Mini: il governo trasforma l’esercito in un commerciante d’armi
Il generale Fabio Mini ha denunciato in modo molto duro una norma
contenuta nel secondo decreto sulla semplificazione che sarà discusso
domani dal governo Letta. All’interno del nuovo articolato è prevista
una modifica al Codice dell’ordinamento militare, che prevede che la
Difesa possa “svolgere per conto di Stati esteri attività di supporto
tecnico-amministrativo ovvero contrattuale per l’acquisizione di
materiali di armamento prodotti dall’industria nazionale”. Una revisione
dell’attuale disciplina che secondo il generale Mini potrebbe avere
effetti molto profondi. Secondo il comandante della missione Nato in
Kosovo infatti il ruolo del ministero della Difesa muterebbe in modo
definitivo, trasformandolo in una sorta di commerciante d’armi
dell’industria bellica nazionale, e così istituzionalizzando il
conflitto di interessi di Finmeccanica.
Al “Fatto Quotidiano” Mini racconta come la promozione delle armi italiane da parte dell’esercito sia ormai una prassi consolidata, spesso ripagata con lussuosi contratti di consulenza una volta terminata la carriera all’interno dell’esercito. “L’approvazione di questa norma ufficializzerebbe una prassi consolidata, ma sottaciuta, che ha sempre visto i nostri generali, in missione all’estero come rappresentanti militari o comandanti di operazioni, attivamente impegnati in attività di promozione e intermediazione per la vendita di armamenti italiani ai governi locali. Anche a me, quando ero rappresentante militare italiano a Pechino, veniva chiesto di promuovere la tecnologia militare italiana presso il governo cinese, ma lo feci con pessimi risultati. Non conosco colleghi che non l’abbiano fatto, e molti, quelli che io chiamo ‘piazzisti’, hanno costruito così le loro carriere e le loro ricchezze”.
Il generale Fabio Mini svela inoltre il “gigantesco” conflitto di interessi che legherebbe l’esercito a Finmeccanica, la principale industria bellica del paese, a maggioranza statale. Secondo l’ex capo missione della Nato in Kosovo infatti i vertici militari del nostro paese che riescono a “piazzare” tramite le loro sponsorizzazioni le armi alle nazioni estere sono poi lautamente ricompensati. “ Tutti i capi di stato maggiore sono ‘nominati’ da Finmeccanica, a volte perfino i ministri della Difesa, come dimostra il caso Di Paola. Ma penso anche al suo amico Venturoni”. Il generale Mini rimarca un’altra novità pericolosa della nuova normativa, ovvero la possibilità per le aziende del nostro paese di vendere armi a nazioni in guerra, non democratiche e che non rispettano i valori fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, come vieta esplicitamente la legge 185 del 1990.
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Al “Fatto Quotidiano” Mini racconta come la promozione delle armi italiane da parte dell’esercito sia ormai una prassi consolidata, spesso ripagata con lussuosi contratti di consulenza una volta terminata la carriera all’interno dell’esercito. “L’approvazione di questa norma ufficializzerebbe una prassi consolidata, ma sottaciuta, che ha sempre visto i nostri generali, in missione all’estero come rappresentanti militari o comandanti di operazioni, attivamente impegnati in attività di promozione e intermediazione per la vendita di armamenti italiani ai governi locali. Anche a me, quando ero rappresentante militare italiano a Pechino, veniva chiesto di promuovere la tecnologia militare italiana presso il governo cinese, ma lo feci con pessimi risultati. Non conosco colleghi che non l’abbiano fatto, e molti, quelli che io chiamo ‘piazzisti’, hanno costruito così le loro carriere e le loro ricchezze”.
Il generale Fabio Mini svela inoltre il “gigantesco” conflitto di interessi che legherebbe l’esercito a Finmeccanica, la principale industria bellica del paese, a maggioranza statale. Secondo l’ex capo missione della Nato in Kosovo infatti i vertici militari del nostro paese che riescono a “piazzare” tramite le loro sponsorizzazioni le armi alle nazioni estere sono poi lautamente ricompensati. “ Tutti i capi di stato maggiore sono ‘nominati’ da Finmeccanica, a volte perfino i ministri della Difesa, come dimostra il caso Di Paola. Ma penso anche al suo amico Venturoni”. Il generale Mini rimarca un’altra novità pericolosa della nuova normativa, ovvero la possibilità per le aziende del nostro paese di vendere armi a nazioni in guerra, non democratiche e che non rispettano i valori fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, come vieta esplicitamente la legge 185 del 1990.
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