Palestina: la gastronomia locale promuove l'empowerment femminile a Nablus
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La cucina levantina [it, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] - e quella palestinese in particolare – appartiene a una lunga e ricca tradizione gastronomica. Alcuni dei suoi deliziosi piatti sono famosi in tutto il mondo, mentre altri sono per il momento ancora sconosciuti: il kibbe [en] (un piatto a base di bulgur e carne), il musakhan (una base di pane condita con sommaco, cipolle, pepe e a volte pollo arrosto) e la maqluba (un piatto “rovesciato” di verdure fritte, carne e riso) sono pietanze che fanno parte del patrimonio culinario dell'umanità.
Situata circa 65 chilometri a nord di Gerusalemme, Nablus è
una città della Cisgiordania che presenta una situazione economica
difficile, caratterizzata da alte percentuali di disoccupazione e di
povertà.
In questo contesto le donne vivono in
condizioni poco invidiabili, dovendo affrontare non solo le ristrettezze
economiche, ma anche la mancanza di spazi in cui incontrarsi e
socializzare.
In risposta a questa situazione è stata creata la seguente equazione: Cibo + Nablus + Donne = Bait al Karama [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] (“Casa della dignità” in arabo). Si tratta di un centro socio-culturale i cui obiettivi vengono elencati nel sito web del progetto:
- sostenere le necessità sociali ed economiche delle donne nella città vecchia di Nablus, in gravi difficoltà dopo l'occupazione israeliana, attraverso un'impresa sociale improntata sulla tradizione gastronomica locale;
- attirare l'attenzione della comunità internazionale sulla città vecchia di Nablus come centro d'arte e di cultura, dando vita a diversi progetti che coinvolgano artisti locali e di altre zone della Palestina, ma anche ospiti internazionali;
- promuovere il turismo sostenibile.
Il progetto Bait al Karama, a cui nel 2012 è stato assegnato un micro-finanziamento
da Rising Voices, viene descritto dalle sue tre fondatrici (una
palestinese, un'italiana e un'inglese) come la prima scuola di cucina
interamente gestita da donne in Palestina; funziona come un'impresa
sociale e opera in collaborazione con Slow Food International.
A giugno 2012, 10 donne di Nablus (studentesse, lavoratrici ed ex prigioniere politiche) hanno partecipato ad un workshop
durato 4 giorni, durante il quale hanno appreso nozioni di base nel
campo della fotografia e della produzione video. Qual'è stato il tema
loro assegnato? La tradizione culinaria palestinese, ovviamente. Le
partecipanti sono andate in giro per la città a intervistare esperti di
gastronomia tradizionale e hanno prodotto diversi video:
Questi video contribuiscono all'obiettivo di Bait al Karama di far conoscere la cucina palestinese a livello internazionale, così come la partecipazione a Terra Madre, il salone organizzato da Slow Food, e la presentazione del progetto al Parlamento Europeo [it] in marzo. Gran parte del lavoro viene svolto in maniera partecipativa: dall’organizzazione dei corsi di cucina rivolti ai locali e ai turisti, che sono valsi loro una menzione nelle guide Lonely Planet, alla ricerca di nuove fonti di finanziamento a favore del centro, affinché si trasformi in un “punto d'incontro per le donne della comunità locale”, che vanta un servizio di catering e ora anche un centro estetico. Tra i progetti futuri, le fondatrici di Bait al Karama sperano di poter aprire un ristorant
Vi trovate a passare per Nablus? Potete iscrivervi a uno dei loro corsi e imparare a cucinare la maqluba con le vostre mani…
Cos'altro c'è in cantiere? Eventi
come la raccolta fondi tenutasi a Londra il 14 luglio scorso per
finanziare la loro idea di aprire un ristorante.
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