Israele e le gaffe del governo in diplomazia una strategia?

Israele e l’imbarazzo pubblico


L’imbarazzo dovuto alla diplomazia israeliana è davvero non intenzionale? Sembra parte di una politica deliberata, volta a promuovere un senso di isolamento.
di Yuval Ben-Am

In un episodio della brillante serie tv danese “Borgen” (“Il Castello”), il finto primo ministro della Danimarca, Birgitte Nyborg, viaggia nell’immaginario Paese africano di Kharun. Sperando di giungere ad un accordo di pace tra le fazioni in guerra in quella guerra, corre dall’aeroporto ad una riunione con il premier locale. Ma lui non arriva. Arrabbiata, la Nyborg chiede di essere riportata all’aeroporto. Uno dei suoi ministri, Amir, che parla arabo, ci volta verso un funzionario di Kharun e dice: “Hadi fadiha”. Qui io e la mia ragazza Ruthie abbiamo riso. Fadiha! Una parola familiare! L’espressione araba per “imbarazzo” o “passo falso” è stata presa in prestito dall’ebraico e ora usata incessantemente dalla nostra cultura.
               

Non solo conosciamo la parola, ma siamo così tanto abituati a questa situazione, più vicina a quella di Kharun che a quella danese. Gli imbarazzi provocati dallo Stato sono diventati la routine da queste parti, in particolare da quando Avigdor Lieberman era stato nominato ministro degli Esteri del precedente governo. Lieberman ha portato con sé un approccio anti-diplomatico che ha trasformato Israele in uno Stato “da imbarazzo”. Un esempio noto: nel 2010 all’ambasciatore turco convocato dal Ministero degli Esteri fu offerta una sedia più bassa. La sedia bassa significa punizione pubblica: il governo turco aveva permesso ad un canale tv di mandare in onda una serie tv critica verso Israele. L’allora vice ministro, Danny Ayalon, si era seduto accanto all’ambasciatore su una sedia più alta, facendo fotografare il suo trionfo.
Intanto, in tutto il mondo, anti-diplomatici attiravano l’attenzione. Tra loro l’ambasciatore israeliano in Iralanda, Boaz Modai, e sua moglie attivista, Nurit Tinari Modai, lei stessa ex funzionaria del Ministero degli Esteri. Lo scorso Natale i due hanno inviato al mondo il loro messaggio di odio. Nella pagina Facebook dell’ambasciata hanno postato l’immagine di Gesù e Maria con una scritta: “Un pensiero per Natale. Se Gesù e sua madre Maria vivessero oggi, da ebrei senza sicurezza, probabilmente sarebbero linciati a Betlemme dai palestinesi ostili. Solo un pensiero”.
Lieberman non è più ministro ma sta affrontando un processo per corruzione (ma è ancora nella Knesset, e la scorsa settimana ha fatto passare il primo ok alla palesemente anti-democratica legge sulla governabilità). Fiducioso nell’agenda di Lieberman, Netanyahu mantiene gli anti-diplomatici al loro posto. Ieri, l’ambasciata a Dublino lo ha fatto di nuovo, questa volta su Twitter: “Le Nazioni Unite sono diventate uno strumento contro Israele. Hitler non avrebbe potuto essere più contento”.
La posizione dell’ambasciatore Modai non è  minacciata. Ecco un’altra fadiha, imbarazzo, ma se la maggior parte di queste figuracce non sono volute, sospetto che quelle menzionate sopra siano state almeno un po’ calcolate. Quando una società deride un individuo o una minoranza, il deriso non si identifica più con quelli che lo deridono. Piuttosto, si sente isolato da loro, solo e arrabbiato. Il desiderio di Netanyahu è di isolare Israele dal mondo, aumentando la nostra paranoia e autorappresentandosi come l’unico salvatore. Beneficia delle imbarazzanti figuracce, delle incomprensioni e delle reazioni sarcastiche.
Da israeliani a cui piace comunicare con persone di altri Paesi, Ruthie e io ne sentiamo gli effetti ogni giorno. Ospitiamo persone a dormire e loro ci chiedono di Israele, delle sue politiche di occupazione e degli affari interni, spesso con una risatina. È diventato comico, in un certo (tragico) senso. Osservo anche le inevitabili reazioni dell’alienato. “Non essere condiscendente”, li avverto, con una voce appena un po’ tropo sulla difensiva. Qualche altra conversazione così e farò parte del mainstream. Chi vuole essere un passo falso che cammina?
Come possiamo evitare che questo processo si radicalizzi? Non ci sono risposte semplici. La manipolazione è uno strumento potente e la destra ha quasi la sovranità assoluta sull’informazione in Israele, in questo momento. Il nostro lavoro in quanto israeliani coscienziosi è di condividere punti di vista alternativi e di criticare dall’interno la nostra cosiddetta diplomazia il più possibile, ignorando le accuse di essere “traditori”. Il mondo ci punta il dito e fa commenti sarcastici, ma dovrebbe aiutarci. Due nazioni sono prese in ostaggio da questi diabolici clown, non c’è niente di divertente.
(tradotto a cura di Palestina Rossa)

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