Ne sono stati uccisi quattro? Oppure nove? In Egitto le morti continuano ad accumularsi e pochi vi prestano attenzione

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1  Ne sono stati uccisi quattro? Oppure nove? In Egitto i morti continuano ad accumularsi e pochi vi prestano  attenzione
Di Robert Fisk
25 luglio 2013
Isra Lufti aveva soltanto 15 anni e gli uomini di fianco alla tenda di color azzurro cobalto dove è morta indicavano le macchie di sangue sulla stuoia con una specie di indifferenza. “Stava scappando dalla sparatoria ed ecco dove è entrato il proiettile,” ha detto uno di loro, indicando il   nitido bucherello nel telo di plastica scadente della tenda. Chiunque abbia sparato contro l’accampamento della Fratellanza Musulmana a Giza all’alba di ieri mattina, è scappato, come al solito. Lui – o loro – sparavano probabilmente dai  campi sportivi  dell’Università del Cairo. In effetti proprio di fronte al luogo del martirio di Isra si erge la grande sala con la cupola, dove, quattro anni fa Obama ha chiesto al mondo musulmano di perdonare i peccati di George W. Bush.
Anche quattro membri della Fratellanza hanno trovato ieri  la morte tra le tende e la spazzatura di fronte ai cancelli dell’università. “Però hanno continuato a pregare,” ha detto l’uomo che era presso la tenda di Isra, come se il martirio fosse un modo di vita. Dal momento che ora la violenza in Egitto si è così normalizzata – dal momento che i giornali locali spesso non citano neanche i nomi dei morti, lasciate che qui “registri”  coloro che sono morti a Giza. Tranne Isra, tutti erano uomini. Uno era un ingegnere Hossamedin Mohamed. Un altro era un avvocato, Mohamed Abdul Hamid Abdul Ghani. La Fratellanza non conosceva il lavoro di Abdul Rahman Mohamed e sapevano soltanto il primo nome della quinta vittima della mattina. Osama. Tutti erano stati uccisi da scariche sparate a grandissima velocità. Chi ha sparato quei proiettili? Chi lo sa?
In una terra dove gli assassini se la cavano, si è detto che fossero poliziotti in borghese o agenti dell’esercito, “Baltagi”, parola in gergo che significa teppisti, ex poliziotti e tossico dipendenti – o residenti locali  nauseati dal campo e dai suoi graffiti e manifesti di martiri insanguinati. Nessuno è arrivato a fare indagini sulla sparatoria. La radio egiziana ha dichiarato che erano morte nove persone anche se non c’erano  uomini con la barba – e gli uomini della Fratellanza erano tutti barbuti – che potessero spiegare gli altri quattro morti. I residenti locali che vivono in appartamenti forse non amano la Fratellanza ma certamente non tenterebbero di ucciderli. Tuttavia c’è un certo torpore nella zona dei campi, sia a Giza che a Nasr City, dove il vento strappa via i manifesti dei cadaveri del massacro dell’8 luglio che lasciato più di 50 morti sul terreno, e dove la scritta “Morsi Presidente” è dipinta debolmente  sui muri con lo spray, mentre immagini del generale Abdel Fattah al-Sisi, ministro della Giustizia e capo del colpo-che-non-è-stato-un-colpo ha una Stella di Davide dipinta sul suo berretto militare.
In una città che ora vanta più teorie su cospirazioni che Beirut, il “complotto” israeliano – allo scopo di liberarsi dell’unico stato guidato da islamisti che è sul suo confine – sta ora circolando,  insieme al “complotto” di Morsi: l’uomo stava smantellando lo stato egiziano quando è arrivato l’esercito al momento opportuno per salvare la democrazia. Un complotto accessorio ora tratta dell’unico soldato che i militari sostengono sia stato ucciso dalla Fratellanza durante il massacro dell’8 luglio. Stranamente, non ha avuto un funerale militare – come  tutti i soldati egiziani, quando, per esempio, vengono uccisi nel Sinai. Il “complotto”? Deve essere stato ucciso da un suo ufficiale per essersi rifiutato di sparare ai sostenitori della Fratellanza – e così ha rinunciato all’ultimo rito da parte del suo esercito.
L’illegalità che avvolge ora l’Egitto è abbastanza reale. Non si tratta soltanto di linciaggi nei villaggi e delle sparatorie contro i Cristiani Copti o i sostenitori della Fratellanza e del dilagare dei furti. Una giovane donna mi ha parlato della situazione difficile di suo padre, un proprietario che possiede terreni a 150 miglia dal Cairo e che ha avuto la visita di un “gruppo armato”. Baltagi?  ho chiesto. Non lo sapeva ma quello che aveva saputo era che avevano chiesto a suo padre di consegnare la sua proprietà. Ha rifiutato e ha scoperto che altri proprietari terrieri nella stessa città pagavano ora  tutti del denaro al “gruppo” per essere protetti; quando si lamentavano con la polizia scoprivano che i poliziotti stessi pagavano soldi per la protezione allo stesso “gruppo”.
Alcuni credono che i “gruppi” comprendano uomini liberati dalle prigioni di stato durante la rivoluzione del 2001,  svariati dei quali si sa che vivono come fuorilegge nel deserto del Sinai fuori da el-Arish. L’illegalità sul lato egiziano della frontiera con Israele esisteva all’epoca di Mubarak e ora comprende bande ispirate da al-Qa’ida che presumibilmente devono la loro libertà a Morsi. In media ogni giorno nel Sinai viene ucciso un soldato,  ma quando Lina Attalah – una delle inviate più assidue del Cairo, che va nel Sinai ogni mese – ha visitato la città di el-Arish la settimana scorsa, la ha trovata stranamente calma. “Non sembra una zona di guerra,” dice. “Ci sono gruppi ‘jihadisti’ ed esiste un livello di militanza con delle forme di organizzazione. Il rischio è che comincino a operare insieme, ma non sembrano in grado di aumentare o di reclutare altra gente.  Le tribù qui sono come i soldati. Preferiscono l’esercito alla polizia che li tratta male.”
L’unica cosa che gli avvenimento delle tre scorse settimane hanno tuttavia provato, è che la Fratellanza non  ha una milizia. Forse qualche sparo da parte di sostenitori arrabbiati, ma nessun esercito segreto, nessun commando armato, “nessun fedayeen”. Non che questo si possa pensare grazie alla stampa del Cairo che sta dimostrando ora una subordinazione  verso l’esercito simile a quella che mostrava verso Hosni Mubarak prima della rivoluzione del 2011, se era una cosa di questo genere. I liberali di sinistra – sono gli egiziani amati da tutti i giornalisti – dicono che il colpo-di-stato-che-non-era-un-colpo-di-stato era di fatto il seguito della rivoluzione, mentre la Fratellanza pensa che la rivoluzione del 2011 può essere ripresa soltanto se Mohamed Morsi vine rimesso al potere, un evento improbabile quanto il ritorno dei Faraoni.
Si dà il caso che ieri fosse il 61° anniversario della rivoluzione militare egiziana condotta dal Generale Mohamed Naguib che ha deposto re Farouk nel 1952 e che è stato a sua volta deposto in un-colpo-di-stato-che-non-era-un-colpo-di stato dal Colonnello Gamal Abdel Nasser un anno più tardi. Senza alcun senso dell’ironia, il generale Sisi nel suo nuovo ruolo di vice Primo ministro e anche di ministro della Difesa, capo dell’esercito e capo del colpo-di-stato-che-non-era-un-colpo-di-stato – lunedì ha dato l’approvazione a una grande parata militare al Cairo per ricordare il colpo di stato di Naguib.
La cosa straordinaria rispetto al colpo-di-stato-che-non-era-un-colpo-di-stato è il gran numero di intellettuali che lo ha appoggiato. Persone che si sarebbero  normalmente accigliate alla sola vista di una divisa khaki, ora si stanno perfino scusando per le uccisioni dell’8 luglio. Un mio amico di vecchia data  – un vero “analista” della politica egiziana – mi ha detto che l’esercito deve essere stato “provocato pesantemente” il giorno delle uccisioni. Mi ha raccontato di come un esercito poteva soltanto “agire come un elefante” in queste situazioni – senza pensare di affidarsi al Generale Sisi, immagino – e come l’esercito non vorrebbe mai indebolire la democrazia. “Devi capire che Morsi stava sequestrando il nostro paese, stava smantellando lo stato – fra un anno lo avrebbe completamente demolito. Stava seguendo la definizione di democrazia che [il primo ministro turco] Erdogan ha dato a un giornalista quando era governatore di Istanbul. Ha detto che la democrazia era “come prendere un tram” ci si sta sopra fino alla propria destinazione e poi si scende”. Questo è ciò che ha pensato Morsi. Ha fatto accettare  la sua  pessima costituzione.  Non ha programmato di avere ancora “democrazia” o altre elezioni.”
Tutto ciò può essere  inquietante quando viene ripetuto di continuo da egiziani liberi pensatori comunque perfettamente sensati e ragionevoli. Per esempio, come può un esercito favorevole alla democrazia quando ha accettato tante elezioni finte per i dittatori egiziani – Nasser e poi Sadat e poi Mubarak – e tuttavia interviene per  impedire che il vincitore dell’unica vera elezione presidenziale goda più di un anno di potere ottenuto democraticamente? E’ vero, Morsi ha ricevuto soltanto il 51% dei voti, ma questo è certamente più realistico del 96% dei dittatori che l’esercito ha sempre protetto. Secondo una logica perversa, proprio la continuazione delle dimostrazioni della Fratellanza ora “prova” che i suoi sostenitori non sono democratici; se lo fossero, riconoscerebbero che Morsi non può tornare al potere ora che la gente “appoggia” un nuovo governo a interim scelto dalla maggioranza.
Come finiranno quindi le dimostrazioni della Fratellanza? Forse un appello di Morsi a farlo? E’ improbabile, dal momento che Morsi – dovunque l’esercito lo abbia rinchiuso – ha finora chiaramente rifiutato di fare un tale appello. Se fosse pronto, l’esercito lo avrebbe senza dubbio    liberato proprio perché lo facesse.
Quando l’esercito algerino ha proibito l’ultimo turno elettorale nel 1972 per paura che il loro partito islamista, il Fronte Islamico di salvezza (FIS) avrebbe vinto, ha aperto vasti campi di prigionia nei deserti algerini per incarcerarvi migliaia di sostenitori del FIS senza processarli.
I generali hanno parlato con i loro omologhi in Algeria? Se lo hanno fatto, state sicuri che non parleranno della guerra civile  seguita alle elezioni cancellate del 1992 – e che ha ucciso un quarto di milione di persone.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/werw-four-or-nine-in-egypt-the-deaths-keep-racking-up-and-few-pay-any-attention-by-robert-fisk
Originale: The Indipendent
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0



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