E' morto il criminale nazista Làszlò Csatàry, favorì la deportazione di oltre 15mila ebrei
BERLINO - Da giovane credette con fervore
zelante nelle ideologie antisemite e razziste del nazifascismo, da
ufficiale di polizia del suo paese le mise in pratica. Dopo la disfatta
dell'Asse a opera degli Alleati visse una lunga vita intera da
fuggitivo. Ma ce l'ha fatta ancora una volta. Làszlò Csatàry, ex
ufficiale della Magyar Kiraly Rendorség (polizia reale ungherese, i
corpi di polizia della dittatura antisemita dell'ammiraglio Horthy, il
più importante alleato della Germania hitleriana in Europa) è morto
poche ore fa, tranquillo nel suo letto in ospedale a 98 anni. E ora
qualcuno teme persino che i neonazisti antisemiti ungheresi - per
esempio Jobbik, terzo partito in Parlamento, o gruppi a lui vicini -
vogliano organizzare per Csatàry un funerale da eroe nazionale che
sarebbe una sfida al mondo civile.
Una polmonite lo ha stroncato,
come succede a tanti anziani. Ma lui appunto non era un povero
vecchietto qualunque, era il grande fuggitivo, il criminale nazista più
ricercato del mondo intero tra quelli (fino a poche ore fa)
sicuramente ancora in vita. E la sua morte è anche la sua ultima
vittoria e insieme beffa alla giustizia e alla coscienza del mondo.
Tra
il 1941 e il 1944, Làszlò Csatàry, che allora era tra i massimi
responsabili militari e di polizia delle forze magiare nella città
slovacca di Kosice (Kassa in ungherese) prese sempre di mira il grande
ghetto del centro urbano, oggi il secondo in Slovacchia dopo la
capitale Bratislava. I suoi uomini armati arrivavano a notte fonda o
prima dell'alba, o prima ancora in caserma compilavano le schedature
più meticolose e complete.
L'apparato della 'Soluzione finale'
(il genocidio del popolo ebraico voluto e organizzato con metodo
industriale da Hitler e dai suoi, ordinato esecutivamente dal
famigerato Ufficio Centrale per la sicurezza del Reich, deciso e
organizzato in ogni dettaglio dalla Germania nazista nella Conferenza
sul lago di Wannsee alle porte di Berlino) trovò nel camerata Csatàry
uno degli esecutori più zelanti e affidabili.
Almeno 15.700
ebrei di Kosice, per suo ordine e grazie all'organizzazione e alla
spietata efficienza dei suoi uomini, finirono dal ghetto di Kosice
occupata ad Auschwitz e nelle altre fabbriche della morte della Shoah.
Non tornarono vivi, morirono nelle 'docce' (le camere a gas col Zyklone B
prodotto dalla Ig Farben) o di torture o di fame, passarono tutti per
il camino.
Csatàry sembrava avere più vite di un gatto. Negò
sempre le accuse, anche quando nel 1948 un tribunale cecoslovacco lo
condannò a morte in contumacia per concorso in genocidio. Lui si era
rifatto un'esistenza e un nome (falso) e una fama rispettabile in Canada
dove visse per decenni spacciandosi per povero europeo scampato a
morte miseria e guerra.
Solo nel 1995 le autorità canadesi
scoprirono chi egli era veramente. Allora Laszlò fuggì, tornò a casa.
Dal 2005 al 2011 visse tranquillo in un appartamentino di un bel
palazzotto borghese di Buda, l'elegante riva ovest del Danubio della
splendida capitale ungherese. Dove nel frattempo la svolta a destra con
il ritorno al potere (aprile 2010) della destra nazionalista ed
euroscettica del premier Viktor Orbàn coesisteva con lo spaventoso
rafforzamento dei neonazisti antisemiti e razzisti di Jobbik, terza
forza politica nazionale, impegnata in pogrom e violenze e sospettata
di contatti stretti con l'Iran islamico e antisemita da cui si dice
riceverebbe anche aiuti.
Furono gli investigatori del Centro
internazionale Simon Wiesenthal per la caccia ai crimini nazisti a
segnalare alle autorità ungheresi - e poi a giornalisti di un
quotidiano popolare britannico che lo scovarono per primi
intervistandolo - presenza e domicilio di Csatàry. Deciso a evitare
una figuraccia internazionale eccessiva il governo si mosse e nel
luglio scorso Csatàry fu arrestato.
Da allora era agli arresti
domiciliari, la magistratura di Budapest pur controllata dal governo
voleva processarlo. Ma soprattutto voleva condurlo alla sbarra al più
presto la Slovacchia: là l'inizio del processo era fissato per inizio
settembre, la domanda d'estradizione era stata già consegnata allo
Stato ungherese.
Troppo tardi: Csatàry è riuscito a suo modo a
fuggire ancora una volta. Come il suo degno camerata Sandor Képiro, ex
ufficiale della Gendarmeria di Horthy, accusato per il massacro di
dodicimila e più civili donne vecchi e bambini compresi a Novi Sad
nella Jugoslavia occupata. Furono tutti uccisi con un colpo di pistola o
una sciabolata alla nuca e gettati in buchi scavati nel Danubio
gelato, così - il grande regista ungherese Miklòs Jancsò lo ricordò
nel suo bellissimo, tragico film 'Hideg Napok', i giorni freddi,
riscovando la memoria dimenticata anche sotto il comunismo - Horthy
per conto di Hitler conduceva le rappresaglie e i massacri per
combattere contro il temibile Avnoj, l'esercito partigiano jugoslavo di
Tito guidato e armato dai britannici.
Képiro fu anche lui
scovato a Budapest dal centro Wiesenthal, ma al processo a Budapest fu
assolto per insufficienza di prove. Morì pochi mesi dopo ed ebbe un
funerale da eroe pieno di uniformi e bandiere nostalgiche.
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