DAMASCO NEGA USO ARMI CHIMICHE, MA CONTINUA I BOMBARDAMENTI




La Francia vuole “una reazione di forza” nel caso in cui l’utilizzo di armi chimiche venisse accertato, ma “senza invio di truppe sul territorio”: quella del capo della diplomazia francese Laurent Fabius è solo l’ultima delle reazioni alla vicenda che da ieri infiamma il dibattito sul conflitto siriano. L’uso di gas nervino da parte dell’aviazione siriana nei bombardamenti in corso da ieri alla periferia di Damasco, che secondo l’opposizione avrebbe provocato circa 1300 morti ma che non trova conferme indipendenti.
Fonti del governo siriano, citate dall’agenzia ufficiale Sana, hanno smentito l’uso di armi chimiche affermando che si tratta solo di “un tentativo di ostacolare il lavoro degli ispettori dell’Onu sulle armi chimiche”, attualmente in Siria.
In base agli accordi con il governo siriano, tuttavia, il lavoro degli ispettori potrà concentrarsi solo su Khan al Assal, vicino Aleppo, Ataybé, non lontano da Damasco, e Homs, una delle città più colpite dal conflitto.
I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno chiesto un’inchiesta “immediata e approfondita” sull’uso di tali armi nel distretto di Ghouta che, se confermato, sarebbe “inaccettabile”. Mosca, dal canto suo, ha fatto sapere che considera le accuse una “provocazione pianificata”. Per il governo russo – che chiede a sua volta l’apertura di un’inchiesta indipendente sulla vicenda – alcuni mezzi di informazione regionali si sarebbero schierati dalla parte degli insorti con una “campagna d’informazione aggressiva”.
L’aviazione siriana, intanto, continua a bombardare le periferie della capitale ritenute bastioni dell’opposizione anti governative. Anche questa mattina colpi d’obice e ordigni si sono abbattuti sulle aree di Djobar et Zamalka, il quartiere vicino di Kaboun, e il campo profughi palestinese di Yarmouk
[AdL]

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BOMBE SULLA PERIFERIA DI DAMASCO, SCONTRI NEL NORD-EST

Sarebbero almeno un centinaio le vittime dei bombardamenti dell’aviazione siriana, in corso da questa mattina sulla periferia di Damasco: lo riferisce l’osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh) ong basata a Londra ma con una fitta rete di contatti tra l’opposizione nel paese. Secondo gli attivisti gli aerei militari di Bashar al Assad starebbero spianando a suon di bombe il quartiere di Ghouta, uno dei principali bastioni dell’opposizione armata alle porte della capitale. Un’azione, riferiscono le fonti “di una violenza inaudita”.
L’osservatorio non ha voluto pronunciarsi invece sulle accuse mosse dal Consiglio del comando rivoluzionario al governo siriano, che ha denunciato l’uso di armi chimiche nell’operazione. Il presunto utilizzo di armi chimiche da parte dei lealisti – subito smentito dal governo – non è per il momento confermato da fonti indipendenti.
Ieri sono giunti a Damasco ispettori Onu incaricati di verificare l’uso di armi chimiche nelle zone più colpite dal conflitto; la loro missione durerà due settimane.
Intanto, alla frontiera con l’Iraq continua l’esodo i civili siriani, tra cui numerosi curdi, in fuga dalle violenze. Da giovedì scorso, secondo l’Unhcr, sarebbero più di 30.000 ad aver passato il confine. Molti i bambini, arrivati stanchi e disidratati nei campi allestiti per l’accoglienza, mentre sul fronte milizie curde e insorti continuano a combattere nel nord-est della Siria. Scontri sono segnalati oggi nei villaggi intorno al posto di frontiera con la Turchia di Ras el Ain, conquistato dalle forze curde alcune settimane fa. Nei giorni scorsi Massud Barzani, il presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, che ha a disposizione le efficienti forze armate dei Peshmerga, ha minacciato di intervenire in territorio siriano per difendere i civili curdi dalle violenze dei miliziani inquadrati nello ‘Stato islamico dell’Iraq e del Levante’.
[AdL]

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