Kenya : CONSIGLIO ISLAMICO, TERRORISTI NON RIUSCIRANNO A SEMINARE ODIO


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Vogliamo ribadire la nostra condanna più ferma all’attentato in corso al Westgate di Nairobi e sottolineare che l’uccisione di civili innocenti, tra cui donne e bambini è contraria ad ogni precetto dell’Islam”: è il commento che Adan Wachu, segretario generale del Consiglio supremo dei musulmani del Kenya ha affidato alla MISNA mentre è in corso per il terzo giorno consecutivo, l’attacco terroristico contro il centro commerciale nella capitale.
“Non riusciranno a dividere su fronti opposti, cristiani e musulmani. Questo atto vigliacco ha avuto come primo effetto quello di unire i keniani contro l’estremismo” aggiunge Wachu che ieri aveva invitato i musulmani del Kenya a partecipare numerosi alle raccolte di sangue organizzate per far fronte all’emergenza nella capitale, dove negli ospedali sono stati ricoverati in poche ore centinaia di feriti.
“I keniani hanno capito qual è il gioco di questa gente, glielo assicuro. E non cadranno nella loro subdola strumentalizzazione. In questo paese vige il rispetto per tutti i credi e non ci lasceremo trascinare in un conflitto settario che non ci appartiene” aggiunge ancora il religioso, secondo cui la comunità somala del Kenya è “indignata” per quanto sta accadendo.
Il timore a cui vari osservatori avevano accennato nelle ultime ore è che l’attacco – condotto in nome di una presunta ‘vendetta’ per l’intervento militare keniano in Somalia, nel 2011 – potesse innescare una ritorsione contro la folta comunità somala presente nel paese.
Tutte le principali associazioni islamiche nel paese si sono espressi in termini di dura condanna riguardo all’attacco. Il senatore Hassan Omar di Mombasa – nella provincia costiera in prevalenza musulmana – ha invitato il governo a perseguirei responsabili “con pugno di ferro”.
[AdL]

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DA NAIROBI A MOMBASA DOLORE E SOLIDARIETÀ

Donano il sangue, organizzano collette, si stringono ai familiari delle vittime. Lo fanno indipendentemente dal gruppo etnico di appartenenza o dal credo religioso. L’assalto al centro commerciale Westlands di Nairobi, dicono religiosi sentiti dalla MISNA in diverse aree del paese, sta unendo i keniani.
“Questo episodio di violenza assurdo e crudele – dice padre Joachim Omolo, animatore a Nairobi della rete interreligiosa People for Peace in Africa – ha avvicinato tra loro tutte le etnie e tutte le religioni, rivelando appieno la generosità dei keniani”. Padre Omolo racconta delle migliaia di donazioni di sangue negli ospedali e sotto le tende allestite dalla Croce Rossa in centro città o delle collette per aiutare subito chi nell’assalto ha perso un marito, un figlio, una madre.
“Il dolore – sottolinea il religioso – sta moltiplicando gli atti di vicinanza e solidarietà, a Nairobi ma anche in province distanti centinaia di chilometri”. Dal Lago Turkana, al confine con l’Etiopia, fino alle regioni costiere dove la maggioranza della popolazione non è cristiana ma musulmana. Significativa la presa di posizione dei rappresentanti della comunità islamica di Mombasa, uniti nel condannare la strage rivendicata dai somali di Al Shabaab e soprattutto nel respingere qualsiasi tentativo di associarla alla fede musulmana. “Hanno sottolineato in modo inequivocabile – dice monsignor Virgilio Pante, vescovo di Maralal, una diocesi del Kenya centro-settentrionale – che i responsabili della strage non sono musulmani ma terroristi e criminali, che non hanno nulla a che vedere con la religione”.
Una convinzione, questa, condivisa appieno dagli animatori di People for Peace in Africa. “Nei prossimi giorni – sottolinea padre Omolo – contribuiremo a organizzare una giornata di preghiera nazionale, che sia momento di riflessione e occasione di rinnovato impegno contro ogni violenza.
Un appuntamento tanto più necessario quanto più, in queste ore, prendono corpo i timori di ripercussioni negative o addirittura rappresaglie ai danni della comunità somala in Kenya. Una comunità molto numerosa nei campi profughi del nord ma anche a Nairobi, dove è concentrata nel quartiere di Eastleigh, la “piccola Mogadiscio”. “L’attentato è un tentativo di creare una frattura tra i musulmani e gli altri gruppi religiosi in Kenya – ha detto ai giornalisti Hassan Omar, senatore originario di Mombasa – ma noi vogliamo dire ai terroristi che siamo più intelligenti di loro, che conosciamo le loro intenzioni e che non saremo sconfitti”.
(Vedi anche notizia delle 8.23 e delle 10.03)
[VG]
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