Turchia: "Un albero è morto, e si è svegliata una nazione" Video
di Emanuela Pergolizzi
Le parole del poeta Nazim Hikmet sono l'immagine perfetta dei
violentissimi scontri in atto a Istanbul tra la polizia e gli attivisti
accampati dal 28 maggio nel Parco Gezi, angolo verde del quartiere di
Beyoglu, per manifestare contro la costruzione di un maxi-centro
commerciale.
Centinaia di feriti, arrestati e sembra due morti, ma i numeri sono tutti ancora da accertare.
La pacifica manifestazione contro la cementificazione selvaggia e
la speculazione edilizia in corso da anni a Istanbul si sono trasformate
in poche ore in un violento movimento di protesta contro le politiche
sempre più autoritarie del governo di Erdogan.
La rivolta è ormai nazionale: da Ankara a Izmir, da Mersin ad Adana, il flusso dei manifestanti è inarrestabile.
Gridano allo scandalo le associazioni civili per le terribili
violenze messe in atto dalla polizia: cannoni d'acqua, spry al
peperoncino, lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo.
Migliaia le immagini agghiaccianti che circolano sui social
media, come la storia di un ragazzo di 23 anni colpito da un
lacrimogeno e picchiato a sangue dalla polizia mentre si tiene
aggrappato al tronco di un albero.
Suonano terribili, davanti a questa scena, la dichiarazione di
alcune fonti giornalistiche turche secondo cui Erdogan avrebbe criticato
il capo della polizia di Istanbul, definendo troppo "leggero"
l'approccio verso i manifestanti.
Nel frattempo, ieri, una controversa decisione del Tribunale di
Istanbul ha frettolosamente annunciato il ritiro dell'autorizzazione
alla costruzione del centro commerciale.
La decisione, secondo molti, sarebbe l'ennesima
dimostrazione della debolezza del potere giudiziario in Turchia,
marionetta agli ordini dell'autoritario esecutivo di Erdogan.
Ma le proteste continuano e c'è chi dice di aver sentito, per tutta
la notte, un tintinnio di pentole attraversare la città da casa a casa,
quartiere per quartiere, senza sosta.
Stamattina, poco dopo il sorgere del sole, decine di migliaia di
manifestanti hanno spontaneamente occupato uno dei due ponti sospesi sul
Bosforo, in un'immagine dalla bellezza e suggestività senza precedenti.
Questa volta il Partito della Giustizia e dello Sviluppo del premier potrebbe aver fatto male i suoi conti.
Nonostante le difficoltà incontrate dai giornalisti nel riprendere gli eventi, il tam tam di immagini, commenti e riprese video hanno già fatto il giro del mondo.
Un pericoloso boomerang per l'immagine della Turchia, ma
soprattutto per il governo, già da tempo nel mirino delle critiche sulla
violazione dei diritti civili e della libertà di stampa.
1 giugno 2013
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