Ungheria: il cancro nel centro dell’Europa
di John Feffer – 8 giugno 2013
Non c’è il passo dell’oca nelle strade. Non ci sono coprifuochi o censure esplicite o leggi marziali. I caffè, in realtà, sono pieni di gente felice e ridente. I turisti continuano a inondare il paese.
Se non parlate ungherese e non parlate con ungheresi potreste visitare Budapest e credere di trovarvi semplicemente in un’altra splendida città europea. Certo, sembra che ci sia un numero inconsueto di senzatetto. E potreste incrociare alcuni dimostranti qui e là. Ma in superficie apparentemente in Ungheria tutto risulta normale.
Non è normale. C’è qualcosa di tremendamente sbagliato in Ungheria. Peggio, quello che non va in Ungheria non è unico in Europa. Ciò che sta consumando una società libera in Ungheria si è metastatizzato. Questo stesso cancro è presente altrove sul continente, anche se non è arrivato all’attenzione dei diagnosti.
Quando ero in Ungheria, nel 1990, l’Alleanza dei Giovani Democratici (FIDESZ) era un partito esuberante che si vantava della sua politica “radicale, liberale e alternativa”. All’epoca poteva esserne membro solo chi aveva meno di 35 anni. Ricordo di aver giocato a calcio in un campo estivo del partito presso un lago e di aver trovato che i membri erano, nel complesso, un mucchio ristoratore di attori politici esuberanti. Anche se non ero d’accordo con tutto ciò a favore di cui il partito era schierato, ne apprezzavo decisamente lo stile. Particolarmente attraenti erano i manifesti elettorali del partito. Uno di esso mostrava due foto di un bacio; tra due dinosauri comunisti, Leonid Brezhnev e Erich Honecker, e tra due giovani, attraenti ungheresi. “Fate la vostra scelta”, diceva la scritta. La FIDESZ aveva conquistato quasi il nove per cento dei voti quell’anno.
Oggi la FIDESZ non è più né liberale né alternativa. Non è più il partito dei giovani. Ed è lungi dall’essere irriverente. Dopo una costante marcia a destra, guidata dall’attuale primo ministro Viktor Orban, è diventata il partito dell’ortodossia. Ubriaca di potere la FIDESZ è ora avvinta in un bacio con l’autoritarismo.
Nelle ultime elezioni nazionali del 2010 ha conquistato più del cinquanta per cento dei voti. Con alleati come il Jobbik, un partito ancora più a destra, il governo del primo ministro Viktor Orban controlla due terzi del parlamento ungherese. Può approvare qualsiasi legge voglia. Può persino modificare la costituzione ungherese.
Di fatto il governo Orban ha introdotto una nuova costituzione poco dopo aver assunto il potere. Ha successivamente fatto passare quattro gruppi di modifiche a tale costituzione. In essenza, quando la corte costituzionale del paese ha bocciato leggi chiave della FIDESZ, il partito ha semplicemente ottenuto il suo obiettivo cambiando la costituzione.
Non fraintendiamo: la FIDESZ resta popolare. Conserva una vasta guida su una varietà di partiti d’opposizione (sebbene, con le prossime elezioni a distanza ancora di un anno, tale guida sembri in qualche misura ridursi). Critici sostengono che il controllo del partito dominante sui media contribuisce a mantenerne l’immagine positiva. Il governo ha sostituito i capi della radio e televisione e delle agenzie di stampa pubbliche con propri pupazzi. Una nuova legge sui media consente a chiunque, anche anonimamente, di presentare denunce contro un giornale, un sito web o una stazione televisiva con sanzioni potenzialmente pesanti valutate da un Comitato dei Media i cui membri provengono tutti dalla FIDESZ.
Per rafforzare il proprio sostegno la FIDESZ enfatizza il nazionalismo ungherese. Ha creato una Giornata dell’Unità Nazionale per ricordare il Trattato di Trianon (che ridusse di due terzi il territorio ungherese nel 1920) e ha cominciato a riabilitare il regime dittatoriale dell’ammiraglio Horty (la cui foto firmata Adolf Hitler teneva sulla propria scrivania come ispirazione). Il programma sociale della FIDESZ vira anch’esso a destra, con il suo tentativo di dichiarare illegali i senzatetto, di ridefinire il matrimonio come solo tra un uomo e una donna e di attuare una legge da “difendi il tuo spazio” per consentire ai proprietari di armi di usarle per proteggere la propria proprietà.
L’altra faccia di tale nazionalismo è il razzismo e la xenofobia. “Una parte significativa dei Rom è inadatta alla convivenza” ha scritto il cofondatore della FIDESZ Zsolt Bayer. “Questi Rom sono animali, e si comportano da animali … A questi animali non dovrebbe essere consentito di esistere.” Anche se Orban ha personalmente dichiarato tolleranza zero nei confronti dell’antisemitismo, il suo ministero dell’istruzione ha formulato raccomandazioni di autori antisemiti nei programmi scolastici. E’ popolare per i “patrioti” ungheresi dichiararsi “veri ungheresi” in contrapposizione a tutti quelli che non soddisfano i loro criteri di purezza, cioè gli stranieri, le minoranze e i burocrati europei.
Con la sua schiacciante maggioranza politica, la FIDESZ ha anche tentato di usare lo stato come meccanismo per arricchire i propri membri e amici. Lo scandalo più recente riguarda le sigarette. Il governo ha introdotto un sistema di licenze per le vendite di tabacco che prescrive ai magazzini e ai singoli di presentare domanda per vendere sigarette. Il numero complessivo dei venditori scenderà da 40.000 a 7.000. Non sorprende che molte di queste lucrose licenze siano andate a membri e sostenitori della FIDESZ.
Ci sono state proteste contro questo putsch democratico: di studenti, attivisti senzatetto, giornalisti, parlamentari. Ma c’è anche paura. La FIDESZ gioca sporco. Il partito intende restare al potere il più a lungo possibile, e non tollera dissensi.
Tutti gli elementi illiberali che hanno fatto dell’Ungheria un’attuale bestia nero sono presenti altrove in Europa. L’interferenza statale sui media è diventata comune nell’era Berlusconi. La xenofobia e il razzismo sono elementi essenziali dei partiti di estrema destra che hanno guadagnato terreno dovunque, dalla Grecia (Alba Dorata) alla Svezia (Partito Democratico) e anche partiti conservatori tradizionali hanno amoreggiato con il sentimento contro gli immigrati. Gli scandali di corruzione hanno travolto governi in Spagna, Slovacchia, Romania e Francia, tra gli altri paesi.
Né l’autoritarismo politico è monopolio dell’Ungheria. I fratelli Kaczynski portarono la Polonia sull’orlo dell’autoritarismo e Jaroslaw Kaczynski spera ancora di tornare al potere e di attuare lo stesso programma della FIDESZ. In Bulgaria Boyko Borisow ha un approccio simile alla politica anche se privo della maggioranza parlamentare per attuarlo. Robert Fico in Slovacchia, Vaclav Klaus nella Repubblica Ceca e numerosi altri leader dell’ex Jugoslavia hanno mostrato anch’essi una tendenza all’assolutismo.
Quello che rende diversa l’Ungheria è che tutti questi elementi si sono uniti in una “tempesta perfetta” di illiberalità.
Né l’impulso a destra dell’Ungheria è soltanto il risultato di pochi individui carismatici. In Ungheria, come più in generale in Europa, il liberalismo si è sostanzialmente scavato la tomba da sé. Il modello economico liberale ha prodotto ricchezza per alcuni, incertezza per i più ed estrema povertà per una crescente minoranza. Il modello politico liberale ha prodotto una cleptocrazia in avvicendamento; ogni partito che sale al potere cerca di utilizzare la macchina dello stato per arricchire i propri sostenitori. E il modello sociale liberale ha incoraggiato un individualismo che ha eroso la solidarietà a livello della famiglia, del quartiere e della comunità che tradizionalmente aiutava le persone a superare i tempi difficili.
Non sorprende, quindi, che ‘liberale’ sia diventato una parola sporca e che movimenti come FIDESZ abbiano invaso il vuoto creato dai fallimenti economici e politici di un’ideologia che un tempo aveva promesso così tanto per la regione. I dirigenti europei dovrebbero davvero preoccuparsi per la diffusione di questo cancro che proviene da Budapest. Potrebbero pensare che le loro durature istituzioni liberali servano da sistema immunitario sufficientemente forte. Ma una crisi economica continua e una fede declinante nella democrazia offrono tutte le giuste condizioni per la crescita di tali malignità.
John Feffer è codirettore di Foreign Policy In Focus (www.fpif.org) e dell’Institute for Policy Studies. Suoi articoli e libri sono reperibili all’indirizzo www.johnfeffer.com. Il suo libero più recente è ‘Crusade 2.0’ [Crociata 2.0] (City Lights, 2012).
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/the-cancer-in-the-middle-of-europe-by-john-feffer
Originale: the hankyoreh
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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