Quanto costa a Israele la direttiva UE?
L’Indro
02.08.2013
http://www.lindro.it/politica/2013-08-02/95019-quanto-costa-a-israele-la-direttiva-ue
02.08.2013
http://www.lindro.it/politica/2013-08-02/95019-quanto-costa-a-israele-la-direttiva-ue
Le nuove linee guida contro le colonie
Quanto costa a Israele la direttiva UE?
A rischio enti pubblici e le compagnie private su cui Bruxelles ha fatto piovere milioni di euro.di Emma Mancini
Gerusalemme, 2agosto 2013 - La reazione israeliana alla nuova direttiva dell'Unione Europea del 19 luglio non si è fatta attendere. Giovedì 25 luglio il ministro della Difesa, Moshe Ya'alon, ha dato ordine all'IDF (l'esercito israeliano) e all'Amministrazione Civile (l'ente che si occupa della gestione amministrativa dei Territori Occupati) di bloccare ogni progetto di cooperazione con Bruxelles che si svolga in Area C. Tradotto, rifiutare di rilasciare nuovi permessi e di rinnovare quelli vecchi per progetti di costruzione in Area C in Cisgiordania (che rappresenta il 60% del territorio, sotto il controllo civile e militare israeliano). Restrizioni che andranno applicate anche al personale europeo che entrerà in Israele per dirigersi a Gaza e in Cisgiordania: il Ministero ne vieterà l'ingresso al confine e non concederà permessi di lavoro ai dipendenti di Bruxelles impegnati in Area C.
Un
vero e proprio giro di vite che appare una reazione a caldo alla
decisione forte dell'Unione Europea: con le nuove linee guida entrate in
vigore due settimane fa, Bruxelles impone ai 28 Stati membri di
interrompere ogni tipo di cooperazione finanziaria, accademica e
bancaria con le entità israeliane di Gerusalemme Est, Cisgiordania e
Alture del Golan, ovvero i territori occupati militarmente da Tel Aviv
con la guerra dei Sei Giorni del 1967.
"Spero
che Israele continuerà a reagire contro chi compie passi unilaterali -
ha commentato Yigal Delmonti, direttore generale del Consiglio delle
Comunità Ebraiche di Giudea e Samaria (ovvero le colonie israeliane in
Cisgiordania) dopo l'annuncio del Ministero - Già due settimane fa
avevamo avvertito che la UE aveva assunto una posizione pro-palestinese e
che non poteva più essere considerata neutrale».
La
reazione israeliana è il chiaro segno del "terremoto" scatenato dalla
UE e dalla sua potenziale efficacia: le linee guida emesse da Bruxelles
impediranno a ministeri, enti pubblici, banche e compagnie private che
operano nelle colonie di ricevere prestiti e finanziamenti dal valore
attuale di centinaia di milioni di dollari. A bloccarli sarà la Banca di
Investimento Europea che interromperà la pioggia di denaro finora
caduta su soggetti attivi nelle colonie. Alcuni esempi: la Banca
Hapoalim ha ricevuto nel 2006 una linea di credito dalla UE pari a 75
milioni di euro; la compagnia dell'acqua Mekorot lo scorso anno ha
goduto di un prestito da 120 milioni, mentre sono stati 40 quelli
rilasciati alla compagnia di auto elettriche Better Place.
Non
solo. Come spiegato dal Tribunale Russell per la Palestina, attualmente
la UE sta portando avanti il settimo Programma Quadro (2007-2013) che
pone tutte le iniziative e i progetti europei sotto lo stesso ombrello:
un programma da 220 miliardi di euro, di cui godono - secondo l'accordo
di Associazione UE-Israele - anche le compagnie e gli enti pubblici
israeliani. Tra i soggetti che hanno richiesto e ottenuto i
finanziamenti in questione ci sono compagnie militari come Elbit e
Israeli Air-Crafts Industries, i produttori dei droni usati durante
l'Operazione Piombo Fuso contro Gaza e i costruttori del Muro di
Separazione in Cisgiordania. Le nuove linee guida europee avrebbero
fermato un simile finanziamento.
Secondo
i dati forniti dalla Commissione Europea, Israele ha partecipato ad
oltre 2.300 progetti finanziati dal Programma Quadro europeo negli
ultimi dieci anni (55 quelli palestinesi): la maggior parte hanno
riguardato e riguardano contro-terrorismo, controllo dei confini,
tecnologia di sorveglianza, sicurezza interna. Alcuni esempi di
finanziamenti UE finiti nelle casse di compagnie private israeliane:
quasi 9 milioni di euro per la sicurezza aeroportuale, quasi 13 al
controllo dei confini, oltre 9 per il controllo delle coste (tra cui
rientra l'assedio via mare della Striscia di Gaza), oltre 13 milioni per
la costruzione di una rete ferroviaria tecnologica e sicura. Per un
totale che sfiora i 100 milioni di euro.
Una
cifra considerevole che la nuova direttiva potrebbe concretamente
assottigliare. Non sono certo poche le compagnie pubbliche e private che
operano attivamente in quelle che la UE definisce "entità israeliane"
nei Territori Occupati. I timori di Tel Aviv sono fondati, ma resta da
capire se una simile decisione potrà effettivamente modificare
l'approccio israeliano, anche in vista dell'avvio dei negoziati
bilaterali con la controparte palestinese, iniziati martedì a Washington
con la benedizione statunitense. Ne abbiamo parlato con Tali Shapiro,
giovane attivista israeliana del movimento Boycott from Within, parte
della campagna globale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni)
contro Israele.
"Penso
si tratti di un passo senza precedenti da parte della UE, seppure non
sia il primo. Politicamente, cominciamo a vedere le prime sanzioni
contro Israele. In questo caso, si tratta di una mossa per privare certi
privilegi, estremamente efficace a livello politico. Nessun media o
politica israeliano è rimasto indifferente. Credo che questo sia sono
l'inizio, ora ne sono necessari altri. Israele ha da sempre avuto
governi nazionalistici, per questo la pressione internazionale per
fermare la colonizzazione è la giusta via da intraprendere. È anche
quello che chiede la società civile palestinese con il movimento di
boicottaggio. Israele si trova nel cuore del Medio Oriente, ma ad oggi è
un'entità ostile nel mezzo del mondo arabo. Deve rendersene conto e
capire l'importanza di un'integrazione".
"La
perdita economica per Israele sarebbe tremenda - prosegue Tali - Non
sono un'esperta di economia, per me non è facile dare dei numeri. Ma,
come sottolinea il progetto Who Profits, l'economia israeliana è
completamente interconnessa con l'occupazione. Israele fornisce speciali
vantaggi a chi fa business nella Cisgiordania occupata (o per chi ci va
a vivere, i coloni, e che compiono un crimine di guerra), come ad
esempio forza lavoro sottopagata e un nuovo mercato per il consumo, lo
scippo di terre e così via. Questo crea una bolla economica. Una volta
esplosa, gli investitori non perderanno solo denaro, ma anche
l'incapacità di proseguire negli investimenti".
"La
società israeliana vive nel buio ed è bombardata da messaggi di panico e
terrore. Il movimento BDS esiste ormai da quasi dieci anni, ma solo da
due è riuscito a raggiungere il pubblico israeliano attraverso la stampa
- conclude la Shapiro - Ma anche così, il possibile danno economico è
calcolato da esperti e gli israeliani non comprendono gli effetti
economici. E quando accade qualcosa come la nuova direttiva UE, i media
riverberano il panico, senza analizzare i benefici per la
gente.L'opinione pubblica israeliana non ha le risorse per comprendere e
non si forma delle idee fondate su analisi concrete. Fino a quando i
media e il governo non saranno onesti con la gente, gli israeliani non
conosceranno mai simili campagne, perché esistono e qual è il loro
obiettivo. Per loro, la sanzione europea è piovuta dal cielo, in un
giorno nuvoloso e 'antisemita'. Per questo ritengo che un simile passo
da parte di Bruxelles vada concepito come una misura di lungo termine
che avrà effetto su individui, gruppi e società civile solo con il
tempo".
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