Palestinesi citano gruppi statunitensi per il sostegno agli attacchi dei coloni.
In un tribunale distrettuale di New York, una denuncia inoltrata di recente è probabile che porti a un risarcimento e provveda al ricorso giudiziario a favore di una manciata di palestinesi terrorizzati dai coloni israeliani nella West Bank occupata. La causa civile è stata presentata sulla base di una legge che fino ad ora è stata utilizzata quasi esclusivamente per perseguire americani musulmani e palestinesi. di Charlotte Silver San Francisco - Il 17 maggio, lo studio legale commerciale Melito & Adolfsen, con sede a New York, ha presentato una denuncia nei confronti di cinque organizzazioni statunitensi sostenendo che avevano violato lo statuto del supporto materiale che vieta a singoli “di fornire consapevolmente sostegno materiale e risorse a un’organizzazione terroristica straniera.” Le organizzazioni sono accusate di aver sostenuto le attività terroristiche finanziando i coloni che hanno bombardato, lanciato sassi e sparato a palestinesi, bruciato i campi e gli alberi palestinesi, vandalizzato i luoghi di culto palestinesi nella West Bank
. Il caso è avviato per conto di 15 querelanti: 13 palestinesi a livello personale, una moschea e un monastero greco ortodosso. Tutti hanno sperimentato un attacco fisico o, ciò che viene comunemente indicato come un assalto del “prezzo da pagare”, da parte di coloni provenienti dalle vicine colonie ebraiche cui vengono dati aiuti finanziari da parte dei convenuti alla causa. Le cinque organizzazioni citate nella querela sono The Hebron Fund, Central Fund of Israel, One Israel Fund, Christian Friends of Israel e American Friends of Ateret Cohanim, tutte con sede a New York. La denuncia sostiene che senza il sostegno finanziario di queste organizzazioni americane, le colonie israeliane non sarebbero in grado di esistere. I tribunali americani hanno svolto un ruolo cruciale nella “guerra al terrore” globale degli Stati Uniti. Facendo riferimento allo statuto del sostegno materiale nel Anti-Terrorism and Effective Death Penalty Act del 1996, il governo ha perseguito decine di persone e di organizzazioni per la fornitura di un “supporto materiale” al “terrorismo”. Inoltre, nel corso degli ultimi dodici anni, i tribunali hanno visto un numero crescente di cause civili intentate sulla base di una disposizione interna all’Anti-Terrorism Act che permette a un cittadino degli Stati Uniti di citare una persona o un’organizzazione per il risarcimento dei danni derivati da un atto di terrorismo. Svolta Nel complesso, sono stati inoltrati più di 150 casi con riferimento allo statuto del sostegno materiale. Secondo un articolo pubblicato di recente sul Security National Journal della Harvard Law School, la maggior parte di questi casi è stata fatta contro organizzazioni o persone affiliate alla religione musulmana, tra cui, in particolare, la Holy Land Foundation (“The chilling effect of the ‘material support’ law on humanitarian aid.” Maggio 2013, [pdf]). Quindi, quest’ultima causa intentata ai sensi della legge sul supporto materiale rappresenta una svolta alla sua applicazione ormai assodata, e non solo perché i querelanti sono palestinesi. I rappresentanti della Melito & Adolfsen hanno spiegato a The Electronic Intifada che, anche se i presunti atti di terrorismo sono stati compiuti all’estero, il tribunale distrettuale di New York ha giurisdizione in un caso come questo in quanto gli imputati sono tutte organizzazioni con sede a New York. Queste svolgono la maggior parte delle loro attività di raccolta fondi in modo significativo all’interno degli Stati Uniti - sollecitando e raccogliendo denaro sotto gli auspici e con gli incentivi del diritto tributario statunitense. Che tali organizzazioni che inviano denaro per finanziare l’attività di colonizzazione abbiano avuto la possibilità di registrarsi come aventi diritto all’esenzione fiscale, per qualche tempo è stata fonte di sconforto. Nel 2010, The New York Times ha riferito che, negli ultimi dieci anni, “almeno 40 gruppi americani….hanno raccolto più di 200 milioni di dollari in donazioni esentasse per le colonie ebraiche nella West Bank e a Gerusalemme Est.” (“Tax-exempt funds aid settlements in West Bank”) Sebbene i coloni non siano necessariamente membri di un’organizzazione terroristica straniera, secondo quanto viene riportato essi violano la “legge tra le nazioni” con l’allontanare la popolazione indigena dalla propria terra. La denuncia afferma che “gli imputati forniscono supporto materiale e finanziamento per atti di terrorismo e tentativi di scacciare il popolo della Palestina occupata dalla propria terra.” “La linea del fronte della battaglia di Israele” La denuncia cita , in primo luogo, l’enfasi sui siti web propri delle organizzazioni a riprova del loro sostegno alle attività terroristiche nella West Bank. Ad esempio, i Christian Friends of Israel deplorano apertamente gli Accordi di Oslo in quanto “concessione territoriale” e connotano i coloni quali esseri sulla “linea del fronte della battaglia di Israele per la terra”. Inoltre, i documenti pubblici ottenuti dalla Jared Malsin at Salon.com hanno reso noto che il The Hebron Fund ha fornito denaro per sostenere due uomini della Jewish Underground condannati per aver effettuato, negli anni ’80, attentati mortali contro palestinesi utilizzando autobombe. (“New York charity abets Israeli settler violence”, 15 dicembre 2011). Se sarà consentita la prosecuzione del processo, verrà approfondita l’entità e il tipo di sostegno che queste organizzazioni hanno fornito a svariate colonie. La tesi della denuncia cerca di ritrarre i coloni come “terroristi” sulla base del fatto che essi operano in modo indipendente dal governo israeliano e con un obiettivo distinto. “I coloni non sarebbero in grado di vivere nella Palestina occupata se non fosse per il sostegno materiale e finanziario fornito dagli imputati,” sostiene la denuncia. Le aggressioni dei coloni israeliani nei confronti dei palestinesi e delle loro terre nel corso degli ultimi cinque anni sono decisamente aumentati. Secondo un rapporto del 2012 del Jerusalem Fund, dal 2007 al 2011 gli attacchi sono cresciuti del 315 %. Solo dal 2010 al 2011, c’è stato un incremento del 39 %. (“When settlers attack”) Durante le prime due settimane di giugno, secondo l’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, gli attacchi dei coloni hanno danneggiato 540 alberi e 2.000 dunam di terreno da pascolo palestinesi (1 dunam equivale a 1.000 metri quadrati). (“Protection of civilians. Two week reporting report,” Giugno 2013 [pdf]). E, nei primi cinque mesi del 2013, ci sono stati tanti attacchi di questo genere quanti nell’intero 2012. A metà giugno, il ministero israeliano ha preso le distanze dalle azioni dei coloni, ma ha impedito che gli attacchi “prezzo da pagare” e simili venissero designati come “terrorismo” Per quanto riguarda gli Stati Uniti, nei suoi annuali Country Reports on Terrorism, nel 2011 il Dipartimento di Stato ha designato gli attacchi “prezzo da pagare” come “incidenti terroristici”. (“Country Reports on Terrorism, 2011,” Giugno 2012 [pdf] ) E nel suo rapporto del 2012, ha fatto loro riferimento con l’espressione “estremismo violento”. (“Country Report on Terrorism, 2012,” Maggio 2013 [pdf] ) Approccio che richiede tatto In un’intervista ad Al Arabiya, il procuratore Eric Lewis si è dichiarato favorevole alla denuncia in corso, dicendo: “Ritengo che per il sistema giudiziario americano sia importante mostrare che applicherà lo statuto in modo neutrale e imparziale.” (“Palestinians to sue US pro-settler groups”, 6 giugno 2013) Lewis ha svolto la funzione di avvocato per i detenuti a Guantanamo Bay e ha difeso palestinesi accusati di sostegno materiale al terrorismo. Tuttavia, per altri, la causa necessita di un approccio che richiede tatto. Secondo Shayana Kadidal del Center for Costitutional Rights, che l’azione legale ribadisca o meno lo scopo problematicamente ampio che la legge ha acquisito, dipenderà da come verrà argomentata. Casi precedenti hanno contribuito a fissare un’ampia dottrina su che cosa costituisca un sostegno materiale, come l’invio di calze e denaro a un gruppo particolare o fornire di corsi di formazione riguardo la diplomazia. (“The legal black hole in lower Manhattan,” 27 aprile 2012) Inoltre, nella causa del procuratore generale degli Stati Uniti Eric Holder contro l’Humanitarian Law Project, la Corte Suprema ha sentenziato che l’intento di sostenere il terrorismo non è da ritenersi necessario perché un imputato sia ritenuto colpevole di aver violato lo statuto. L’attività in questione consisteva nel lavoro formativo dell’Humanitarian Law Project svolto con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan in Turchia e le Tigri Tamil nello Sri Lanka. (“The First Amendment’s borders: the place of Holder vs Humanitarian Law Project in First Amendment doctrine,” Georgetown University law center, 2012 [pdf]) Secondo Kadidal, tali sentenze hanno fatto sì che lo statuto sul “sostegno materiale” funga da “strumento principale per lo strafare della pubblica accusa”. Sirine Shebaya, un’avvocatessa per i diritti civili, segue il processo sia con interesse che con apprensione. “E’ un modo comprensibile, nuovo e interessante di usare la legge, ma provo ancora profonde riserve sul fatto che avrebbe ampliato l’uso e l’applicazione del sostegno materiale,” ha raccontato a The Electronic Intifada. L’avvocato Eric Lewis ha commentato dicendo a The Electronic Intifada: “Se i casi devono procedere, allora la definizione di terrorismo andrebbe applicata alla lettera e in modo neutrale. In base alla definizione 2333, dal mio punto di vista, ci si dovrebbe occupare di entrambi gli enti di beneficenza, sia dei coloni, che delle famiglie di coloro che muoiono nei Territori. Le organizzazione che sono citate a giudizio non hanno risposto alla richiesta di commento. Charlotte Silver è una giornalista con sede nella Palestina Occupata e a San Francisco (tradotto da mariano mingarelli)
The Electronic Intifada
03.07.2013
http://electronicintifada.net/content/palestinians-sue-us-groups-over-support-settler-attacks/12586
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