Egitto : PRESIDENZA CRITICA OBAMA, OGGI AL CAIRO ‘GIORNO DELLA COLLERA’
1 La presidenza egiziana ha criticato la condanna per le violenze nel paese espressa dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, “sulla base di fatti privi di fondamento” e che potrebbe “incoraggiare gruppi violenti”. Una mossa, quella del Cairo, che giunge all’indomani della presa di posizione con cui l’alleato americano ha cancellato le prossime esercitazioni militari congiunte e ammesso che “fino a quando i civili continueranno ad essere uccisi” la cooperazione con l’Egitto non potrà rimanere la stessa.
“L’Egitto è confrontato ad atti di terrorismo che mirano al cuore delle istituzioni e ad installazioni vitali del paese” afferma una nota della presidenza del Cairo che “pur apprezzando le preoccupazioni degli Stati Uniti per quanto sta accadendo in Egitto” chiede “chiarimenti” da parte dell’alleato.
Gli Stati Uniti, comunque, non hanno fatto alcun accenno agli 1,3 miliardi di dollari di aiuti militari che versano ogni anno al più grande paese nordafricano dove la tensione, dopo le violenze di mercoledì, resta altissima. Secondo l’ultimo bilancio del ministero della Salute, le vittime degli scontri succeduti allo sgombero delle piazza al Nahda e Rabaa al Adawiya al Cairo hanno raggiunto quota 638, e migliaia di feriti, mentre i Fratelli Musulmani denunciano oltre 2000 morti.
Per oggi, venerdì, i sostenitori del presidente dimesso Mohammed Morsi, hanno indetto una giornata della ‘collera’ e annunciato che dopo la preghiera da tutte le moschee del Cairo partiranno cortei diretti verso piazza Ramses. Dal canto loro i militari hanno autorizzato le forze dell’ordine a sparare sui manifestanti violenti. Una decisione dagli esiti imprevedibili, e che contribuisce a spingere il paese sull’orlo del baratro, verso la guerra civile.
Ieri i sostenitori di Morsi hanno attaccato a sorpresa punti diversi della capitale: a Giza, alle porte del Cairo, i manifestanti hanno appiccato le fiamme alla sede del governatorato. Poi si sono scontrati con i ‘residenti’, come vengono definiti dai media di Stato gli attivisti anti-Morsi. Attacchi e disordini sono stati segnalati in varie zone del paese, tra cui i più gravi ad Alessandria e nel Sinai. Resta alta la preoccupazione anche tra i copti, con 22 attacchi in meno di 24 ore contro i luoghi di culto: il premier Hasem el Beblawi ha assicurato che il suo governo “proteggerà le chiese”.
Dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, riunitosi a tarda notte su richiesta di Francia, Gran Bretagna e Australia, è arrivato un richiamo alle parti in causa a porre fine alle violenze e a esercitare “la massima moderazione” auspicando progressi per una “riconciliazione nazionale”.
[AdL]
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TORNA LO STATO D’EMERGENZA, EL BARADEI SI DIMETTE
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Il vice presidente ad interim Mohammad El Baradei, ha annunciato
le sue dimissioni dopo le violenze scoppiate oggi nel paese in seguito
allo sgombero forzato dei Fratelli musulmani e sostenitori del
presidente deposto Mohammed Morsi dalle piazze del Cairo. Lo ha
comunicato con una lettera al presidente egiziano, Adli Mansour, in cui
il premio Nobel per la pace osserva polemicamente che “c’erano opzioni
pacifiche per risolvere la crisi”.
Secondo l’ultimo bilancio diffuso dal ministero della Salute, molto più grave di quelli precedenti, solo oggi i disordini e le violenze avrebbero causato almeno 149 morti e oltre 1400 feriti. Ma i Fratelli Musulmani denunciano “un massacro” di oltre 500 vittime e migliaia di feriti. Tra i decessi, anche due giornalisti e le figlie di due leader della Fratellanza, Asma El Beltagui figlia del segretario generale del partito Giustizia e libertà, Mohamed el Beltagy, arrestato oggi e Hasfa Shater con suo marito, figlia del numero 2 della confraternita religiosa, Khairaht Shater, attualmente in prigione.
Alla fine di una delle giornate più lunghe e drammatiche della mobilitazione successiva al rovesciamento del presidente Morsi, il governo egiziano sostenuto dai vertici militari, ha dichiarato lo stato di emergenza a partire dalle 16 di oggi e per un mese almeno, lasciando presagire interventi ancor più drastici per ristabilire la calma, a cominciare dal coprifuoco, scattato a partire da questa sera alle 19 e fino alle 6 del mattino al Cairo e in altre 13 provincie.
Le televisioni locali e i video su internet mostrano le immagini di gas lacrimogeni lanciati dagli elicotteri che volano a bassa quota, agenti calati con le funi, soldati che sparano sulla folla dai tetti degli edifici che circondano le due principali tendopoli create dai manifestanti.
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© 2013 MISNA - Missionary International Service News Agency Srl - All Right Reserved.Secondo l’ultimo bilancio diffuso dal ministero della Salute, molto più grave di quelli precedenti, solo oggi i disordini e le violenze avrebbero causato almeno 149 morti e oltre 1400 feriti. Ma i Fratelli Musulmani denunciano “un massacro” di oltre 500 vittime e migliaia di feriti. Tra i decessi, anche due giornalisti e le figlie di due leader della Fratellanza, Asma El Beltagui figlia del segretario generale del partito Giustizia e libertà, Mohamed el Beltagy, arrestato oggi e Hasfa Shater con suo marito, figlia del numero 2 della confraternita religiosa, Khairaht Shater, attualmente in prigione.
Alla fine di una delle giornate più lunghe e drammatiche della mobilitazione successiva al rovesciamento del presidente Morsi, il governo egiziano sostenuto dai vertici militari, ha dichiarato lo stato di emergenza a partire dalle 16 di oggi e per un mese almeno, lasciando presagire interventi ancor più drastici per ristabilire la calma, a cominciare dal coprifuoco, scattato a partire da questa sera alle 19 e fino alle 6 del mattino al Cairo e in altre 13 provincie.
Le televisioni locali e i video su internet mostrano le immagini di gas lacrimogeni lanciati dagli elicotteri che volano a bassa quota, agenti calati con le funi, soldati che sparano sulla folla dai tetti degli edifici che circondano le due principali tendopoli create dai manifestanti.
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VIOLENZE AL CAIRO, E I CRISTIANI PREOCCUPATI CHIUDONO LE CHIESE
“Molta gente che era andata al lavoro
questa mattina, è tornata a casa prima della fine della giornata. In
diversi quartieri la circolazione è bloccata e alcuni manifestanti hanno
attaccato le stazioni degli autobus e microbus. La situazione è
degenerata dopo che si è diffusa la notizia delle incarcerazioni di
alcuni leader della Fratellanza”: lo racconta padre Paul Annis,
superiore della congregazione dei Comboniani al Cairo, raggiunto dalla
MISNA in una delle giornate più drammatiche per il paese, nelle ultime
settimane.
Mentre continuano a circolare bilanci
discordanti sul numero delle vittime degli sgomberi avviati questa
mattina all’alba dalle forze dell’ordine – il ministero della Salute
finora ne ha confermate 56 mentre i Fratelli Musulmani parlano di
centinaia di morti – la tv di Stato ha diffuso la notizia dell’arresto
di Mohamed el Beltagy, ex segretario generale e tuttora tra i massimi
esponenti del movimento religioso.
E mentre polizia e manifestanti
continuano a darsi battaglia per le strade, i cristiani, una minoranza
che conta circa il 10% su una popolazione di 80 milioni di egiziani,
“seguono con preoccupazione l’evolversi degli eventi” osserva il
missionario. I copti, in particolare, il cui Papa Tawadros II si è
schierato al fianco dei militari protagonisti della destituzione di
Mohammed Morsi, il 3 luglio scorso, temono rappresaglie e il
rinfocolarsi di tensioni mai del tutto sopite.
“Anche noi cattolici oggi, come copti e
protestanti, abbiamo preferito tenere chiuse le chiese e i luoghi di
culto, per evitare incidenti” aggiunge il religioso, commentando la
notizia di tre chiese incendiate, a Sohag, Minya e Suez. “Domani, se la
situazione lo consentirà le riapriremo per festeggiare l’assunzione di
Maria in cielo. Ma tutto è ancora da vedere, e da domani ci separa una
lunga notte”.
[AdL]
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