Resistenza, coraggio e nonviolenza. Un progetto 8 per mille nella valle del Giordano


Riforma, 7 giugno 2013
Mahmoud e Sawsan H.J. Hamamda a Torino
Nella valle del Giordano e nelle colline a Sud di Hebron, dove coloni, polizia e soldati israeliani de- moliscono case, sottraggono acqua e pascoli, impediscono gli spostamenti di persone e merci ed evacuano i palestinesi, si esercita una resistenza palestinese nonviolenta.
Osservare lo stato dei diritti umani, potenziare le strategie della società civile palestinese documentando le violazioni, rafforzare il ruolo della legge e l’accesso alla giustizia sono gli obiettivi del progetto «Monitoraggio diritti umani nella Valle del Giordano» promosso da Nova-centro di innovazione sociale (Barcellona), l’Istituto per la nonviolenza attiva, Rete ECO-Ebrei contro l’occupazione, UNDP, il programma ONU di assistenza al popolo palestinese, insieme a YWCA-UCDG, sostenuto da un finanziamento «Otto per mille» valdese.
Nel 2012 i promotori nella valle del Giordano hanno incontrato le comunità di Ein el Beida, Bardala, Al Aluja, Al Jiftlik, raccolto documentazione sull’area e, insieme ai Comitati popolari, aperto alcune procedure legali. Perché continuare a raccontare tutto questo? Perché le strategie adottate per spingere i palestinesi ad andarsene continuano a incontrare forme di resistenza. Esiste un conflitto a bassa tensione fra i palestinesi e i coloni, sostenuti dallo Stato di Israele e dall’esercito. A chi sostiene i palestinesi, che siano stranieri o cittadini israeliani, il governo di Israele impedisce di accedere ai territori occupati; in questo modo, tra l’altro, riesce a tacciare la versione palestinese dei fatti di essere falsa, per assenza di convalida esterna.
Il viaggio nella valle del Giordano è stato documentato da fotografie, una parte delle quali è stata stampata e messa in mostra a Torino presso la chiesa valdese e a Torre Pellice nella Galleria Scroppo; qui tutte le foto, che documentano soprattutto la guerra dell’acqua nella valle del Giordano, compresa in quella che gli accordi di Oslo definiscono «Area C» della Cisgiordania, sono state anche proiettate.
Per una felice coincidenza questo progetto nella sua fase espositiva ha potuto essere intrecciato con un viaggio in Italia organizzato da Luisa Morgantini, con Assopace Palestina, di due attivisti palestinesi, Mahmoud e Sawsan H.J. Hamamda, padre e figlia. Essi sono di Al Mufaqqarah, uno dei villaggi delle colline a sud di Hebron che Israele vuole evacuare; Mahmoud è pastore, mentre Sawsan, giovane donna di 22 anni, studia Scienze sociali all’università sperando di essere utile alla causa del suo villaggio e del suo popolo. Rete-Eco ha preso parte alle iniziative a Milano, Torino e Torre Pellice; a Torino ha cooperato ACMOS, a Torino e Torre Pellice YWCA e volontari di Operazione Colomba.
Mahmoud e Sawsan sono impegnati nella resistenza non violenta. Quando nel novembre del 2011 la loro casa è stata distrutta, Sawsan è stata arrestata e tenuta in prigione per dieci giorni; è stata rilasciata anche grazie alla pressione delle organizzazioni israeliane contro l’occupazione, le stesse che in precedenza si erano opposte all’evacuazione totale dalla zona. L’obiettivo di Mahmoud e degli abitanti del villaggio è quello di restare abbarbicati alla loro terra. Per prevenire la cacciata, Mahmoud ha dovuto rinunciare al lavoro in Israele e tornare a fare il pastore.
Ma la terra si riduce sempre più per l'espandersi delle colonie, il numero dei coloni cresce a dismisura mentre i palestinesi sono «incoraggiati» ad andarsene. Israele nega ai palestinesi in area C quello che per i coloni è riconosciuto automaticamente come diritto: costruire case, avere accesso alla rete elettrica, idrica e stradale. Così Mahmoud e la sua famiglia vivono in una grotta. L’acqua deve essere comprata da autocisterne per 8 mesi all’anno, quando non piove. Hanno subìto avvelenamento dei pascoli e dei pozzi e confisca del gregge.
Con questo genere di progetti la chiesa valdese obbedisce alla sua vocazione profetica sostenendo i palestinesi che cercano di resistere e le poche associazioni di israeliani e di ebrei che sono dalla loro parte, opponendosi alle politiche governative che dal 1967 perseguono l’occupazione.


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