Gli Stati Uniti e il gas di Saddam contro l’Iran

Gli Stati Uniti e il gas di Saddam contro l’Iran

Redazione 26 agosto 2013 1
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IRAN-TROOP PARADE
di Shane Harris e Matthew M. Aid – 26 agosto 2013
Il governo USA potrebbe prendere in considerazione un’azione militare in reazione agli attacchi chimici in prossimità di Damasco. Ma Foreign Policy ha appreso che una generazione fa le comunità dell’esercito e dei servizi segreti degli Stati Uniti erano a conoscenza e non fecero nulla per bloccare una serie di attacchi con il gas nervino molto più devastanti di qualsiasi cosa abbia sperimentato la Siria.
Nel 1988, negli ultimi giorni della guerra dell’Iraq contro l’Iran, gli Stati Uniti appresero da immagini satellitari che l’Iran stava per ottenere un grosso vantaggio strategico sfruttando un vuoto nelle difese irachene. I dirigenti dei servizi segreti statunitensi trasmisero la localizzazione delle truppe all’Iraq, perfettamente consapevoli che l’esercito di Hussein avrebbe attaccato con armi chimiche, compreso il sarin, un agente nervino letale.
Le informazioni comprendevano immagini e mappe sui movimenti delle truppe iraniane, nonché le località delle strutture logistiche iraniane e dettagli sulle difese aeree dell’Iran. Gli iracheni usarono il gas mostarda e il sarin prima di quattro grandi offensive agli inizi del 1988 basate su immagini satellitari, mappe e altre informazioni statunitensi. Questi attacchi contribuirono a far volgere la guerra in favore dell’Iraq e a portare l’Iran al tavolo delle trattative e garantirono che la duratura politica dell’amministrazione Reagan di assicurare la vittoria dell’Iraq avesse successo. Ma furono anche gli ultimi di una serie di attacchi chimici che si estendevano a molti anni addietro e di cui l’amministrazione Reagan era a conoscenza ma non aveva denunciato.
I dirigenti statunitensi hanno a lungo negato di aver consentito gli attacchi chimici iracheni, insistendo che il governo di Hussein non aveva mai annunciato di aver intenzione di usare le armi. Ma il colonnello in pensione dell’aeronautica Rick Francona, che fu un attaché militare a Bagdad durante gli attacchi del 1988, dipinge un quadro diverso.
“Gli iracheni non ci dissero mai che intendevano usare il gas nervino. Non occorreva lo facessero. Lo sapevamo già”, ha dichiarato a Foreign Policy.
In base a documenti della CIA recentemente desegretati e a interviste a ex funzionari dei servizi segreti come Francona, gli Stati Uniti avevano solide prove degli attacchi chimici iracheni a partire dal 1983. All’epoca l’Iran denunciava pubblicamente che attacchi chimici illegali erano portati contro le sue forze e stava preparando un caso da presentare alle Nazioni Unite. Ma non disponeva di prove che implicassero l’Iraq, molte delle quali erano contenute in rapporti e documenti segreti trasmessi ai più altri funzionari dei servizi segreti del governo statunitense. La CIA ha rifiutato di offrire commenti per questo articolo.
Contrariamente al lancinante dibattito odierno su se gli Stati Uniti debbano intervenire per bloccare i presunti attacchi con armi chimiche del governo siriano, gli Stati Uniti tre decenni fa applicarono un freddo calcolo al diffuso uso di armi chimiche di Hussein contro i suoi nemici e il suo stesso popolo. L’amministrazione Reagan decise che era meglio lasciare che gli attacchi continuassero se potevano cambiare le sorti della guerra. E anche se fossero stati scoperti la CIA scommise che l’indignazione e la condanna internazionale sarebbero state messe a tacere.
Nei documenti la CIA affermava che l’Iran poteva non scoprire prove convincenti dell’uso delle armi, anche se l’agenzia le possedeva. Inoltre l’agenzia osservava che l’Unione Sovietica aveva usato agenti chimici in precedenza in Afghanistan e aveva subito scarse ripercussioni.
E’ stato scritto in precedenza che gli Stati Uniti avevano offerto informazioni tattiche all’Iraq e che al tempo stesso i dirigenti sospettavano che Hussein avrebbe usato armi chimiche. Ma i documenti della CIA, che sono rimasti pressoché ignorati in una raccolta di materiale desegretato presso gli Archivi Nazionali a College Park, Maryland, assieme a interviste esclusive con ex funzionari dei servizi segreti, rivelano nuovi dettagli sulla portata della consapevolezza statunitense di come e quando l’Iraq impiegava gli agenti mortali. Mostrano che alti dirigenti statunitensi erano regolarmente informati della portata degli attacchi con i gas nervini. Essi equivalgono a un’ammissione ufficiale statunitense di complicità in alcuni dei più raccapriccianti attacchi con armi chimiche mai lanciati.
Dirigenti di vertice della CIA, compreso il Direttore della Central Intelligence, William J. Casey, un amico intimo del presidente Ronald Reagan, erano stati informati della localizzazione degli impianti di assemblaggio delle armi chimiche irachene; che l’Iraq stava disperatamente cercando di produrre sufficiente agente mostarda per far fronte alla richiesta delle truppe al fronte; che l’Iraq stava per acquistare attrezzature dall’Italia per contribuire ad accelerare la produzione di proiettili d’artiglieria e bombe contenenti agenti chimici e che l’Iraq poteva anche usare gli agenti nervini contro le truppe e forse civili iraniani.
I dirigenti erano anche stati avvertiti che l’Iran poteva lanciare attacchi di rappresaglia contro interessi statunitensi in Medio Oriente, compresi attacchi terroristici, se avesse ritenuto che gli Stati Uniti erano complici della campagna di guerra chimica dell’Iraq.
“Con la prosecuzione e l’intensificazione degli attacchi iracheni aumentano le possibilità che le forze iraniane entrino in possesso di un proiettile contenente agente mostarda e con contrassegni iracheni”, riferiva la CIA in un documento top secret nel novembre del 1983. “Teheran presenterebbe tale prova all’ONU e accuserebbe gli Stati Uniti di complicità nella violazione della legge internazionale.”
All’epoca l’ufficio dell’attaché militare seguiva i preparativi iracheni per l’offensiva utilizzando immagini di ricognizione satellitare, ha dichiarato Francona a Foreign Policy. Secondo un ex funzionario della CIA le immagini mostravano il trasferimento iracheno, prima di ogni offensiva, di sostanze chimiche verso le batterie di artiglieria opposte alle posizioni iraniane.
Francona, uomo esperto del Medio Oriente e studioso dell’arabo che ha prestato servizio nell’Agenzia della Sicurezza Nazionale e nell’Agenzia dei Servizi Segreti della Difesa (DIA), ha affermato di essere venuto per la prima volta a conoscenza dell’uso iracheno di armi chimiche contro l’Iran nel 1984, mentre era in servizio come attaché dell’aviazione ad Amman, in Giordania. Le informazioni da lui visionate mostravano chiaramente che gli iracheni avevano usato l’agente nervino Tabun (noto anche come “GA”) contro le forze iraniane nell’Iraq meridionale.
I documenti desegretati della CIA dimostrano che Casey e altri dirigenti di vertice erano stati ripetutamente informati degli attacchi chimici dell’Iraq e dei piani di quest’ultimo per lanciarne altri. “Se gli iracheni producono o acquisiscono grandi forniture di agente mostarda, certamente le utilizzeranno contro le truppe e le città irachene prossime al confine”, affermava la CIA in un documento top secret.
Ma era espressa politica di Reagan assicura la vittoria dell’Iraq nella guerra, a qualsiasi costo.
La CIA segnalava in un documento che l’uso dell’agente nervino “potrebbe avere un impatto significativo contro la tattica iraniana delle ondate umane, costringendo l’Iran a rinunciare a tale strategia”. Tali tattiche, che comportavano sciami di forze iraniane contro posizioni irachene armate convenzionalmente, si erano dimostrate decisive in alcune battaglie. Nel marzo del 1984 la CIA riferiva che l’Iraq aveva “cominciato a usare agenti nervini sul fronte di Al Basrah e probabilmente sarà in gr4ado di impiegarli in quantità militarmente significative entro il tardo autunno”.
L’uso di armi chimiche in guerra è vietato in base al Protocollo di Ginevra del 1925, che afferma che le parti “attueranno ogni sforzo per indurre altri stati ad accedere all’”accordo. L’Iraq non ha mai ratificato il protocollo; gli Stati Uniti lo hanno fatto nel 1975. La Convenzione sulle Armi Chimiche, che vieta la produzione e l’utilizzo di tali armi, non è stata approvata che nel 1997, anni dopo gli incidenti in questione.
L’onda iniziale degli attacchi iracheni, nel 1983, utilizzò l’agente mostarda. Anche se in genere non fatale, il gas mostarda causa gravi eruzioni cutanee e delle membrane della mucosa, che possono condurre a infezioni potenzialmente fatali e può causare cecità e affezioni delle alte vie respiratorie, accrescendo il rischio di cancro. Gli Stati Uniti non stavano ancora fornendo informazioni sul terreno di scontro all’Iraq quando fu usato l’agente mostarda. Ma non fecero neppure nulla per assistere l’Iran nei suoi tentativi di portare alla luce prove degli attacchi chimici illegali iracheni. Né l’amministrazione informò le Nazioni Unite. La CIA stabilì che l’Iran aveva la capacità di bombardare le strutture di assemblaggio delle armi, se solo le avesse scoperte. La CIA riteneva che ne conoscesse la localizzazione.
Prove materiali degli attacchi chimici iracheni vennero alla luce nel 1984. Ma ciò fece poco per impedire a Hussein di usare gli agenti letali, compresi attacchi contro il suo stesso popolo. In considerazione di quello che la CIA sapeva dell’utilizzo delle armi chimiche da parte di Hussein, i dirigenti si opposero a fornire all’Iraq informazioni per gran parte della guerra. Il Dipartimento della Difesa aveva proposto un programma di condivisione di informazioni con gli iracheni nel 1986. Ma secondo Francona fu respinto perché la CIA e il Dipartimento di Stato consideravano Saddam Hussein un “anatema” e i suoi ufficiali dei “criminali”.
La situazione cambiò nel 1987. I satelliti da ricognizione della CIA raccolsero indicazioni chiare che gli Iraniani stavano concentrando un gran numero di soldati e attrezzature a est della città di Basrah, secondo Francona, che allora lavorava per l’Agenzia dei Servizi Segreti della Difesa. Ciò che più preoccupava gli analisti della CIA era che le immagini satellitari mostravano che gli iraniani avevano scoperto un vuoto spalancato nelle linee irachene a sud-est di Basrah. La linea si era aperta nella giunzione tra il III Corpo iracheno, schierato a est della città, e il VII Corpo iracheno, che era schierato a sud-est della città all’interno e attorno alla ferocemente combattuta Penisola Fao.
I satelliti individuarono le unità iraniane del genio spostate segretamente nelle aree dello schieramento opposte al vuoto nelle linee irachene, indicando che era lì che si sarebbe scatenata la forza principale dell’annuale offensiva iraniana di primavera, ha affermato Francona.
A fine 1987 gli analisti della DIA nell’ufficio di Francona a Washington scrissero un rapporto top-secret parzialmente intitolato “Alle porte di Basrah”, avvertendo che l’offensiva iraniana della primavera del 1988 sarebbe stata più grande di tutti le precedenti offensive primaverili, e che questa offensiva aveva un’ottima possibilità di infrangere le linee irachene e di catturare Basrah. Il rapporto avvertiva che se Basrah fosse caduta, l’esercito iracheno sarebbe crollato e l’Iran avrebbe vinto la guerra.
Il presidente Reagan lesse il rapporto e, secondo Francona, scrisse una nota sul margine, indirizzata al Segretario alla Difesa, Frank C. Carlucci: “Una vittoria iraniana è inaccettabile”.
Successivamente fu presa una decisione al massimo livello del governo statunitense (quasi certamente richiedente l’approvazione del Consiglio della Sicurezza Nazionale e della CIA). La DIA fu autorizzata a fornire ai servizi segreti iracheni tutte le informazioni dettagliate disponibili a proposito degli spiegamenti e dei movimenti di tutte le unità di combattimento iraniane. Vi furono incluse immagini satellitari e forse alcune informazioni elettroniche ritoccate. C’era una particolare attenzione all’area a est della città di Basrah da dove la DIA era convinta sarebbe arrivata la successiva grande offensiva iraniana. L’agenzia fornì anche dati sulla localizzazione di strutture logistiche iraniane chiave e la forza e il potenziale dell’aviazione iraniana e del sistema di difesa aerea. Francona ha descritto gran parte delle informazioni come “pacchetti di bersagli” adatti all’uso da parte dell’aviazione irachena per distruggere tali obiettivi.
Poi seguirono gli attacchi con il sarin.  
L’agente nervino provoca vertigini, problemi respiratori, convulsioni muscolari e può portare alla morte. Gli analisti della CIA non furono in grado di stabilire con precisione il numero delle perdite iraniane perché non avevano accesso a dirigenti e documenti iraniani. Ma l’agenzia stimò il numero dei morti tra le “centinaia” e le “migliaia” in ciascuno dei quattro casi in cui furono usate le armi chimiche prima di un’offensiva militare. Secondo la CIA due terzi di tutte le armi chimiche mai usate dall’Iraq in tale guerra con l’Iran furono sparate o sganciate negli ultimi diciotto mesi della guerra.
Arrivati al 1988 le informazioni statunitensi affluivano liberamente all’esercito di Hussein. In quel marzo l’Iraq lanciò un attacco con il gas nervino contro il villaggio curdo di Halabja, nel nord dell’Iraq.
Un mese dopo gli iracheni usarono bombe aeree e proiettili d’artiglieria pieni di sarin contro le concentrazioni iraniane di truppe nella penisola di Fao a sud-est di Basrah, aiutando le forze irachene a ottenere una grande vittoria e a riconquistare l’intera penisola. Il successo dell’offensiva della penisola Fao impedì anche agli iraniani di lanciare la loro molto prevista offensiva per conquistare Basrah. Secondo Francona, Washington fu molto soddisfatta del risultato perché gli iraniani non ebbero mai la possibilità di lanciare la loro offensiva.
Il livello di conoscenza del programma delle armi chimiche dell’Iraq contrasta fortemente con le valutazioni imperfette offerte dalla CIA e da altre agenzie dei servizi segreti a proposito del programma iracheno prima dell’invasione statunitense del 2003. All’epoca i servizi segreti statunitensi avevano migliore accesso alla regione e potevano inviare funzionari a valutare il danno.
Francona visitò la penisola di Fao poco dopo che era stata conquistata dagli iracheni. Trovò il campo di battaglia coperto di centinaia di siringhe usate in precedenza riempite di atropina, il farmaco solitamente utilizzato per trattare gli effetti letali del sarin. Francona raccolse un paio di siringhe e le riportò a Baghdad, prova che gli iracheni avevano usato il sarin nella penisola di Fao.
Nei mesi seguenti, ha riferito Francona, gli iracheni usarono il sarin in quantità massicce tre altre volte in concomitanza con un massiccio fuoco di artiglieria e fumogeni per nascondere l’uso degli agenti nervini. Ciascuna offensiva fu un grande successo, in larga parte a causa dell’uso sempre più sofisticato di grandi quantità di agenti nervini. L’ultimo di tali attacchi, chiamato l’Offensiva del Benedetto Ramadan, fu lanciato dagli iracheni nell’aprile del 1988 e vide il più vasto uso dell’agente nervino sarin impiegato dagli iracheni fino a quel momento. Per un quarto di secolo nessun attacco chimico arrivò vicino alla dimensione degli assalti non convenzionali iracheni. Fino, forse, agli attacchi della scorsa settimana fuori Damasco.
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte:  http://www.zcommunications.org/cia-files-prove-america-helped-saddam-as-he-gassed-iran-by-shane-harris.html
Originale: Foreign Policy
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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