Mohammed Al-Dura: negazionisti e onestà giornalistica di Michael Warschawski
Leggendo i giornali, la mia
reazione iniziale è stata di nausea: come si può negare qualcosa che
milioni di persone hanno visto in diretta tv nel dicembre 2000? Poi ho
ricordato Faurisson e i “negazionisti dell’Olocausto”: se c’è gente che
può negare il massacro di milioni di persone, perché un altro
malintenzionato non potrebbe negare l’omicidio di un bambino?
La seconda reazione è stata
più sottile: oltre 1.300 bambini palestinesi sono stati uccisi
dall’esercito israeliano durante la sanguinosa operazione di
riconquista, battezzata “Seconda Intifada”. Il fatto che la discussione
pubblica si sia focalizzata su un bambino solo, Mohammed Al-Dura,
potrebbe mettere in un angolo il dibattito su un massacro di massa. Per
cui non dovremmo chiudere il terribile dibattito su un caso unico che
porterebbe a cancellare l’intero quadro?
Tuttavia, sono due le
ragioni per cui dobbiamo reagire e non lasciare questa grande bugia
israeliana senza risposta. La prima concerne la dignità del cameraman
palestinese, Talal Abu Rahma, che ha ripreso l’omicidio, e di Charles
Enderlin, il noto giornalista francese della tv France2, e la stessa
emittente tv che ha mostrato il servizio e ha difeso il suo
corrispondente. Hanno fatto il loro mestiere di giornalisti e devono
essere difesi per essere andati fino in fondo nonostante le pressioni.
La seconda ragione
è connessa al fenomeno più ampio della “negazione politica”: i turchi
negano il genocidio degli armeni, Israele nega la Nakba palestinese, i
fascisti negano il genocidio degli ebrei durante la Seconda Guerra
Mondiale. La negazione politica e la riscrittura della storia sono un
mezzo che il potente usa per dettare legge e imporre la propria
legittimazione. E’ anche un mezzo per fermare i giornalisti e gli
storici dal fare il proprio lavoro in maniera professionale.
All’epoca dell’omicidio di
Mohammed, Israele non negò i fatti: l’uccisione di bambini erano cosa
comune tra il 2000 e il 2004, che nessuno ha mai provato a difendere
l’immagine dell’esercito israeliano. Più tardi, una commissione
d’inchiesta dell’esercito ha concluso che, visto che nel luogo dove
Mohammed è morto si stava verificando un duro scontro a fuoco tra
soldati israeliani e combattenti palestinesi, non era chiaro se il
bambino fosse stato ucciso da proiettili palestinesi o israeliani.
La campagna negazionista
è cominciata in Francia con Philippe Karsenty, deciso a lanciare la sua
personale crociata contro Charles Enderlin e France 2. Dopo mesi di
fango e false accuse al giornalista francese, la questione è giunta di
fronte al tribunale. All’inizio, Karsenty è stato riconosciuto colpevole
di diffamazione contro Enderlin. Dopo la Corte Suprema francese, senza
prendere una posizione sul fatto in sé, ha sentenziato che le accuse di
Karsenty erano state fatte in buona fede.
La campagna, tuttavia non
è terminata e in centinaia di pubblicazioni le accuse hanno raggiunto la
follia: Mohammed al-Dura è stato ucciso da suo padre o, addirittura,
non è mai esistito!
Con un ritardo di 13 anni,
la gang di Netanyahu sta ora partecipando alla campagna negazionista e
la loro nuova commissione d’inchiesta sta mettendo in dubbio la
professionalità e l’integrità di Charles Enderlin e di France 2.
Caro Charles, Netanyahu,
Lieberman e i loro colleghi che parlano di integrità non sono
così diversi da Richard Nixon che parla di verità o Joseph Mobutu che
tratta di diritti umani. Non perdere tempo a difenderti da loro e,
invece, continua con il tuo lavoro con la stessa professionalità e
racconta al mondo la verità sull’occupazione coloniale israeliane e sui
suoi effetti criminali.
Michael Warschawski
Alternative Information Center
Alternative Information Center
INVIATO DA AICITALIANO IL LUN, 03/06/2013 – 07:25
http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/mohammed-al-dura-negazionisti-e-onest%C3%A0-giornalistica
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