Da Gaza : effetti della rivoluzione egiziana su Gaza

Le foto sono di Rosa Schiano

1 Gaza Youth Breaks Out (GYBO) (da FB)
#Updates #Egypt's Revolution effects on #Gaza
1- After the closure of Rafah crossing for the past 3 days, We could say that Gaza is once again "The biggest prison on earth..
2- A huge number of palestinians are stuck at the deportion room of cairo airport. The authorities refused to allow them in #Egypt and they're not deporting them to Gaza due to the security situation..
3-After the Egyptian distruction of the tunnels between Egypt and Gaza, There is a lack of basic needs in Gaza and if the situation remains like that a bit longer, we're going to witness humanitarian crise.
4- After reading comment of ordinary Egyptians in Facebook pages, We could say that the Egyptian media succeeded in making the Egyptians hate palestine and the palestinians;
PS. There was a huge happiness in Egypt after the closure of Rafah crossing and the distruction of the tunnels.
 1 - Dopo la chiusura del valico di Rafah  potremmo dire che Gaza è ancora una volta "la più grande prigione al mondo ..
2 - Un enorme numero di palestinesi sono bloccati  al Cairo.
3-Dopo la distruzione egiziano dei tunnel tra Egitto e Gaza e, se la situazione permane , stiamo per assistere a una crisi  umanitaria.
4 - Dopo aver letto un commento su FB
si può dire che i media egiziani sono riusciti a far odiare i Palestinesi agli Egiziani;
 
PS. C'era un enorme felicità in Egitto dopo la chiusura del valico di Rafah e la distruzione dei tunnel.
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La crisi egiziana lascia a secco Gaza

Interrotti i rifornimenti di carburante attraverso i tunnels sotterranei. La crisi energetica colpisce tutti i settori economici ed i servizi per i cittadini palestinesi.


Le foto sono di Rosa Schiano
di Rosa Schiano Gaza, 7 luglio 2013, Nena News - Mentre il valico di Rafah rimane chiuso per il terzo giorno consecutivo in entrambe le direzioni, la penuria di carburante nella Striscia di Gaza si e' acuita con l'aggravarsi della crisi politica egiziana. L'esercito egiziano ha infatti interrotto i rifornimenti di carburante attraverso i tunnels sotterranei che collegano Gaza all'Egitto. Una crisi che colpisce tutti i settori economici ed i servizi per i cittadini palestinesi, incluso i servizi di pulizia delle strade e di raccolta dei rifiuti, causando la sospensione degli impianti di pompe fognarie, e colpendo il settore dei trasporti.

E' diminuito drasticamente il numero di macchine e taxi in circolazione. "La crisi è iniziata un mese fa, intorno al 15 giugno le autorità egiziane hanno rafforzato le restrizioni sui tunnels del confine", ci ha spiegato un benzinaio in una delle stazioni di servizio nella zona centrale di Gaza city.

L'interruzione del trasporto di carburante dall'Egitto era stata spesso giustificata con la contemporanea mancanza di carburante in Egitto, mancanza che, ora, si rivela del tutto irreale, dato che a seguito del colpo di stato con cui è stato destituito il presidente Mohammed Morsi, sembra d'improvviso scomparsa.

"La benzina israeliana costa tra i 6 ed i 6,5 shekels (circa 1,30 euro), il doppio rispetto al costo del carburante egiziano, che costa 3 shekels", ci hanno spiegato i lavoratori all'interno delle stazioni di servizio.

Quando ancora vi erano scorte di carburante egiziano, file di auto affollavano le aeree attorno alle stazioni di servizio. Ora le stazioni appaiono vuote, non c'e' carburante egiziano, e non tutti gli autisti possono affrontare il costo del carburante israeliano, ad eccezione di alcuni privati.

La crisi di carburante colpisce direttamente anche la comunità dei pescatori di Gaza. Zacaria Baker, rappresentante del Comitato dei pescatori della Uawc, ci ha riferito che ogni giorno circa 1000 imbarcazioni (tra grandi pescherecci e piccole barche) di solito escono giornalmente in mare, mentre in questo momento vi sono solo due pescherecci che hanno conservato scorte di carburante.

"Durante i 7 anni di assedio sulla Striscia di Gaza, i pescatori hanno subito attacchi con arma da fuoco, arresti, confisca delle barche, l'imposizione di limiti nell'area per la pesca, che attualmente è limitata a 6 miglia dalla costa. Il risultato è che i pescatori non possono avere soldi sufficienti per sostenere le proprie famiglie, e quindi sostenere l'educazione dei propri figli, godere dei servizi sanitar", ha spiegato Baker

"A causa della crisi del carburante - ha proseguito il pescatore - soprattutto a partire dal 1 giugno 2013, i pescatori soffrono maggiormente, sono diventati dei lavoratori a giornata. Circa 4.000 pescatori sono ora fermi ora a causa della mancanza di carburante, e 500 persone che lavorano nel settore ittico al di fuori del mare, come i trasportatori, i venditori perdono il loro lavoro. Fermare la pesca a Gaza significa fermare una fonte di lavoro per Gaza". Il costo del carburante israeliano è alto, ha concluso Baker, "il doppio del carburante egiziano. Dato che i pescatori non possono andare oltre le 6 miglia, e quindi non possono pescare grandi quantità di pesce, non possono coprire il costo per pagare il carburante. Un peschereccio grande ha bisogno di circa 700 litri di carburante, uno medio circa 200 litri e le piccole imbarcazioni circa 40 litri".

La politica israeliana di controllo dei valichi commerciali ha portato ad un punto di crisi. Gaza soffre un blocco sull'entrata di materiali da costruzione e carburante nonché di gas da cucina. Mentre in precedenza, quattro valichi commerciali operavano al confine, le restrizioni sono cominciate ad essere attuate con la chiusura del valico commercial di Nahal Oz da Israele nel 2010, che era dedicato all'importazione di carburante e gas. Con la chiusura del valico nel 2010, tutto il movimento di carburante e gas è stato spostato al valico di Karm Abu Salem (in ebraico Kerem Shalom), che ora provvede alle importazioni di tutti i materiali commerciali che entrano a Gaza, materiali da costruzione, carburante, gas da cucina, ma in quantità non sufficiente a soddisfare tutta la popolazione di Gaza.

In questo modo i tunnels attraverso cui avviene il movimento di beni tra Gaza e l'Egitto rappresentano un vero polmone per la Striscia di Gaza , anche se spesso si sono rivelati fatali a diversi lavoratori che hanno perso la vita a causa dei crolli. Nell'attesa che l'esercito egiziano consenta nuovamente il passaggio del carburante attraverso i tunnels, ci si chiede quanto dureranno le scorte. Le riserve di carburante si stanno esaurendo, e se questa crisi non verrà fermata ne risentiranno anche gli ospedali, la crisi porterà a vari blackout, data la presenza di migliaia di generatori alimentati a benzina. Nena News
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