Oscenità morali in Siria – Una petizione


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SiriaIntervention
di Phyllis Bennis e David Wildman – 28 agosto 2013


La minaccia di un attacco avventato, pericoloso e illegale statunitense, o guidato dagli Stati Uniti, contro la Siria appare più prossima che mai.
Il governo statunitense, da quando la crisi siriana è iniziata, è stato diviso. Alcuni, specialmente nel Pentagono e in alcune agenzie dei servizi segreti, hanno affermato che un intervento militare diretto sarebbe pericoloso e non porterebbe a nulla. Altri, specialmente nel Congresso e alcuni nel Dipartimento di Stato, hanno preteso attacchi militari, anche il cambiamento del regime, contro la dirigenza siriana, anche prima che qualcuno l’accusasse di uso di armi chimiche. Anche l’amministrazione Obama è stata divisa, con il presidente Obama apparente contrario a qualsiasi intensificazione statunitense. Il popolo statunitense non è diviso: il 60% è contro l’intervento nella guerra civile siriana anche se fosse implicate armi chimiche.
Ma la situazione sta cambiando rapidamente e l’amministrazione Obama sembra spostarsi più in direzione dell’intervento militare diretto. Ciò renderebbe l’orribile situazione in Siria incredibilmente peggiore.
L’attacco che mercoledì scorso ha ucciso così tanti civili, tra cui molti bambini, può ben essere stato condotto con armi chimiche. Medici Senza Frontiere, in contatto con gli ospedali locali che sostengono, hanno affermato che mentre i sintomi “indicano con forza” che migliaia di pazienti sono stati esposti a un agente neurotossico, non possono “né confermare scientificamente la causa di tali sintomi, né stabilire chi è responsabile dell’attacco”. Alla squadra di ispezione delle Nazioni Uniti sulle armi chimiche già in Siria per indagare denunce precedenti è stato dato il permesso dal governo di visitare oggi il nuovo sito; non ha ancora riferito alcun ritrovamento.  
Nessuno sa ancora cosa sia realmente successo, salvo un orrendo attacco contro civili, molti dei quali sono morti. Nessuno ha ancora prodotto pubblicamente prove di cosa li abbia uccisi o di chi sia responsabile. Tutti gli attacchi contro civili sono crimini di guerra, che siano stati attuati dall’esercito siriano, da milizie ribelli o da missili da crociera statunitensi.
E tuttavia gli appelli, le richieste, le congetture su un imminente attacco statunitense contro la Siria vanno crescendo. La NBC News ha riferito che gli Stati Uniti hanno “pochissimi dubbi” che il governo siriano abbia utilizzato armi chimiche. Il Wall Street Journal ha citato un anonimo “alto dirigente della difesa” che ha affermato che gli attacchi militari sotto esame “sarebbero condotti da navi nel Mediterraneo Orientale con l’utilizzo di missili a lunga gittata, senza usare velivoli con equipaggio. ‘Non servono basi. Non occorre sorvolare. Non occorre preoccuparsi delle difese.”
Nonostante il Segretario di Stato John Kerry abbia affermato che un attacco chimico era “innegabile”, ancora non sappiamo con certezza se si è trattato di un’arma chimica, e certamente non sappiamo chi l’abbia usata. Kerry ha parlato questo pomeriggio, definendo l’attacco [chimico] una “oscenità morale”. Se si è trattato di un attacco chimico, come appare probabile, certamente lo è. Sinora in questa guerra sono state uccise più di centomila persone e a milioni sono state costrette a lasciare le loro case: non sono oscenità morali anche tutte queste?
Anche se
Kerry sembra ritenere che questa oscenità morale esiga un’azione militare in risposta. Graham e McCain lo hanno detto in precedenza. Ma è sbagliato. E’ probabile che sia stato un agente chimico di qualche genere a produrre le sofferenze di massa e le molte morti alla periferia di Damasco. E forse è stato il regime siriano ad esserne responsabile. Le domande che allora andrebbero poste, le domande “anche se”, dovrebbero cominciare con “e allora cosa dovremmo fare?”
C’è qualcuno che crede davvero che un attacco militare contro una presunta fabbrica di armi chimiche aiuterebbe il popolo siriano, salverebbe delle vite, contribuirebbe a por fine a questa orrenda guerra civile? Qual è il meglio che potremmo sperare? Che un missile da crociera abbia realmente successo, che individui accuratamente il proprio bersaglio e faccia saltare in aria un deposito pieno di agenti chimici trasformandolo in nuvole di morte trasportate dal vento?
Illegale anche se
Il governo statunitense sta creando una falsa dicotomia; o c’è un attacco militare o lasciamo che la facciano franca. Nessuno parla di qualsiasi altro tipo di responsabilità internazionale, nulla come la Corte Penale Internazionale. Nel mese scorso il “gruppo legale” della Casa Bianca ha fatto notare che armare i ribelli potrebbe violare la legge internazionale. Pensano che un attacco di un missile da crociera andrebbe bene? Abbiamo sentito un paio di giorni fa il presidente Obama far riferimento alla legge internazionale. Ha detto: “Se gli Stati Uniti attaccassero un altro paese senza un mandato dell’ONU e senza che possano essere prodotte prove chiare, allora ci sarebbero problemi riguardo al fatto che la legge internazionale appoggi ciò … e queste sono considerazioni di cui dobbiamo tener conto.”
Ma ciò che sentiamo dire ora è che il modello in esame per un attacco militare statunitense contro la Siria sarebbe quello del Kosovo. Lo ricordate, nel 1999, alla fine della guerra in Bosnia? All’epoca, sapendo che era impossibile ottenere l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza a una guerra aerea contro la Serbia per la disputata enclave del Kosovo, gli USA e i loro alleati si limitarono ad annunciare che si sarebbero presi il permesso internazionale altrove. Cioè dall’altro comando della NATO. Che sorpresa: i generali della NATO furono d’accordo con i loro rispettivi presidenti e primi ministri e dissero ‘certo, pensiamo sia una splendida idea’. Il problema è che la Carta dell’ONU è molto chiara su che cosa costituisce un uso legale della forza militare, e il permesso della NATO non è incluso in tale lista molto breve. Se il Consiglio di Sicurezza non dice sì e non ci sono dichiarazioni di un’autodifesa immediata (che nemmeno gli Stati Uniti affermano riguardo alla Siria) ogni uso o minaccia di forza militare è illegale. Punto. Punto e a capo. Affermare che la NATO o qualcun altro ha detto che va bene non fa parte della legge internazionale; la guerra aerea è stata illegale in Kosovo e sarebbe illegale in Siria.
Cui Bono …
Ma torniamo indietro un attimo. Ricordiamoci che non sappiamo con sicurezza che si sia tratto di un’arma chimica. Non sappiamo con sicurezza addirittura che si sia trattato di un’arma. In modo decisivo, ricordiamoci che non abbiamo prove di chi possa avere usato una simile arma. E allora cosa ci chiediamo? Forse cominciamo con la vecchia domanda: cui bono? Chi ne beneficia?
E’ facile dire chi perde: il popolo siriano, soprattutto le vittime e le loro famiglie. Intere comunità sono decimate. (Non dovremmo dimenticare che anche gli statunitensi pagherebbero un prezzo: una nuova guerra causerebbe maggiori spese militari. Ciò creerebbe una pressione sul Congresso per tagliare ancora di più la spesa nazionale, tagliando sempre più programmi sociali vitali).
Chi si avvantaggia, è un po’ più complicato.
Certamente non è impossibile che il regime siriano, noto per disporre di un arsenale di armi chimiche, abbia usato un’arma simile. In tal caso, perché? Nonostante rimanga sotto pressione di sanzioni e subisca un crescente isolamento internazionale, Damasco ha avuto qualche successo sul campo di battaglia. E’ certamente possibile che un ufficiale siriano di medio livello, preoccupato di sconfitte passate e disperatamente timoroso di essere chiamato a risponderne, possa aver scelto di usare una tale arma per conseguire una raccapricciante vittoria in battaglia nonostante l’aumento della minaccia di interventi militari diretti. Ma è molto improbabile che la dirigenza del regime abbia fatto una scelta simile. Non perché “non uccide il suo stesso popolo”; è andata facendo proprio questo. Bensì perché rischierebbe di perdere molto più di qualsiasi potenziale vantaggio. Non è impossibile. Ma per quanto brutale sia il regime, non è folle. E’ improbabile.
Poi c’è l’altro schieramento, l’opposizione diversificata i cui combattenti più forti sono quelli che dichiarano alleanza con al-Qaeda e con organizzazioni estremiste simili. Quelli che beneficiano di questo attacco sono quelli desiderosi di un maggiore intervento statunitense e occidentale contro il regime di Assad a Damasco. Inoltre al-Qaeda e i suoi discendenti sono sempre stati desiderosi di avere l’esercito USA – soldati, aerei, navi, basi, qualsiasi cosa – nel proprio territorio. E’ più facile attaccarlo lì. Politicamente resta quello che gli agenti del controspionaggio USA hanno chiamato, molto tempo fa, lo “strumento di reclutamento” di al-Qaeda.  Hanno amato la guerra in Iraq per quel motivo. Amerebbero tanto di più la guerra siriana se fossero introdotti bersagli statunitensi. Tutto il dibattito a proposito delle “linee rosse”, la pressione interna e internazionale per “fare qualcosa”, le minacce degli ispettori dell’ONU sul campo: chi in Siria pensiamo tifi per questo?
(E quanto alla capacità e/o volontà dell’opposizione di usare armi simili dovremmo anche ricordare che l’opposizione comprende alcuni disertori. Chi sa quali competenze e quale accesso ad armi hanno portato con sé? E dubitiamo davvero che gli aspiranti estremisti di al-Qaeda, molti dei quali nemmeno siriani, esiterebbero a uccidere civili in un sobborgo di Damasco?)
Ritiro degli ispettori dell’ONU?
Il segnale più pericoloso delle intenzioni statunitensi può essere la richiesta all’ONU di ritirare gli ispettori delle armi. A suo credito, il segretario generale Ban Ki-moon ha respinto la richiesta dell’amministrazione Obama e ha mantenuto la squadra d’ispezione al suo posto, a fare il suo lavoro.
Alla vigilia della guerra in Iraq, quarantott’ore prima che gli aerei statunitensi iniziassero il loro attacco su Baghdad, George W. Bush trasmise una richiesta ancor più diretta di ritiro degli ispettori degli armamenti dell’ONU e del personale umanitario. L’allora segretario generale Kofi Annan ritirò la sua squadra, comprensibilmente preoccupate per le sue vite. Ma se a quelle dozzine di dipendenti dell’ONU fosse stata offerta la scelta di restare? Forse il rischio di uccidere decine, dozzine, di collaboratori internazionali dell’ONU avrebbero indotto gli Stati Uniti a fermarsi solo per un momento prima di iniziare il proprio attacco? Forse quei collaboratori avrebbero cambiato la storia. Questa volta, come allora, la diplomazia, piuttosto che l’azione militare, è la sola via per consentire agli ispettori dell’ONU di continuare il loro lavoro per scoprire la verità.
Facciamo chiarezza. Qualsiasi attacco militare statunitense, missile da crociera o altro, non proteggerà i civili; significherà schierarsi ancora una volta in una sanguinosa e complicata guerra civile. E al-Qaeda ne sarebbe molto lieto.
Questa volta forse l’amministrazione Obama non sta per lanciare missili da crociera contro la Siria. Forse c’è ancora tempo per impedirlo. Oggi quelli che rischiano la loro vita sul campo per aiutare il popolo siriano sono gli ispettori dell’ONU. Se gli Stati Uniti sono davvero interessati alla loro sicurezza e riconoscono la legittimità degli ispettori dell’ONU, l’amministrazione Obama dovrebbe immediatamente impegnarsi con la dirigenza dell’ONU e con i siriani e i russi e ogni altro governo interessato per garantire la loro sicurezza mentre proseguono i loro sforzi cruciali. I missili da crociera renderebbero impossibile quel lavoro. Quello che serve adesso è una diplomazia dura, non attacchi militari motivati politicamente che renderebbero ancora peggiore questa guerra già orrenda.
FIRMATE LA PETIZIONE PER IMPEDIRE UN MAGGIORE INTERVENTO USA IN SIRIA

Phyllis Bennis è membro dell’Institute for Policy Studies. David Wildman è Segretario Esecutivo per i Diritti Umani e la Giustizia Razziale dei Ministri Globali della Chiesa Metodista Unificata.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte:  http://www.zcommunications.org/moral-obscenities-in-syria-by-phyllis-bennis.html
Originale: The Nation
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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