area a causa di incertezza riguardo alla loro sicurezza.
La sintesi delle informazioni non fa alcun tentativo di spiegare perché il regime abbia prontamente consentito l’accesso degli investigatori. Un’altra anomalia: il fatto che gli investigatori dell’ONU fossero già presenti a Damasco essendo stato loro inizialmente richiesto dal regime di Assad di controllare un attacco di gas che il regime aveva accusato essere stato attuato dai ribelli il 19 marzo. Le due pagine di valutazione dell’Organizzazione Britannica dei Servizi d’Informazione Congiunti diffuse il 29 agosto, suggerisce tale domanda: “Non esiste una causa politica o militare evidente”, ha dichiarato, “del ricorso del regime oggi alla Guerra Chimica su una scala apparentemente più vasta, in particolare considerando l’attuale presenza della squadra d’indagine dell’ONU”.
Un altro caso evidente di descrizione fuorviante delle informazioni nella sintesi riguarda le informazioni da rilevazioni geospaziali e di comunicazioni asserite dimostrare che il regime di Assad stava preparando un attacco chimico nei tre giorni precedenti il 21 agosto. La sintesi delle informazioni le descrive come segue: “Il personale delle armi chimiche siriane operava nel sobborgo di Adra a Damasco da domenica 18 agosto al primo mattino di mercoledì 21 agosto nelle vicinanze di un’area che il regime usa per miscelare armi chimiche, compreso il sarin.
Questa, a prima vista, sembra una prova schiacciante. Tuttavia, nonostante l’uso del termine “operava” i servizi statunitensi non avevano informazioni sulle attività effettive dell’individuo o degli individui seguiti dai sistemi di intercettazione geospaziali e delle comunicazioni. Quando dirigenti dell’amministrazione hanno fatto trapelare l’informazione alla CBS News la settimana scorsa, hanno ammesso che la presenza dell’individuo controllato nell’area in questione era stata considerata all’epoca “nulla di straordinario”.
Tuttavia dopo l’evento del 21 agosto la stessa informazione è stata improvvisamente trasformata in una “prova” a sostegno della linea ufficiale. La sintesi fa riferimento a “flussi di informazioni umane e da rilevazioni geospaziali che rivelano attività del regime che stimiamo associate ai preparativi per un attacco con armi chimiche”. Così la stessa informazione che non aveva offerto indicazioni di “preparativi” è stata ora presentata come se comprendesse la conoscenza di qualche “attività” in qualche modo collegata con la preparazione alla guerra chimica.
Una terza parte delle informazioni citate nella sintesi – da fonte non citata ma presumibilmente da un agente dei servizi – potrebbe sembrar denotare l’intenzione di attuare un attacco con armi chimiche. Tuttavia la formulazione è viscida: “Il 21 agosto”, afferma il documento, “un elemento del regime siriano si preparava per un attacco con armi chimiche nell’area di Damasco, compresa l’utilizzazione di maschere antigas.” Tale informazione, se accurata, non stabilisce un’intenzione del governo di attuare un attacco; potrebbe, al contrario, suggerire la previsione governativa di un attacco chimico da parte dei ribelli. Il linguaggio dei servizi è ambiguo: non contiene certezze che l’attacco con armi chimiche per il quale il regime si stava preparando fosse un attacco che esso stesso intendeva scatenare.
Dietro l’incertezza sul “gas nervino”
La sintesi delle informazioni comprende un’indicazione notevole che la comunità dei servizi d’informazione era lungi dall’essere convinta che fosse stato usato il gas nervino il 21 agosto.
La sintesi ha affermato che la comunità dei servizi aveva “un’elevata sicurezza” che il governo aveva attuato un “attacco con armi chimiche” e aggiungeva: “Stimiamo inoltre che il regime abbia utilizzato un agente nervino nell’attacco”. Secondo un ex alto funzionario dei servizi segreti USA che ha insistito per conservare l’anonimato, il fatto che sia stata usata una frase a parte per caratterizzare la valutazione del problema dell’agente nervino e che non abbia indicato alcun livello di sicurezza è un segnale che la comunità dei servizi d’informazione non è molto sicura che il gas nervino sia stato usato. L’ex funzionario ha dichiarato a Truthout che la scelta della formulazione indica in realtà che gli analisti dei servizi “non sanno” se sia stato usato il gas nervino.
La sintesi comprende ancora un altro segno della mancanza di sicurezza degli analisti circa l’uso del gas nervino, segno analogamente ben mascherato. “Abbiamo identificato cento video attribuiti all’attacco” , afferma, “molti dei quali mostrano un gran numero di corpi che mostrano segni fisici coerenti con, ma non esclusivi di, un’esposizione a un agente nervino.” Se non si legge attentamente, può sfuggire l’uso della parola “corpi – intendendo cadaveri – invece di “vittime”. Ma perché la comunità dei servizi si sarebbe dovuta concentrare su quanti “corpi” – intendendo cadaveri – mostravano particolari “segni fisici” quando l’indicatore molto più rilevante del gas nervino sarebbe stato il numero [corsivo mio – n.d.t.] delle “vittime” che mostravano certi sintomi?
La strana scelta distoglie dalla comprensione di un problema fondamentale per la comunità dei servizi: la maggior parte delle presunte vittime mostrate nei video pubblicati in rete non mostra sintomi associati all’esposizione a un agente nervino. Cadaveri privi di segni di ferite, d’altro canto, sarebbero “coerenti” con un attacco con un agente nervino.
I sintomi di un attacco con un agente nervino sono precisi: subito dopo i sintomi iniziali di oppressione al torace, pupille a punta di spillo e naso che cola, la vittima comincia a vomitare e a defecare e a orinare in modo incontrollabile, e seguono spasmi e movimenti a scatti. I sintomi mostrati in dozzine di video delle vittime in trattamento nei centri medici di Ghouta, tuttavia, sono molto diversi. In un’intervista a Truthout, Dan Kaszeta, uno specialista di armi chimiche, biologiche e radiologiche che è stato consigliere della Casa Bianca su questi temi, ha segnalato che un attacco con gas nervino sarebbe stato accompagnato da una sequela di sintomi che non è mostrata nei video pubblicati in rete. “Dovrebbe esserci, più o meno, un vomito generale”, ha affermato Kaszeta. Ma egli non ha visto alcun vomito o prove di tale vomito sugli abiti o sul pavimento in nessuno dei video che ha osservato. Stephen G. Johnson, un esperto forense di armi chimiche dell’Università di Cranfield nel Regno Unito, ha notato la stessa cosa. “Perché non ci sono più persone che vomitano?” ha chiesto a Truthout in un’intervista.
Numerosi specialisti, tra cui Kaszeta e Johnson, hanno anche notato che il personale mostrato mentre si curava delle vittime non indossava alcuno speciale abbigliamento protettivo e tuttavia non esibiva alcun sintomo. Paula Vanninen, direttore dell’Istituto Finlandese per la Verifica delle Armi Chimiche e Gwinn Winfield, direttore di CBRNe, una rivista specializza in armi chimiche, hanno osservato la stessa cosa in interviste all’AFP il 21 agosto. La sola prova di tali effetti è, al meglio, indiretta: dichiarazioni diffuse il giorno dopo sia dal portavoce del Consiglio Militare Supremo dell’Esercito Libero Siriano, Khaled Saleh, sia dal portavoce del suo braccio a Washington, DC, il Gruppo Siriano di Sostegno, hanno affermato che i medici e i “primi soccorritori” avevano riferito di soffrire di sintomi di avvelenamento neurotossico. Saleh ha affermato che erano morti almeno sei medici.
Esperti hanno notato anche un’altra anomalia: il numero dei curati sopravvissuti è stato di gran lunga superiore a quello dei morti, contrariamente a ciò che ci si sarebbe aspettati in un attacco con gas nervino. Il dottor Ghazwan Bwidany ha dichiarato a CBS News il 24 agosto che la sua unità medica mobile aveva trattato 900 persone dopo l’attacco e che ne erano morte 70. Medici Senza Frontiere ha riferito che nell’area dell’attacco erano stati trattati 3.600 pazienti e di essi 355 erano morti. Tali percentuali di sopravvissuti rispetto ai morti sono state l’opposto di quelle che gli specialisti di guerra chimica si sarebbero attese da un attacco con gas nervino. Kaszeta ha dichiarato a Truthout che il “dubbio più assillante” da lui avuto circa la supposizione che avesse avuto luogo un attacco con gas nervino derivava dal rapporto di circa 10 a 1 del totale dei trattati rispetto a quello dei morti. “Le percentuali sono tutte sbagliate”, ha detto. “Avrebbero dovuto esserci molti più morti”. Johnson si è detto d’accordo. In effettivo attacco con gas nervini, ha detto, “ci sarebbero alcuni sopravvissuti, ma sarebbero pochissimi. Questo è un livello di mortalità molto basso”.
Queste molteplici anomalie hanno indotto alcuni specialisti a formulare la teoria che il governo avesse in qualche modo diluito il gas nervino per renderlo meno identificabile e rendendolo così meno letale. Hamish de Bretton-Gordon, un ex comandante dell’unità della guerra chimico-biologica e del terrorismo nucleare al Ministero della Difesa britannico, ha dichiarato il 23 agosto  a USA Today che l’assenza di sintomi associati ad attacchi con gas nervino poteva essere spiegabile con una “bassa intensità” di attacco con armi chimiche.
Tre giorni dopo Winfield ha scritto in un articolo per la CNN che i sintomi costatati nei video indicavano una “tossicità inferiore” a quello associata ad agenti nervini. Winfield ha suggerito che l’agente nervino poteva essere stato miscelato con altre sostanze per probabilmente sarebbero rimaste nell’ambiente più a lungo di un agente nervino come il sarin.
Ma Kaszeta ha gettato dubbi sull’idea dell’utilizzo di una “bassa dose” di agente nervino. In un’intervista al blogger Eliot Higgins, specializzando in armi associate al conflitto di siriano sotto il nome di Brown Moses, ha affermato: “Non c’è un grande margine tra le dosi inabilitanti e quelle letali con il sarin”. La concentrazione che causa un qualsiasi sintomo minimale, ha affermato”, “porterebbe rapidamente all’assorbimento di una dose letale”.  
Caso non chiuso
Se non è stato un attacco con gas nervino, allora, quale altra arma chimica avrebbe potuto produrre i sintomi mostrati nei video? In un’analisi sul sito di Strongpoint Security, Kaszeta ha preso in considerazione ogni tipo noto di arma chimica e ha concluso che i sintomi mostrati nei video non sono compatibili con quelli associati a nessuna di esse. E, come ha detto Kaszeta al quotidiano israeliano Ha’aretz, il fatto che nessuna delle persone che ha curato le vittime abbia sofferto di sintomi evidenti “sembrerebbe escludere la maggior parte delle armi chimiche di classe militare…”  
Invece di affrontare il problema, la comunità dei servizi d’informazione ha scelto di accettare informazioni sul numero dei morti e sulla causa da fonti presumibilmente sottoposte all’influenza delle forze dell’opposizione nell’area. La sintesi delle informazioni cita una “valutazione preliminare del governo statunitense” che dalle armi chimiche siano rimaste uccise 1.429 persone, di cui “almeno 426 bambini”. Non offre alcuna indicazione su come gli analisti siano arrivati a una stima così precisa, che è molto insolita per una stima dei servizi d’informazione. La prassi normale nell’arrivare a una stima simile consiste nel fornire un ordine di grandezza che riflette differenti fonti e supposizioni.
Il principale centro della comunità dei servizi segreti in cui si analizzano tutti i temi riguardanti le armi di distruzione di massa è l’Ufficio della CIA del Centro per le Informazioni sugli Armamenti, la Non-Proliferazione e il Controllo delle Armi (WINPAC). E’ lo stesso centro che fece pendere la stima circa l’Iraq nel 2002 in direzione di conclusioni che non erano sostenute da fatti tecnici. Come ha evidenziato il rapporto Robb-Silverman sul fiasco dei servizi a proposito delle armi di distruzione di massa dell’Iraq, gli analisti del WINPAC hanno spiegato privatamente ai collaboratori che avevano invertito la normale analisi delle informazioni basata sull’onere della prova e avevano operato sul presupposto che l’Iraq avesse effettivamente programmi di armi di distruzione di massa.  
Tale dinamica sembra essere riemersa nel caso delle armi chimiche siriane, specialmente con l’apparizione di centinaia di video contenenti scene fortemente emotive di bambini sofferenti e, in molti casi, già morti. La contraddizione tra le prove visive emotivamente cariche e l’analisi tecnica degli specialisti delle armi chimiche, tuttavia, pone un problema non risolto. L’incertezza su che cosa sia effettivamente accaduto il 21 agosto può essere risolta solo in base agli effettivi campioni di sangue delle vittime raccolti dagli ispettori dell’ONU e che ora sono analizzati in laboratori europei.
Sia Medici Senza Frontiere sia Human Rights Watch hanno diffuso dichiarazioni che citano statistiche e descrizioni di sintomi fornite da personale medico locale e, nel caso di Human Rights Watch, da attivisti e altri contatti locali. Tuttavia il direttore facente funzioni di Human Rights Watch per il Medio Oriente, Joe Stork, ha dichiarato: “Il solo modo per scoprire che cosa sia realmente accaduto a Ghouta è ammettere gli ispettori dell’ONU”.
Medici Senza Frontiere ha chiarito nella sua dichiarazione originale del 24 agosto che non poteva confermare il numero di 3.600 pazienti con “sintomi neurotossici”, perché il suo personale non aveva accesso alle strutture sanitarie in questione. E in una dichiarazione del 28 agosto l’organizzazione ha affermato che era necessaria conferma scientifica dell’agente tossico, e che i dati che le erano stati forniti non potevano “essere un sostituto dell’indagine [dell’ONU”.
Ma i sostenitori di un attacco contro la Siria all’interno dell’amministrazione Obama non hanno dimostrato disponibilità ad affidarsi alle prove definitive degli investigatori dell’ONU. Hanno invece mostrato una forte ostilità nei confronti dell’indagine dell’ONU sin da quando il governo siriano ha consentito a essa l’accesso senza ostacoli alle località in cui erano stati denunciati gli attacchi chimici. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Susan Rice, ha inviato il 25 agosto una email a dirigenti chiave affermando che l’indagine dell’ONU era priva di scopo.
Da allora i dirigenti dell’amministrazione hanno rigettato l’indagine dell’ONU perché rappresenterebbe una tattica politica siriana. Kerry ha affermato nella sua dichiarazione di venerdì che quanto alle ispezioni dell’ONU era stato “alla fine consentito l’accesso, tale accesso – come oggi sappiamo – è stato limitato e controllato”.
Ma Farhan Haq, il portavoce aggiunto del Segretario Generale Ban Ki-Moon, che ha ricevuto rapporti regolari dalla squadra dell’ONU sul suo lavoro in Siria, ha dichiarato a Truthout di non essere venuto a conoscenza di alcuna restrizione al lavoro della squadra.
L’amministrazione Obama ha chiarito che non intende dipendere dai risultati dell’indagine dell’ONU. Kerry ha dichiarato domenica che in campioni di sangue e capelli di personale medico di Ghouta est sono state rilevate tracce del gas nervino sarin.  
Tuttavia tali campioni non sono passati per gli investigatori dell’ONU ma sono stati contrabbandati fuori dalla Siria da attivisti dell’opposizione. Il portavoce del Consiglio Nazionale Supremo dell’Esercito Siriano Libero, Khaled Saleh, aveva annunciato il 22 agosto che “attivisti” avevano raccolto i loro stessi capelli, sangue e campioni del suolo e li avevano contrabbandati fuori dal paese.
L’amministrazione Obama aveva ottenuto campioni fisiologici relativi a presenti attacchi precedenti con gas nervino e li aveva riscontrato positivi per il sarin, ma dirigenti dell’amministrazione hanno insistito che, senza essere certi della catena di custodia, “non potevano essere certi di avesse maneggiato tali campioni”, come ha detto un dirigente.  
Tuttavia, nonostante la consapevolezza che i campioni  privi di una chiara catena di custodia potevano essere stati manomessi, l’amministrazione in giugno ha cominciato a ignorare il fattore chiave. Ha adottato una politica di accettazione di tali campioni come prova della colpevolezza del governo sulla base della tesi, come ha spiegato un funzionario, che: “E’ impossibile che l’opposizione falsifichi questo materiale in così tanti esemplari in così tante località”.
Tale svolta nella politica fa parte del quadro non dichiarato in cui è stata condotta la valutazione delle informazioni.
Indipendentemente da quali prove emergano nelle prossime settimane, faremmo bene a notare le incoerenze e il linguaggio fuorviante contenuto nella valutazione, tenendo presenti le conseguenze dell’utilizzo di informazioni ambigue per giustificare un atto di guerra.
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte:  http://www.zcommunications.org/how-intelligence-was-twisted-to-support-an-attack-on-syria-by-gareth-porter.html
 Originale: Truthout
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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