Amira Hass : Motivi di panico a Gerusalemme.
29.07.2013
http://www.haaretz.com/news/features/.premium-1.538510
Motivi di panico a Gerusalemme.
Le nuove norme del Ministero degli Interni possono essere considerate innocenti e benintenzionate dal momento che colpiscono i palestinesi della capitale?
di Amira Hass
La
settimana scorsa i residenti palestinesi di Gerusalemme Est sono stati
colti da un vero panico: coloro che hanno rinnovato le loro carte
d’identità presso il Ministero degli Interni a Gerusalemme nel mese di
luglio hanno scoperto che agli usuali particolari di identificazione
erano stati aggiunti due nuovi elementi. Il primo, “Status”, accanto al
quale si dice “Di soggiorno per residente permanente”; e il secondo,
“Valido finché”, e accanto ad esso una data equivalente a 10 anni dal
giorno in cui il documento è stato stampato. Una fotografia del nuovo
documento è girata su Facebook e alcuni hanno dedotto che la data di
scadenza si riferisce al loro Status di residenti permanenti di
Gerusalemme.Quindi prima di tutto un segnale di “via libera”: Quelle due nuove aggiunte compaiono non solo nelle nuove carte d’identità dei residenti palestinesi di Gerusalemme, ma su ogni nuova carta d’identità, a causa delle nuove norme che sono state approvate nel maggio del 2012 e che sono entrate in vigore il 1° luglio di quest’anno. Esse prevedono anche la sostituzione del documento se è stracciato o se c’è stato un cambiamento nei dati personali. La data di scadenza non ha alcuna connessione con lo Status: Lo Status di residente permanente, come quella di cittadino, non viene annullato quando scade la carta di Identità.
Questo
è ciò che promettono alla popolazione le autorità di immigrazione e di
frontiera. Hanno spiegato pure che l’aggiunta di “Status” sulla carta
d’identità questa volta è rivolto “questa volta” ai residenti temporanei
e non ai palestinesi residenti permanenti. E’ pensato per evitare che i
residenti temporanei – che principalmente non sono palestinesi –
continuino a vivere indisturbati nel paese e utilizzino per vari motivi
la loro carta d’identità anche dopo la scadenza del loro diritto di
residenza. L’aggiunta di “Status” faciliterà la loro individuazione. Ma a
causa della norma di standardizzazione, ogni aggiunta compare su tutte
le carte d’identità, che siano quelle dei cittadini, dei residenti
permanenti o dei residenti temporanei.
Sfruttare ogni apertura
In breve, le autorità di immigrazione e di frontiera hanno detto alla popolazione che non c’è motivo di panico. Davvero? I 46 anni di “Gerusalemme unita” dimostrano che i palestinesi residenti nella città hanno tutte le ragioni del mondo per sospettare di qualsiasi cambiamento amministrativo o burocratico presumibilmente innocente e supporre che le autorità israeliane stiano progettando di sfruttare ogni possibile apertura e pretesto per continuare coerentemente con la loro politica, che non è un segreto: di espellere dalla loro città e dalla loro patria quanti più palestinesi gerosolimitani sia possibile. E la popolazione ebraica israeliana collabora, in gran parte, grazie alla sua mancanza di interesse.
Per
non essere espulsi, i gerosolimitani devono pure dimostrare ai
funzionari del Ministero degli Interni che il centro della loro vita è
nella capitale (che è molto avaro quando si tratta di fornire ai
palestinesi opportunità di servizi, di lavoro e abitative municipali). I
funzionari che obbediscono entusiasticamente agli ordini dei loro
padroni al governo, chiedono ai palestinesi di portare un sacco di
prove, di documenti e di carte. Ogni richiesta al Ministero degli
Interni è l’occasione per un funzionario per maltrattare i palestinesi
un po’ di più e richiedere un altro documento, un’altra prova, un’altra
via Dolorosa burocratica, legale ed emotiva.
I
palestinesi gerosolimitani sono stati definiti come residenti
permanenti nel giugno del 1967, con l’annessione a Israele di circa 70
kmq della West Bank occupata (comprendenti Gerusalemme Est e la Città
Vecchia). Nel 1974, è stato applicato loro il nuovo “regolamento per
l’ingresso in Israele, come se fossero degli immigrati non-ebrei (ai
quali non si applica la legge del ritorno), piuttosto che persone le cui
famiglie vivevano in città e nel paese molto prima della dichiarazione
di Balfour del 1917, la dichiarazione dello Stato di Israele del 1948 e
la data di ingresso in Israele di importanti ministri e di primi
ministri.
Atto di aggressione
Fin
dall’inizio, definendoli come residenti permanenti si è compiuto un
atto di aggressione. Tale aggressione è aumentata nel corso degli anni,
allorquando i vari governi israeliani (Laburisti e del Likud, senza
distinzione) hanno aggiunto gradualmente nuove norme e procedure, il che
ha rivelato una volta per tutte che i palestinesi gerosolimitani sono
solo dei “residenti condizionali”.
Questa gradualità è
illustrata sulla “sequenza temporale” che appare sul sito web del
Centro Israeliano per la Difesa dell’Individuo (Moked Lehaganat Haprat:(http://www.hamoked.org.il/Timelineaspex?pageid+timeLineNews).
E’
una lettura obbligata, e non c’è abbastanza spazio qui per citare le
informazioni. Va solo sottolineato che i giudici della Corte Suprema non
erano affatto turbati dalla politica del governo, e che l’hanno perfino
spalleggiata nelle loro sentenze. Nel 1988, gli stessi (diretti dall’ex
giudice della Corte Suprema Aharon Barak) hanno potenziato il punto di
vista dello Stato quando hanno stabilito che un residente palestinese di
Gerusalemme nato nel 1943 dal punto di vista legale si trova nella
stessa posizione di un non-ebreo immigrato in Israele. In altre parole,
allo Stato è consentito espellere un palestinese gerosolimitano se ha
vissuto all’estero per sette o più anni, o se ha altra
cittadinanza/residenza. Nel marzo 2012, ancora una volta i giudici hanno
adottato questo punto di vista, quando hanno consigliato al Centro per
la Difesa dell’Individuo e all’Associazione per i Diritti Civili in
Israele di rinunciare a una petizione che sosteneva che le limitazioni
riguardanti i residenti permanenti imprigionano di fatto i palestinesi
gerosolimitani nella loro città e interferiscono con la loro vita
normale.
Il
panico che circonda l’obbligo di rinnovare la carta d’identità ogni 10
anni ricorda la pericolosa situazione in cui vivono tutti i palestinesi
sotto il governo israeliano, che riguarda sia i gerosolimitani che quei
palestinesi che sono cittadini dello Stato. Tutti vivono con lo
spauracchio di una minaccia costante da parte delle autorità: verrà
demolita una casa, un poliziotto maltratterà, verrà revocato un
documento, sarà confiscata la terra, familiari e amici verranno separati
l’uno dall’altro, verrà perduta la fonte di sostentamento a causa della
mancanza di un permesso di viaggio, un giudice comminerà invece una
punizione sproporzionata, una persona verrà uccisa o ferita dai
rappresentanti della “legge e ordine” o dai civili, la Knesset approverà
una nuova legge discriminatoria, ostile.
Il
panico mostra anche che i gerosolimitani non prevedono nel prossimo
decennio un cambiamento in positivo delle relazioni tra Israele e i
palestinesi – per esempio, che Israele, per la pressione delle scuole di
diritto universitarie e dei principali scrittori e storici, dichiarerà
che il loro status di residente permanente è irrevocabile. Di certo i
gerosolimitani non possono immaginare che entro 10 anni saranno in ogni
caso residenti della capitale di uno Stato palestinese e cittadini di
tale Stato, o cittadini con uguali diritti in uno Stato democratico.
(tradotto da mariano mingarelli)
tratto da
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