“Dopo
il colpo di stato in Egitto, gli israeliani hanno cominciato a sparare
molto di più,” ha riferito Abu Jamal Abu Taima, un agricoltore di
Khuzaa, un villaggio dell’area di Khan Younis nella parte meridionale di
Gaza.
Abu
Jamal è il mukhtar, o capo eletto della famiglia Abu Taima, 3.500
profughi provenienti da Bir al-Saba – una città israeliana chiamata
attualmente Beersheba – disseminata ora fra i terreni agricoli fuori
Khan Younis.
Lui e altre due decine di contadini della stessa famiglia hanno parlato con The Electronic Intifada durante e dopo un incontro che hanno svolto a Khuzaa.
“L’Egitto
era il garante dell’ultimo accordo di cessate il fuoco [nel 2012], “ ha
detto. “Ora Israele è libero di fare tutto ciò che vuole.”
“Solo
pochi mesi fa non c’erano sparatorie. Ora ci sono. Non siamo neppure in
alta stagione, ma loro hanno già cominciato a sparare.”
Il
21 novembre dello scorso anno, a conclusione degli otto giorni di
attacchi israeliani nella Striscia di Gaza e del fuoco di rappresaglia
dei gruppi sul territorio, il governo di Morsi mediò un cessate il fuoco
tra Israele e i gruppi della resistenza palestinese.
Come
parte dell’accordo, Israele ridusse la “zona cuscinetto” che aveva
imposto nel 2005, da 300 a 100 metri, secondo la sezione
dell’Amministrazione Civile dell’esercito israeliano, COGAT.
Presi di mira
Nel
maggio di quest’anno, dopo mesi di dichiarazioni contraddittorie
sull’estensione dell’area da parte del COGAT e del portavoce
dell’esercito israeliano, il COGAT ha deciso che la”zona cuscinetto”
rimaneva a 300 metri (IDF: ‘Forbidden Zone’ in Gaza three times larger
than previously stated,” +972 magazine, 12 maggio 2013)
Ma i contadini sostengono che gli spari israeliani hanno addirittura allargato ulteriormente la zona.
“In
base al cessate il fuoco , i contadini potevano raggiungere pressappoco
tutti i loro campi,” sostiene Abu Jamal Abu Taima, “Attualmente, gli
israeliani sparano loro a 500 metri [dal confine].
Non è l’unico agricoltore che attribuisce il cambiamento ai disordini in Egitto.
“Dopo
il colpo di stato, gli israeliani hanno esteso l’area e i contadini non
hanno potuto raggiungere i 500 metri,” ha affermato Abed al-Rasoul Abu
Taima. “A tutti color che si avvicineranno maggiormente alla barriera di
separazione verrà sparato.”
Altri contadini sostengono di essere stati presi di mira ad una distanza dalla barriera perfino superiore.
“Gli
israeliani mi hanno sparato a 800 metri, “ ha riferito Zakaria Abu
Taima. “Mi accingevo a seminare quando loro hanno aperto il fuoco. Mi
sono nascosto in una tubatura di ferro, ma le pallottole lo hanno
proprio attraversato.”
Il
Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) ha documentato
un’aggressione a cannonate, dodici sparatorie e sette incursioni – che
durante luglio e agosto, nella “zona cuscinetto” hanno portato a un
morto e sette feriti, inclusi due bambini.
Dall’inizio di settembre, le forze israeliane hanno intrapreso per lo meno altre due incursioni per spianare i terreni agricoli.
Secondo
gli agricoltori, molti altri attacchi, specialmente sparatorie che non
hanno comportato morti o feriti, non sono mai stati riferiti.
“E’
singolare ora, quando si parla di incursioni limitate,” ha detto Khalil
Shaheen, capo della sezione economica e civile del PCHR.
“Le violazioni definiscono l’area vietata. Ufficialmente, secondo il COGAT, de jure l’area è di 300 metri, ma de facto dipende dalle incursioni.”
Gli
attacchi di Israele nella “zona cuscinetto” , specialmente quelli oltre
i 300 metri, scoraggiano gli agricoltori dal far crescere alberi o
costruire infrastrutture, come pompe elettriche o pozzi.
“Non
permettono ai contadini di piantare alberi o realizzare infrastrutture,
“ ha affermato il Dr. Nabil Abu Shammala, direttore delle politiche di
pianificazione presso il ministero palestinese dell’agricoltura e della
pesca. “Sostengono che è per motivazioni legate alla loro sicurezza.”
“In
quest’area le attività agricole devono far fronte a svariati tipi di
rischi. I contadini evitano di praticarla non solo a causa degli spari,
ma anche per la devastazione dei terreni e la distruzione delle
infrastrutture,” ha aggiunto.
“Noi abbiamo paura”
In
mezzo all’attuale incremento degli attacchi, la potenziale distruzione
dei loro campi preoccupa particolarmente gli agricoltori di Gaza.
Il
pericolo che i bulldozer israeliani spianino i terreni ha convinto
molti a rimandare l’avvio della messa a dimora delle piante.
“Abbiamo
paura di recarci nei nostri campi perché, dopo aver piantato, possono
arrivare gli israeliani e distruggere tutto,” ha spiegato Abdul Azia
Mahmoud Abu Taima.
“E’
normale che ogni settimana i bulldozer spianino i nostri campi,” ha
detto Abed el-Aziz Abu Taima. “Nessuno è in grado di fermarli.”
Interpellati
sul bulldozer utilizzati per radere i loro terreni, i contadini hanno
descritto i marchi triangolari distintivi dei bulldozer armati D-9 della
Caterpillar.
“Nella
“zona cuscinetto”, per gli israeliani il Caterpillar è la principale
arma di distruzione,” ha sostenuto Shaheen del PCHR. “Non hanno
modificato la politica della loro compagnia, nonostante tutte le
informazioni che sono loro pervenute sull’uso delle loro macchine qui.
“Quando
sono venuti a sapere che potevano accedere ai loro campi fino a 100
metri, li hanno seminati. Ora non possono giungervi. Hanno perduto il
raccolto. I bulldozer israeliani lo ha spianato.
“E’ molto importante mostrare che cosa fa la Caterpillar e che essa sa che cosa sta succedendo.”
Nelle attuali circostanze, gli agricoltori devono affrontare una stagione ritardata con pericoli accresciuti ed esito incerto
“Aspetteremo
fino a novembre per cominciare a seminare, “ ha dichiarato Zakaria Abu
Taima. “Di norma, avremmo cominciato da ora.”
“Naturalmente
semineremo,” ha commentato Abu Jamal Abu Taima. “Ma prima facciamo il
raccolto, gli israeliani possono arrivare con i loro bulldozer.”
Joe Catron è un attivista statunitense a Gaza, Palestina. E’ co-editore di The Prisoner’s Diares: Palestinian Voices from the Israeli Gulag, 2011
(tradotto da mariano mingarelli)
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