Giorgio Forti : Diritti umani in Palestina
Rete-Eco Ebrei contro l'Occupazion
scritto da Giorgio Forti
13 settembre 2013L’imminenza di un attacco contro la Siria è legato allo scontro in Medio Oriente tra gli interessi delle grandi potenze, e alle lotte armate tra religioni strettamente intrecciate a questi interessi. Non sfugge il ruolo della politica di Israele in questo complesso scenario, per la sua volontà di far liquidare dai potenti alleati occidentali il regime siriano amico del nemico Iran, prima che l’opinione mondiale si accorga che l’Iran è oggi sempre meno nemico.
L’occupazione militare e l’installazione in massa di coloni israeliani nelle terre Palestinesi occupate nel 1967 si distingue tra tutte le occupazioni ed imprese coloniali perchè lo scopo dell’occupante non è solo di dominare e sfruttare il colonizzato, ma di sostituirlo con una propria popolazione. La storia del Sionismo dal proclama del 1897 ad oggi dimostra che la volontà di acquisire tutta la terra dal fiume Giordano al Mediterraneo per crearvi uno Stato solo per gli Ebrei, cacciandone gli abitanti Arabi, ha guidato e guida tuttora i dirigenti della comunità ebraica emigrata dall’Europa, divenuta Stato di Israele nel 1948.
In Europa e negli USA la volontà di sostenere libertà, giustizia e pace per i Palestinesi è di persone e gruppi, associazioni e movimenti: ma i governi, con l’enorme potere coercitivo degli stati moderni, sono dalla parte di Israele. Con Israele hanno una costosa cooperazione militare, e privilegiati rapporti commerciali e culturali. Solo gli USA, nel 2013 regalano ad Israele oltre 4 miliardi di dollari per le sole spese militari; l’Italia ha firmato il rinnovo di un trattato di cooperazione militare da circa un miliardo di €. Viceversa, ai Palestinesi alcuni governi europei forniscono aiuti umanitari, direttamente o tramite modesti finanziamenti di Associazioni ONG e Onlus.
Israele esercita una enorme influenza su tutti i governi occidentali, soprattutto gli USA, imponendo la propria volontà politica in tutte le decisioni importanti che riguardano il Medio Oriente e non solo.
Per una solidarietà reale con i Palestinesi da parte dei governi occidentali, il governo italiano manifesti solidarietà politica e morale e solleciti un’azione comune con i Paesi a cui siamo associati nell’UE. L’azione dell’Europa sarebbe efficace se la Comunità Europea prendesse provvedimenti forti contro la violazione continua da parte di Israele delle norme stabilite dalle Nazioni Unite per la Palestina, e in appoggio alla costituzione da parte di Palestinesi ed Israeliani delle strutture politiche che meglio crederanno a loro adatte, ed al loro riconoscimento generale.
Provvedimenti giuridici e politici possono fermare l’inumana oppressione di Israele, ma la pace nella regione richiede che gli israeliani abbandonino l’atteggiamento di disprezzo nei riguardi di coloro di cui hanno occupato la terra, scacciandoli e vessandoli con tutti i mezzi di cui uno stato-nazione ricco e potente dispone, con l’appoggio incondizionato degli USA e, finora, della Comunità Europea.
L’Europa e gli USA hanno pagato e stanno pagando ad Israele risarcimenti finanziari di grande rilievo, ma li pagano allo stato ebraico, cioè solo agli ebrei israeliani, sotto forma di armi, infrastrutture e privilegi commerciali e culturali. Mentre nulla o quasi hanno dato ai palestinesi, che hanno diritto di essere risarciti da chi ha imposto loro l’invasione della loro terra da parte degli ebrei europei sopravvissuti alla Shoah, ed anche di molti ebrei di altri Paesi mai assoggettati al dominio nazista. In questo modo l’Europa ha scaricato sui Palestinesi le proprie colpe contro gli Ebrei, culminate con l’inaudita strage della Shoah. Un crimine di genocidio tutto europeo, di cui i palestinesi non portano alcuna responsabilità. Gli USA hanno le maggiori responsabilità dell’appoggio incondizionato alle peggiori politiche di persecuzione razzista da parte di Israele, di cui sono complici da decenni. Per metter fine a questo stato di estrema ingiustizia, molto potrebbero contribuire le comunità degli ebrei residenti fuori da Israele, che sono invece per la grande maggioranza schierate, per assurdi sentimenti nazionalisti, a giustificare qualsiasi ingiustizia commessa dallo stato ebraico. Si uniscano invece a quegli israeliani schierati coraggiosamente contro le azioni ingiuste dei loro governi, per abolire la idolatria dello stato-nazione ebraico, razzista nei suoi fondamenti e sempre più nei suoi atti, contro la parte migliore della tradizione culturale ebraica in Europa e nel mondo. Come italiani ed europei, crediamo che i nostri governi debbano risarcire i Palestinesi dell’offesa e danno enorme loro provocato causando l’occupazione della loro terra da parte degli Ebrei: si adottino le giuste scelte etiche e politiche che la situazione impone e si dedichino le risorse, oggi spese per armare il già potentissimo Israele, a promuovere lo sviluppo della Palestina tutta, in modo da renderla capace di accogliere il ritorno nella loro terra dei profughi che lo desiderino, molti dei quali vivono ormai da tre generazioni in campi profughi, spesso in condizioni inumane. E’ questo un impegno a cui l’Occidente non può sottrarsi: il suo complesso di colpa per la Shoah non può renderlo complice di una seconda persecuzione razzista, quella contro i Palestinesi. Ai Palestinesi spetta il diritto di decidere quale tipo di società costruire per sé ed i loro figli, tenendo conto della realtà esistente nella regione. Noi non possiamo certo imporre una soluzione (uno o più stati, secondo nostre preferenze) a questo difficile problema, ma solo assicurare loro condizioni di libertà e parità nei rapporti che inevitabilmente dovranno stabilire con il governo ed il popolo israeliano.
In mancanza di pacificazione in Palestina e dintorni, la minaccia di una guerra che ha tutte le premesse per diventare mondiale diventa sempre più reale, coinvolgendo le grandi potenze e le medie e piccole che le seguiranno.
http://rete-eco.it/2012/gruppi-ebraici/rete-eco/38960-l-occupazione-oppressione-e-disprezzo-umano-in-israele.html
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Sommario dell’intervento del prof. Giorgio Forti al Convegno su “ I Diritti Umani in Palestina”, promosso da ANPI di Como, sezione Seprio, il 15/09/2013 a Mozzate
Giorgio Forti ha ricordato Marina Rossanda, della quale era stato compagno nella Consulta Laica di Bioetica, dove ne aveva apprezzato la precisione ed il rigore morale e professionale. Ricorda anche il lavoro di Marina per l’ospedale palestinese in Egitto.
In rappresentanza della Rete Ebrei Contro L’Occupazione (ECO), ha poi parlato della storia ed attività della Rete ECO, fondata nel 2001, e divenuta ONLUS nel 2008. Ha comunicato agli astanti il modo di avere continue ed aggiornate informazioni sul sito internet di ECO: http://rete-eco.it/.Ha quindi illustrato gli scopi e le attività di ECO: come dice il nome, ECO riunisce un piccolo numero di ebrei italiani che si oppongono all’occupazione israeliana, occupazione militare ed insediamento dei coloni israeliani-Ebrei, espropriando la terra dei palestinesi e cacciandone gli abitanti. ECO si propone di difendere il diritto palestinesi ad avere libertà, giustizia, pace e tutti i diritti politici dei cittadini di una società democratica, contro le inaudite violenze ed oppressioni a cui li assoggetta lo Stato di Israele, ed il disprezzo umano di tanta parte della popolazione israeliana. ECO è solidale con il popolo palestinese, e per questo collabora con gli amici palestinesi in Palestina, in Israele, in Italia e dovunque essi si trovino a vivere. Collabora con persone, gruppi ed associazioni israeliane che, benché minoritari in Israele, si battono con appassionato ed intelligente coraggio contro le infamie della oppressione da parte del loro Paese.
ECO collabora con diverse associazioni italiane che svolgono attività nel campo dell’istruzione, generale e politica e del welfare in Palestina, ed organizzano incontri in Italia con palestinesi testimoni ed attivisti nella resistenza non violenta all’oppressione. Inoltre è parte e collabora con analoghe associazioni ebraiche europee, riunite nell’European Jews for a Just Peace (EJJP).
Le attività di ECO si svolgono in diversi modi, con prese di posizioni pubbliche sugli eventi che hanno marcato e marcano la tragica attualità in Palestina-Israele Nonostante la difficoltà insormontabile di utilizzare i grandi mezzi di comunicazione di massa per interventi contro la politica costantemente perseguita dai governi dei Paesi Occidentali di appoggio ad Israele qualsiasi ingiustizia ed atrocità esso commetta, ECO ha avuto occasionale ospitalità su un piccolo quotidiano, Il Manifesto, che dedica ogni giorno spazio a sostegno della causa palestinese. Alcuni dei membri di ECO hanno scritto libri o partecipato a libri sull’argomento che sta a cuore a tutti, con diversi accenti che rispecchiano la varietà di sensibilità e di giudizi di merito.
E’ stata costante la nostra attenzione alle giovani generazioni, con numerosi interventi nelle scuole, dove abbiamo attivato discussioni del problema palestinese sempre con viva partecipazione degli studenti.
La nostra presidente, dott. Paola Canarutto, ha partecipato alla attivazione di un ambulatorio-day hospital nella Palestina occupata. Alcuni di noi partecipano costantemente alle attività culturali e/o politiche di altre associazioni.
ECO ha adottato come metodo ed appoggia la resistenza non violenta dei palestinesi contro l’oppressione israeliana: questa scelta è, per noi, una scelta razionale ed obbligata, quindi politicamente giusta: le condizioni generali del mondo, e particolari in Palestina-Israele e nella regione mediorientale escludono il ricorso alla resistenza armata, che invece era indispensabile in Europa durante la seconda guerra mondiale: la Resistenza italiana ed europea poteva infatti contare sulla fortissima azione di eserciti nazionali:l’Armata Rossa del popolo Russo che, insieme agli Alleati Occidentali, hanno sconfitto il nazifascismo. In una sede dell’ANPI mi è grato ricordare tutti quelli che hanno dato la vita nella lotta di liberazione: in particolare voglio qui ricordare i 22 milioni di Russi, per circa la metà soldati combattenti e la metà civili, tutti Resistenti.
G. Forti ha poi, a titolo personale, sostenuto la necessità etica e politica che venga riconosciuto il diritto dei Palestinesi ad essere risarciti economicamente dal mondo Occidentale, Europa ed USA, dell’enorme danno subito per avere l’Occidente imposto loro l’invasione degli Ebrei superstiti della Shoah, un crimine tutto europeo di cui i Palestinesi non hanno alcuna responsabilità. Nulla potrà mai compensarli della perdita di tante vite, e della sofferenza atroce loro imposta con la cacciata dalla loro terra: ma un compenso per la perdita di terra ed averi è dovuto loro. Si muova il governo italiano a sollecitare i nostri Associati nella Comunità Europea, e gli USA, perché le somme dovute come risarcimento ai palestinesi vengano stanziate ed usate per rendere la Palestina tutta in grado di accogliere il ritorno di quei palestinesi che lo desiderino: le risorse necessarie potrebbero facilmente essere ricavate dalle enormi somme che USA ed Europa da decenni destinano ai governi israeliani, che le adoperano in buona parte per armare sempre più il già potentissimo Israele.
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