Palestinesi di Gaza sono ancora bloccati all'estero dalle restrizioni dell'Egitto
”Abbiamo trascorso circa quattro giorni all’aeroporto internazionale del Cairo in un corridoio di tre metri di larghezza e dieci metri di lunghezza. Lunedì, quando sono partito per tornare in Tunisia, c’erano decine di persone bloccate come me, tra le quali due famiglie con bambini di ritorno a Gaza impossibilitate a passare,” ha raccontato Salama Marouf al telefono a The Electronic Intifada.
di Rami Almeghari
Ora,
Marouf, dopo essere stato deportato dall’Egitto, è di nuovo in Tunisia,
dove aveva già trascorso una settimana per una conferenza multimediale.
Mercoledì: palestinesi in attesa sul versante di Gaza del valico con l’Egitto
Marouf
è una delle migliaia di persone colpite dal divieto egiziano per i
palestinesi di entrare nel paese, allo scopo di tornare a Gaza, l’unica
strada per casa per la stragrande maggioranza dei residenti nella
Striscia.
Il
valico di Rafah, al confine tra l’Egitto e Gaza, a circa sei ore di
auto dall’aeroporto del Cairo, è il principale sbocco verso il mondo
esterno per quasi 1,7 milioni di abitanti di Gaza a causa del blocco
terrestre, marittimo e aereo del territorio da parte di Israele.
L’Egitto
ha chiuso il valico di Rafah dopo l’estromissione del 3 luglio da parte
dell’esercito del presidente eletto Mohammed Morsi.
Palestinesi deportati al loro arrivo all’aeroporto del Cairo
“Per quanto mi riguarda personalmente, ho avuto la possibilità di ottenere un visto per ritornare il Tunisia grazie all’aiuto degli organizzatori della conferenza”, ha riferito Marouf. “Molti altri viaggiatori insieme ai quali sono stato bloccato hanno avuto difficoltà a ritornare nei paesi dai quali erano partiti. Di recente, abbiamo appreso che la disposizione delle autorità egiziane è tuttora in vigore e per centinaia di palestinesi non c’è modo di ritornare a Gaza.”
Dopo
la chiusura di Rafah, l’Egitto ha cominciato a deportare i residenti di
Gaza al momento del loro arrivo all’aeroporto del Cairo e ha dato
disposizione alle linee aeree internazionali di impedire l’imbarco sui
voli con destinazione il Cairo dei palestinesi con passaporto
dell’Autorità.
Yousef Aljamal, un collaboratore di The Electronic Intifada,
dopo che, la settimana scorsa, sulla via di casa a Gaza era giunto in
aereo al Cairo dalla Malesia, è risultato essere tra coloro che sono
stati deportati. Aljamal ha riferito di aver visto decine di altri
palestinesi deportati in Algeria, Giordania, Pakistan, Canada e Malesia.
L’Egitto
ha deportato pure centinaia di siriani in arrivo nel paese, alcuni in
fuga dalla guerra civile, imponendo loro una nuova norma per cui devono
ottenere il visto in anticipo.
“Questo
è assolutamente ingiusto, in quanto le autorità egiziane sembrano
incolpare tutti i palestinesi per alcune azioni avvenute qua e là in
tutto l’Egitto”, ha dichiarato Marouf. “E’ del tutto ingiusto che
famiglie e bambini vengano rispediti indietro in questo modo con il
pretesto della precarietà della sicurezza in Egitto.”
La
separazione forzata delle famiglie e le deportazioni sono
particolarmente crudeli durante il mese di Ramadan che ha inizio questa
settimana, ha aggiunto Marouf.
Indiscrezioni anti-palestinesi
Ci sono stati diversi attacchi da parte di militanti a postazioni dell’esercito egiziano nella penisola del Sinai dalla presa del potere da parte dell’esercito e i funzionari militari egiziani hanno incolpato ripetutamente i palestinesi e Hamas, che gestisce il governo a Gaza, di esserne coinvolti. Non sono state esibite prove credibili a sostegno di tali affermazioni.
Lina Atallah e Mohamad Salama Adamo, dell’agenzia di informazioni egiziana indipendente Masr Mada,
il 9 luglio hanno riferito che le affermazioni dell’esercito di
insicurezza nel Sinai, usate per giustificare la chiusura di Gaza, sono
esagerate (“Meno di una zona di guerra”).
Un
magistrato egiziano, che ha accolto favorevolmente la presa di potere
dell’esercito, ha incolpato Hamas persino della carenza di carburante
che aveva colpito l’Egitto nei giorni antecedenti la cacciata di Morsi.
Il magistrato ha affermato, sul The New York Times del 10 luglio,
che il governo Morsi si era rifiutato di usare le riserve di carburante
per gli egiziani per spedirle a Gaza. Questa affermazione, seppure
priva di un qualsiasi fondamento, riverbera insinuante trasmettendo un
messaggio anti-palestinese e spargendo dicerie nei media egiziani.
Un po’ di sollievo
Mercoledì e giovedì, dopo sei giorni consecutivi di chiusura, il valico di Rafah è stato aperto per diverse ore . Ma, secondo i funzionari palestinesi, non è stato ancora risolto il problema relativo alle diverse centinaia di viaggiatori originari di Gaza bloccati, compresi i pellegrini che si sono recati in Arabia Saudita.Nonostante il numero crescente delle persone bloccate su entrambi i versanti del confine Gaza-Egitto, sono stati autorizzati ad entrare da Gaza in Egitto solo i pazienti clinici e i titolari di passaporto straniero ed egiziano.
“Sono stato qui per quasi un mese per visitare mia sorella e il nonno malato”, ha raccontato a The Electronic Intifada
Thaer Almadhoun, un cittadino canadese-palestinese, in attesa sul lato
di Gaza del valico di Rafah. “Avevo intenzione di rientrare in Canada
entro il 23 luglio, ma la situazione in Egitto è instabile e il valico è
stato chiuso, ho deciso di tornare oggi,” ha spiegato Almadhoun.
Era preoccupato che la sua azienda contraente generale in Canada potesse risentirne qualora avesse ritardato.
“Qui
le condizioni di vita sono molto brutte per la mancanza di merci e di
beni di prima necessità, tra cui la benzina, l’elettricità e perfino il
cambio della valuta , lo shekel [israeliano]”, ha riferito Almadhoun.
“Spero di poter attraversare Rafah e poi di volare in Canada.”
Almadhoun è stato uno dei quasi 400 viaggiatori cui, mercoledì, è stato permesso di passare.
Situazione difficile
Mercoledì, sull’altro lato del confine, le autorità egiziane hanno concesso di rientrare a Gaza a più di 1.200 persone bloccate: pazienti clinici, studenti e gente che era andata in visita alla propria famiglia in Egitto.
Khitam
Abdulrahman, una donna sulla cinquantina, ha attraversato il terminal
sulla via del ritorno a Gaza dopo essere stata costretta a sostare nella
città egiziana di Sheikh Zuwayid a pochi chilometri dal terminal chiuso
di Rafah.
“Grazie
a Dio, a Sheikh Zuwayid sono stata accolta da una famiglia buona e
gentile,” ha detto Abdulrahman una volta tornata a Gaza dopo essere
rimasta bloccata per quasi una settimana dall’altra parte. “ Non potevo
ritornare al Cairo dopo la chiusura del valico dello scorso giovedì.”
Abdulrahman ha raccontato che lei prima si era trattenuta al Cairo per tre settimane per curare una ferita al ginocchio.
Ha
aggiunto di essere stata fortunata per aver trovato un posto dove stare
vicino al confine di Gaza, “ma tutti coloro che sono costretti a
trattenersi in prossimità del confine non stanno bene in quanto ci si
chiede che cosa si abbia a che fare con quanto sta succedendo in Egitto.
Dovrebbero permetterci di ritornare a Gaza, alla nostre famiglie,
invece di tener chiuso il valico di Rafah.”
Altri residenti di Gaza, come Hazim al-Bashiti, dormivano dalla parte egiziana del terminal stesso.
“Per
gli ultimi sei giorni, sono rimasto bloccato al valico. La situazione
era molto difficile. Uomini, donne e bambini erano ansiosi di poter
ritornare per adempiere al sacro mese del Ramadan in mezzo ai componenti
della famiglia”, ha detto al-Bashiti, di trent’anni, il quale era stato
anche a Gaza per cure mediche.
Chiusure frequenti
Per più di un anno ormai, il valico di Rafah è stato chiuso spesso dall’Egitto e i palestinesi hanno fatto i conti con lunghi ritardi e respingimenti arbitrari.
Secondo
i funzionari palestinesi, le autorità egiziane mandano indietro quasi
ogni giorno due o tre autobus pieni di viaggiatori – o per motivi di
“sicurezza” o perché gli addetti al confine dicono che la loro giornata
di lavoro è finita.
“La
maggior parte delle persone che viaggiano lo fa per necessità, in
quanto pazienti o studenti. Ci chiediamo perché ogni giorno ritornino da
50 a 100 viaggiatori”, ha confessato a The Electronic Intifada Khaled al-Shaer, direttore del terminal di Rafah sul versante di Gaza, giusto prima dell’attuale prolungata chiusura.
“Al
valico siamo costantemente in contatto con i funzionari egiziani. A
volte, alcuni di loro mostrano simpatia nei confronti dei viaggiatori”,
ha dichiarato al-Shaed.
“Non
vediamo l’ora di un reale cambiamento del sistema al valico di Rafah,
in modo da consentire un rapido transito dei nostri viaggiatori
palestinesi. Restrizioni al passaggio sono ancora in atto. Ad esempio,
alcuni giorni possono passare 500 persone, altri 700 e a volte 1.000”,
ha aggiunto Shaed.
Oggi,
venerdì, Rafah era chiuso, ha riportato la Ma’an News Agency, in quanto
di solito è il giorno di riposo settimanale, anche se i funzionari
palestinesi avevano sperato che sarebbe rimasto aperto per consentire a
coloro che erano ancora bloccati di proseguire il viaggio per casa.
Il terminal riaprirà sabato per malati e titolari di passaporti stranieri.
Per
i palestinesi ancora all’estero, tra cui Salama Marouf, che è stato
deportato in Tunisia, si prolungano l’incertezza e l’attesa dato che, in
Egitto, proseguono i disordini politici.
Rami Almeghari è giornalista e docente universitario con sede nella Striscia di Gaza
(tradotto da mariano mingarelli)
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